Nel Pacifico orientale

Usa, continua la campagna di attacchi a sospetti narcotrafficanti

L’esercito statunitense ha dichiarato di aver colpito un’imbarcazione «gestita da organizzazioni terroristiche designate» che non ha identificato, aggiungendo due vittime alla lista delle oltre 200 uccise in questo tipo di attacchi da settembre.

di Elisa Rigamonti

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Giovedì gli Stati Uniti hanno nuovamente attaccato un’imbarcazione accusata di contrabbando di droga che navigava nell’Oceano Pacifico orientale, uccidendo due persone. L’offensiva è parte di una campagna in corso contro presunti trafficanti in America Latina. L’esercito non ha fornito prove che l’imbarcazione trasportasse droga.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

In un post su X il Comando Sud degli Stati Uniti ha affermato: «Le informazioni dei servizi segreti hanno confermato che l’imbarcazione stava transitando lungo rotte note per il traffico di droga nei Caraibi ed era coinvolta in operazioni di traffico di stupefacenti». Il video allegato al post mostra l’imbarcazione sfrecciare sull’acqua prima di essere colpita e andare in fiamme. Sei uomini sono sopravvissuti, ma il Pentagono non ha chiarito se la guardia costiera americana sia riuscita a soccorrere loro o i due sopravvissuti dell’attacco di martedì, che ha ucciso una persona. L’operazione Southern Spear (lancia meridionale), volta a contrastare il narcotraffico verso gli Stati Uniti, conta ora 65 attacchi a imbarcazioni nell’Oceano Pacifico orientale e nel Mar dei Caraibi, per un totale di almeno 211 vittime.

Loading...

Il primo attacco e il double tap

L’amministrazione Trump ha iniziato a intraprendere azioni militari contro coloro che definisce «narcoterroristi» oltre nove mesi fa: la prima offensiva contro un’imbarcazione sospettata di narcotraffico risale al 2 settembre 2025, e rimane la più controversa per la metodologia del double tap, ossia doppio colpo. L’attacco è infatti avvenuto in due momenti, inizialmente uccidendo nove persone e lasciando due sopravvissuti aggrappati ai resti dell’imbarcazione ormai distrutta. L’esercito statunitense ha poi proseguito l’offensiva, uccidendo entrambi i sopravvissuti.

All’epoca il presidente Donald Trump aveva dichiarato, senza fornire prove, che l’imbarcazione trasportava droga, era partita dal Venezuela ed era gestita dalla gang «Tren de Aragua». La Casa Bianca ha insistito che l’attacco ai sopravvissuti fosse stato effettuato «per legittima difesa», per garantire la distruzione dell’imbarcazione e in conformità con le leggi dei conflitti armati. Karoline Levitt, portavoce della Casa Bianca, ha attribuito l’ordine del secondo attacco all’ammiraglio della marina degli Stati Uniti Frank Mitchell Bradley, che è stato promosso in seguito all’operazione. Tuttavia, alcuni studiosi di diritto hanno affermato che un secondo attacco verso i sopravvissuti è da considerarsi illegale in qualsiasi circostanza, indipendentemente dall’esistenza o meno di un conflitto armato.

I critici: «Uccisioni extragiudiziali»

In seguito a questa prima operazione militare, i senatori democratici hanno scritto una lettera alla Casa Bianca lamentando la mancanza di legittime giustificazioni giuridiche, sottolineando come le forze armate statunitensi non siano «autorizzate a dare la caccia a presunti criminali e ucciderli senza processo». Gli attacchi alle imbarcazioni però sono proseguiti: Trump ha affermato che in seguito a questi, grandi sacchi di cocaina e fentanyl erano sparsi ovunque nell’oceano, ma né l’esercito né la Casa Bianca hanno diffuso immagini a sostegno della dichiarazione.

Molti senatori e organizzazioni umanitarie hanno continuato a mettere in discussione la legalità delle operazioni, descrivendole come un potenziale abuso di potere da parte dell’esecutivo. Nonostante questo, l’8 ottobre i senatori repubblicani hanno respinto una proposta di legge che avrebbe obbligato il presidente a chiedere l’autorizzazione del Congresso prima di sferrare ulteriori attacchi militari. Il 31 ottobre il responsabile dei diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Türk, ha chiesto l’avvio di un’indagine sulle offensive americane, dichiarando: «Gli Stati Uniti devono porre fine a tali attacchi e adottare tutte le misure necessarie per impedire l’uccisione extragiudiziale delle persone a bordo di queste imbarcazioni».

L'attacco

Una guerra alle overdose di dubbia efficacia

Trump ha affermato più volte che gli Stati Uniti sono in «conflitto armato» con i cartelli dell’America Latina e ha giustificato gli attacchi come un’escalation necessaria per arginare il flusso di droga verso gli Stati Uniti e le overdose mortali che mietono vittime tra i cittadini americani. Oltre a contestare la legalità complessiva di queste operazioni militari, i critici dell’amministrazione dubitano della loro efficacia nel prevenire la perdita di vite statunitensi. Parte dell’argomentazione si basa sul fatto che il fentanil, responsabile di circa 60% delle morti per overdose negli Stati Uniti, viene tipicamente trafficato via terra dal Messico.

«Per ogni imbarcazione che distruggiamo, salviamo 25.000 vite americane» ha dichiarato Trump. Ma tra febbraio 2025 e gennaio 2026, i centri per il controllo e la prevenzione delle malattie statunitensi hanno infatti stimato circa 70mila decessi per overdose. Il numero di vite (oltre un milione e mezzo, secondo i numeri da lui citati) che Trump sostiene di aver salvato finora grazie agli attacchi è quindi oltre 23 volte quello delle overdosi effettive.

Il Pentagono controlla le procedure ma non la legittimità degli attacchi

L’organismo di controllo del Pentagono ha dichiarato a maggio di voler verificare se le forze armate statunitensi abbiano seguito un quadro normativo prestabilito per l’individuazione degli obiettivi durante l’esecuzione degli attacchi. Tuttavia, l’ufficio dell’ispettore generale ha precisato che la valutazione si concentrerà solo sul rispetto del “ciclo congiunto di individuazione degli obiettivi” (un processo in sei fasi utilizzato dai pianificatori militari per allineare gli effetti letali e non letali agli obiettivi strategici e operativi), senza indagare sulla legalità degli attacchi.

Storicamente, gli Stati Uniti hanno gestito le imbarcazioni sospettate di narcotraffico attraverso operazioni di interdizione civile guidate dalla Guardia Costiera, non tramite attacchi militari. Il ricorso alle forze armate per attaccare e distruggere imbarcazioni sospettate di traffico di droga rappresenta per l’esercito americano un netto distacco dalla tradizionale gestione del narcotraffico marittimo.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti