Festival dell’economia di Trento

Usa ed Europa sempre più lontani: così il mondo vive una vera rivoluzione

Le analisi di Adriana Castagnoli e Sergio Fabbrini

di Jean Marie Del Bo

3' di lettura

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Il periodo che stiamo vivendo è rivoluzionario. Gli Usa attraversano una metamorfosi che potrebbe cambiarne profondamente le caratteristiche e che li allontana dall’Europa. Emergono, poi, potenze e medie potenze sempre più ambiziose con governi autocratici. Questo fa dell’Europa il “continente-isola” in cui i principi liberal-democratici non vengono rimessi in discussione, nonostante l’ondata ritornante di nazionalismo. E questo impone di non abbandonare l’Ucraina: su questo fronte si gioca il futuro del nostro continente.

Le riflessioni sono emerse nel corso del confronto su “L’Europa tra minacce e opportunità” che si è svolto nel corso del Festival dell’Economia di Trento e che ha visto protagonisti Adriana Castagnoli, docente all’università di Torino e componente del Comitato scientifico dello stesso Festival, e Sergio Fabbrini, docente all’università Luiss Guido Carli.

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La cronaca di queste settimane è travolgente. La presidenza di Donald Trump ha, infatti, operato da acceleratore di processi in corso da tempo mettendo l’Europa di fronte a scelte accantonate da decenni e rendendo concreta e visibile a tutti la creazione di nuovi equilibri a livello mondiale.

«La presidenza Trump – ha spiegato Fabbrini – segna un cambiamento strutturale degli Usa che si allontana sempre di più dall’Europa, anche nella composizione delle classi dirigenti. Con un Governo che ha una componente tecno-religiosa sempre più marcata».

«Del resto – ha sottolineato Castagnoli – già negli anni Novanta in ambienti americani si è diffusa la percezione dell’Europa come potenziale nemico/avversario. Percezione che è stata rafforzata dall’11 settembre e dall’avvento dell’euro. In questo clima si è rafforzata l’idea di dover operare una svolta che vedeva come centro la sicurezza anche a costo del possibile sacrificio di diritti».

Un clima, questo, che vede nel vicepresidente JD Vance la figura politica di punta. E in Peter Thiel, fondatore di PayPal, l’eminenza grigia.

La stessa Europa, in ogni caso, è attraversata da pulsioni nazionaliste che producono effetti politici in ogni Paese. «Tutto questo – ha spiegato Fabbrini – con una contraddizione di fondo. Nessun Paese europeo può competere da solo con gli Usa o con la Cina. Chi vuole difendere i singoli interessi nazionali dovrebbe, dunque, guardare alla dimensione europea come naturale strumento per raggiungere i propri risultati. Proprio l’Unione europea, del resto, è nata come antidoto a nazionalismi tragici e sterili e ci ha salvato da guerre e conflitti».

«Questo proprio mentre gli Usa – ha rimarcato Castagnoli – considerano gli europei come coloro che hanno derubato gli americani, dimenticando lo strapotere Usa negli interscambi di servizi digitali e che la Ue è il principale finanziatore del rilevante debito pubblico americano. È evidente, dunque, che ci muoviamo in una fase di trasformazione nella quale emergono nuove potenze, come la Turchia, e si modificano rapporti che apparivano consolidati nel tempo. L’Europa ha, per esempio, la necessità di ridefinire i rapporti con la Cina che si presenta sempre di più come un soggetto affidabile e rispettoso degli altri Paesi. E di porsi, proprio come Europa, come punto di riferimento per il Sud globale nella costruzione di rapporti paritari che, per esempio, abbiamo saputo creare fra i nostri Paesi».

Sullo sfondo la guerra in Ucraina che insanguina il continente europeo e che sembra arrivata a un bivio fra possibile disimpegno americano e necessità di evitare un trionfo politico-militare russo con un nuovo ruolo europeo.

«In Ucraina – ha affermato Fabbrini – si gioca il futuro dell’Europa. Ma qui ritorna il tema della difesa europea. Con la necessità di migliorare le regole per prendere le decisioni e di un ruolo determinante delle leadership».

«Si tratta di difendere dalle minacce – ha spiegato Castagnoli – i Paesi che sono più vicini alla Russia e che hanno il ricordo del passato dominio sovietico. Certo l’invasione russa dell’Ucraina ha rafforzato la Nato con nuovi ingressi, ma il futuro, vista l’evoluzione politica americana, sta davvero in una difesa europea».

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