«Guerra spaziale»

Usa agli alleati: la Russia entro l’anno lancerà armi sui satelliti

Potrebbe essere una testata atomica o uno strumento per accecare le tecnologie

di Marco Valsania

(NicoElNino - stock.adobe.com)

3' di lettura

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Il nuovo ordigno nucleare russo anti-satellitare potrebbe essere pronto al primo lancio in orbita già entro quest’anno. Se non l’arma definitiva, in programma Mosca avrebbe almeno la costruzione di un prototipo e i primi test del sistema sperimentale. L’amministrazione di Joe Biden, stando a indiscrezioni, ha allertato con toni e dettagli preoccupanti del nascente pericolo gli alleati europei e i Paesi partner.

Con un simile ordigno, oltretutto, il Cremlino strapperebbe il trattato, l’Outer Space Treaty, che dagli anni ’60 vieta armi nucleari orbitanti, scatenando potenzialmente una incontrollata corsa al riarmo nello spazio.

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Il nuovo monito è scattato nonostante le smentite «categoriche» da parte del leader del Cremlino Vladimir Putin. E anche se la stessa intelligence di Washington ha lasciato trapelare che la nuova “capacità” militare, se dispiegata, rappresenterebbe una minaccia strategica, di medio e lungo periodo, non necessariamente immediata per le forze americane o della Nato.

Il presidente Biden ha inoltre precisato pubblicamente che gli sviluppi bellici russi non presentano «alcuna minaccia nucleare per la popolazione americana o del mondo». Che, insomma, obiettivo della nuova arma sono esclusivamente i satelliti.

Ma le nuove avanzate delle truppe di Mosca in Ucraina, a due anni dall’inizio dell’invasione e della guerra, e la morte improvvisa e inspiegata a 47 anni in un campo di prigionia del carismatico leader dell’opposizione a Putin, Alexei Navalny, hanno aggiunto urgenza alla necessità della Casa Bianca di dare risposte alla crescente aggressività mostrata da Mosca.

Biden, denunciando l’uccisione del dissidente, ha preannunciato per domani nuove dure sanzioni al Cremlino.

A destare allarme su piani di militarizzazione dello spazio è la constatazione che gli Usa non hanno al momento arsenali in grado di proteggere il proprio vasto network di satelliti civili e militari. Una rete che ha un ruolo cruciale nella sicurezza nazionale e internazionale, da raccolta di dati e informazioni top secret al funzionamento di centri di comando e controllo e alle comunicazioni.

Non è stato rivelato, neppure da Washington, quale sia la natura esatta del progetto al quale stanno lavorando i russi: se in gioco sia un missile o una testata atomica stazionata nello spazio, che esplodendo sappia distruggere o rendere inservibili attraverso le radiazioni i satelliti. Oppure, forse più verosimilmente secondo alcuni esperti, una sorta di reattore orbitante, inteso ad alimentare sistemi di armamenti destinati a danneggiare l’elettronica e accecare tecnologie Usa e alleate.

Sarebbe il compimento di un vecchio sogno: prima del trattato del 1967, sia Washington che Mosca avevano effettuato test su ordigni nucleari spaziali.

Le contromosse di Washington danno adesso corpo a una iniziale messa in guardia contro una nuova «seria minaccia alla sicurezza nazionale» in arrivo da Mosca da parte di un deputato repubblicano, il chairman della Commissione Intelligence Mike Turner, che ha svelato la convocazione di briefing riservati tra leader parlamentari e il consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan.

Le rivelazioni, per quanto non abbiano dissipato il mistero sul sistema d’arma, hanno destato profonda irritazione e escalation dei timori alla Casa Bianca: l’amministrazione, è affiorato, era impegnata dietro le quinte a dissuadere Mosca dal procedere con l’ordigno spaziale, a cominciare da una cancellazione degli iniziali test.

Per farlo è ricorsa a canali indiretti quali India e Cina. Ora però crede che una simile diplomazia sotterranea sia del tutto compromessa e che Putin si senta semmai incoraggiato ad accelerare i tempi di prove e dispiegamento della nuova arma. Mosca da quando l’allarme è venuto alla luce ha respinto ogni invito americano al dialogo.

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