Forum Teha a Cernobbio

Urso: Green Deal da rivedere subito o l’industria dell’auto collassa

Il ministro dello Sviluppo economico: il 25 settembre la proposta alla Ue sull’auto ecologica

di Gianni Trovati

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso  in occasione della seconda giornata del  50° Forum Ambrosetti �Intelligence on the world Europe, and Italy, lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive�. Cernobbio 7 Settembre 2024 ANSA / MATTEO BAZZI

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«Non possiamo aspettare la fine del 2026 per rivedere gli obiettivi del Green Deal, altrimenti rischiamo il collasso dell’industria automobilistica europea e l’invasione di Bruxelles da parte degli operai in rivolta». Adolfo Urso è chiaro quanto preoccupato mentre conversa a Villa d’Este, dove interviene al 50esimo Forum Ambrosetti di Cernobbio, sulle prospettive dell’industria automobilistica dopo il ciclone prodotto in Germania dagli annunci di possibili chiusure di stabilimenti tedeschi della Volkswagen. L’intenzione del ministro delle Imprese e del Made in Italy è di agire subito, e chiedere di anticipare drasticamente, alla prima metà del prossimo anno, il check up sul calendario tracciato a Bruxelles, che prevede l’addio ai motori endotermici entro il 2035.

La prima occasione della richiesta italiana sarà il vertice convocato il 25 settembre a Bruxelles dalla presidenza ungherese, seguito il giorno dopo dal consiglio Competitività: «Bisogna agire subito – rilancia Urso -, perché tenere due anni il comparto nell’incertezza sul futuro significa bloccare completamente gli investimenti».

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La fase è complessa, con la costruzione del nuovo Esecutivo comunitario guidato da Ursula von der Leyen che nella scorsa legislatura aveva fatto del Green Deal il cuore del programma politico europeo, prima che il Covid e il conseguente Recovery Plan rivoluzionassero le priorità. Ma quello dell’auto, rivendica Urso, «non è un problema solo italiano», perché è anche e soprattutto tedesco, e francese. In una parola, è europeo: e questo potrebbe facilitare la rete di alleanze da tessere per arrivare a un risultato.

La posizione italiana è chiara, e ruota intorno al concetto di “neutralità tecnologica” rilanciato anche dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini per allargare il ventaglio degli strumenti attraverso i quali raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti. Non per un’impostazione «passatista», rivendica Urso, che sottolinea per esempio anche gli accordi stretti in questi mesi per rilanciare il peso italiano nella produzione di energia rinnovabile tramite piattaforme fotovoltaiche offshore.

L’energia è l’altro tema centrale nell’agenda sfogliata da Urso a Cernobbio. A ostacolare gli investimenti italiani, sostiene il titolare del ministero delle Imprese, «non è più il costo del lavoro né l’incertezza politica o regolatoria, ma i costi dell’energia». Che nell’idea del Governo vanno affrontati anche con il rilancio del nucleare in Italia.

Più prudenti le posizioni di Urso su possibili modifiche e proroghe di Transizione 5.0 soprattutto per la quota, circa il 50% dei 12,7 miliardi in gioco, finanziata con il Pnrr rimodulato l’inverno scorso. «Su questo fronte ogni modifica va negoziata con la Ue – ribadisce -: la nuova Commissione potrebbe in futuro rivedere anche le scadenze del Pnrr e in quel caso sfrutteremo anche quest’opportunità, ma per essere più forti quando si chiede di intervenire sulle regole occorre prima impegnarsi ad applicarle».

Urso è poi intervenuto sull'ipotesi di un “piano casa” come chiesto da Confindustria. «Uno dei problemi che abbiamo nel nostro Paese riguarda il fatto che in 23 province del Nord c'è una forte richiesta di manodopera che non può essere soddisfatta perché non ci sono alloggi da dare ai lavoratori ad un prezzo sostenibile», ha detto ancora. «Per affrontare tutto questo stiamo discutendo con Confindustria e i tre ministeri interessati e pensiamo di mettere nella manovra economica una misura che abbiamo due prospettive: una strutturale, per la quale per andare a compimento ci vorranno 3-4 anni, ed una transitoria ed efficace subito per permettere alle imprese di assumere e consentire ai lavoratori di accettare, con un alloggio che si può sostenere da subito».

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