Usa ed Europa sempre più lontani: così il mondo vive una vera rivoluzione
Le analisi di Adriana Castagnoli e Sergio Fabbrini
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Il periodo che stiamo vivendo è rivoluzionario. Gli Usa attraversano una metamorfosi che potrebbe cambiarne profondamente le caratteristiche e che li allontana dall’Europa. Emergono, poi, potenze e medie potenze sempre più ambiziose con governi autocratici. Questo fa dell’Europa il “continente-isola” in cui i principi liberal-democratici non vengono rimessi in discussione, nonostante l’ondata ritornante di nazionalismo. E questo impone di non abbandonare l’Ucraina: su questo fronte si gioca il futuro del nostro continente.
Le riflessioni sono emerse nel corso del confronto su “L’Europa tra minacce e opportunità” che si è svolto nel corso del Festival dell’Economia di Trento e che ha visto protagonisti Adriana Castagnoli, docente all’università di Torino e componente del Comitato scientifico dello stesso Festival, e Sergio Fabbrini, docente all’università Luiss Guido Carli.
La cronaca di queste settimane è travolgente. La presidenza di Donald Trump ha, infatti, operato da acceleratore di processi in corso da tempo mettendo l’Europa di fronte a scelte accantonate da decenni e rendendo concreta e visibile a tutti la creazione di nuovi equilibri a livello mondiale.
«La presidenza Trump – ha spiegato Fabbrini – segna un cambiamento strutturale degli Usa che si allontana sempre di più dall’Europa, anche nella composizione delle classi dirigenti. Con un Governo che ha una componente tecno-religiosa sempre più marcata».
«Del resto – ha sottolineato Castagnoli – già negli anni Novanta in ambienti americani si è diffusa la percezione dell’Europa come potenziale nemico/avversario. Percezione che è stata rafforzata dall’11 settembre e dall’avvento dell’euro. In questo clima si è rafforzata l’idea di dover operare una svolta che vedeva come centro la sicurezza anche a costo del possibile sacrificio di diritti».



