Usa, perché l’incognita Biden complica i conti della Fed
Il Presidente americano corre per la rielezione. L’esposizione mediatica di questi giorni dei colloqui con il Presidente cinese Xi possono solo momentaneamente far passare in secondo piano il fatto che Biden appaia in difficoltà sul fronte interno – i più recenti sondaggi lo danno sfavorito - anche a causa di una percezione negativa delle sue performance sul fronte dell’economia
di Donato Masciandaro
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La Fed dice che fare quadrare i conti della politica monetaria è complicato a causa dell’incertezza, dice una mezza verità. Perché se è vero che il clima geopolitico non volge affatto al sereno, le nubi dipendono dall’incognita Biden, con i suoi riflessi sulle scelte di Powell e colleghi.
Il Presidente americano corre per la rielezione. L’esposizione mediatica di questi giorni dei colloqui con il Presidente cinese Xi possono solo momentaneamente far passare in secondo piano il fatto che Biden appaia in difficoltà sul fronte interno – i più recenti sondaggi lo danno sfavorito - anche a causa di una percezione negativa delle sue performance sul fronte dell’economia. Ed allora, quale sarà la politica monetaria gradita al Presidente americano, e quanto questo condizionerà le scelte della Fed?
Qualche giorno fa il Presidente della Fed ha ripetuto il ritornello che oramai economia e mercati sanno a memoria dallo scorso settembre: i tassi sono fermi, ma sono pronti a risalire. È un ritornello giustificato dallo stato dell’economia americana? I falchi danno una risposta positiva.
L’aumento dei tassi di interesse base dal marzo del 2022 ad oggi è stato di 525 punti base, portando il loro livello al massimo dal 2007. Ciononostante, l’economia americana sembra galoppare: i dati dell’ultimo trimestre segnalano una crescita che, su base annuale, registra un aumento di quasi il cinque per cento. È un galoppare vigoroso. Il cronometro è quello della crescita potenziale degli Stati Uniti. Negli ultimi centotrenta anni, il valore medio della crescita potenziale americana è stato del due per cento. Certo, è un cronometro che va usato con cautela. Ma il dato rimane.
Quindi l’economia corre, nonostante venti mesi di politica monetaria restrittiva. La ragione? I falchi la vedono nell’eccesso di creazione monetaria. La straordinaria immissione di liquidità del periodo pandemico ha aumentato sia il risparmio delle famiglie, sia le disponibilità delle imprese e del settore bancario e finanziario.









