UniCredit, più margini di gruppo ma la sfida è spingere i ricavi
di Vittorio Carlini
6' di lettura
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Spingere i ricavi. In altre parole: sostenere la crescita. È la sfida futura di UniCredit.
Il gruppo bancario, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici finanziari, di recente ha pubblicato il bilancio del 2018. Orbene: proprio dalla lettura del conto economico può desumersi l’obiettivo indicato. L’istituto di credito ha visto la redditività aumentare. Da un lato il margine operativo netto del Group Core (cioè escludendo le attività non strategiche) è salito a 7,49 miliardi; e, dall’altro, l’adjusted Return on tangible asset (utile netto in rapporto al patrimonio netto tangibile) sempre del Gruppo Core è aumentato al 10,1%. Inoltre l’utile netto rettificato dell’intero gruppo, comprensivo degli accantonamenti legati alle sanzioni Usa, si è assestato a 3,9 miliardi in rialzo del 7,7% rispetto al 2017 (in calo quello reported). In altre parole UniCredit ha archiviato, anche grazie alle divisioni Central ed Est Europe e Commercial banking Italia, un esercizio profittevole migliore del consensus.
Ciò detto, l’andamento al rialzo della redditività non è replicato dal margine d’intermediazione. I ricavi consolidati sono calati dell’1,1%. La dinamica, a ben vedere, va interpretata “cum grano salis”. Dapprima deve ricordarsi che i ricavi del Gruppo core hanno contenuto la discesa allo 0,4%. Inoltre la contrazione, a fronte della debacle dei mercati dello scorso anno, è dovuta essenzialmente al ribasso dei proventi da negoziazione. I ricavi commerciali, infatti, sono saliti. Al di là di simili considerazioni è tuttavia lecito considerare la crescita tra i focus di UniCredit. Una sfida, peraltro, che gli stessi operatori, eccessivamente concentrati solo sulla qualità degli attivi e sulla redditività delle banche, hanno fatto finire sullo sfondo. E che, invece, rimane essenziale.
Il margine d’interesse
Già, essenziale. Quali allora le prossime dinamiche dei ricavi di UniCredit e delle voci contabili che li compongono? La banca, unitamente alla volontà di ridurre la volatilità del margine d’intermediazione, prosegue dapprima negli sforzi per fare crescere il margine d’interesse. Questo nel 2019 potrà essereaiutato dal binomio volumi e tassi alla clientela. Rispetto al primo elemento il gruppo conferma l’obiettivo, per fine esercizio, di un stock di prestiti a circa 444 miliardi (erano a 433,6 miliardi a fine 2018). Si tratta di un incremento dei volumi sempre caratterizzato dal cosiddetto “selected lending”. Cioè: l’erogazione selettiva dei prestiti in modo da evitare, tra le altre cose, l’aumento del rischio del costo del credito. Riguardo, invece, al secondo punto la prospettiva è per il riprezzamento stesso dei prestiti alla clientela. In Italia, ad esempio, già nel 2018 si è assistito ad una stabilizzazione su questo fronte. Se, come è nelle previsioni, i tassi su prestiti proseguiranno nel loro miglioramento il margine d’interesse ne trarrà beneficio. Oltre a questi elementi c’è, poi, il maggiore rendimento atteso dal portafoglio dei titoli di Stato. Questi, al 31 dicembre scorso, erano circa 117 miliardi di cui intorno a 58 miliardi governativi italiani. Ebbene: a fronte dell’attuale maggiore yield di quest’ultimi e della breve duration media del portafoglio, la sostituzione dei BTp consentirà un rendimento più alto del portafoglio stesso. Una condizione che contribuirà al margine d’interesse il quale, indica UniCredit, nel 2019 è previsto in leggero rialzo rispetto al 2018.
Le criticità
Sennonché il risparmiatore fa il seguente ragionamento: la banca commerciale in Italia nel 2018, da un lato, è stata contraddistinta da redditività in aumento; ma, dall’altro, ha avuto i proventi operativi in calo. Il che, vista la recessione tecnica in cui è scivolato il Paese e considerando la stessa rilevanza del mercato domestico per il gruppo, induce il più generale dubbio sulla crescita degli impieghi e quindi degli stessi ricavi. UniCredit, pure consapevole della situazione, professa ottimismo. Dapprima la banca sottolinea una caratteristica fondamentale: l’essere un gruppo paneuropeo. Un’articolazione geografica che, dice la società, le consente di diversificare e concretizzare in varie aree geografiche, differenti da quella italiana, le strategie. Proprio nel 2018, viene ad esempio ricordato da alcuni esperti, la divisione Central ed Est Europe ha visto crescere il margine d’interesse(+6,6% a tassi costanti) e il margine d’intermediazione (+6,3%). Inoltre, aggiunge UniCredit, l’efficientamento e la riorganizzazione in Italia hanno reso il business locale, da un lato, più resiliente ed efficiente (come mostra l’incremento del 7,8% dell’utile netto); e, dall’altro, capace di affrontare una congiuntura complessa. Di conseguenza UniCredit non vede particolari problemi su questo fronte.









