Elezioni

Ungheria al voto, sfida aperta tra Orbán e Magyar

Si preannuncia un’elezione cruciale dopo sedici anni di Orbán

Viktor Orban durante il comizio a Debrecen, in Ungheria, 9 aprile 2026. ANSA/ VALENTINA BRINI ANSA

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Domenica oltre 8,1 milioni di cittadini saranno chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento. È una consultazione che potrebbe interrompere i sedici anni di governo di Viktor Orbán, leader di Fidesz, al potere ininterrottamente dal 2010, e aprire la strada all’opposizione guidata da Péter Magyar, ex figura dell’establishment oggi alla guida del partito Tisza.

I seggi saranno aperti dalle 6 alle 19, seguiti da una notte di spoglio che si preannuncia lunga e incerta. L’affluenza potrebbe superare il già elevato 70% registrato nel 2022, con una mobilitazione significativa soprattutto tra i giovani: oltre 180mila voteranno per la prima volta e gli under 30 rappresentano più del 12% dell’elettorato, una componente potenzialmente decisiva.

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A incidere saranno anche i voti dall’estero: circa 500mila elettori voteranno per corrispondenza, mentre oltre 90mila esprimeranno la propria preferenza nelle sedi diplomatiche. Le minoranze coinvolgono quasi 74mila persone.

Sondaggi contrastanti, partita apertissima

I sondaggi restituiscono un quadro frammentato e difficile da interpretare. Le rilevazioni indipendenti più recenti indicano un vantaggio per Tisza, con percentuali che oscillano dal 49% contro il 40% fino a margini più ampi tra gli elettori decisi. Tuttavia, istituti vicini al governo continuano a segnalare Fidesz in testa, alimentando una vera e propria “guerra dei numeri” che ha caratterizzato l’intera campagna elettorale.

La prudenza resta d’obbligo: in un sistema come quello ungherese, il consenso nazionale non si traduce automaticamente in maggioranza parlamentare.

Il nodo del sistema elettorale

Il Parlamento monocamerale conta 199 seggi: 106 assegnati nei collegi uninominali con sistema maggioritario secco, e 93 distribuiti con metodo proporzionale su base nazionale. Gli elettori dispongono di due voti, uno per il candidato locale e uno per la lista di partito.

Ma è proprio il meccanismo di assegnazione dei seggi a rendere la sfida più complessa. Ai voti di lista si aggiungono infatti quelli dei candidati sconfitti nei collegi e persino i voti “in eccesso” dei vincitori. Un sistema che, secondo diversi osservatori, produce un doppio vantaggio per chi prevale nei collegi uninominali.

In questo contesto, l’opposizione potrebbe aver bisogno di un margine nazionale significativo per conquistare la maggioranza, mentre Fidesz potrebbe mantenere il controllo anche in caso di sostanziale equilibrio nei voti.

Il premier ceco si schiera con Orban

Il premier ceco Andrej Babis appoggia l’alleato Orban alla vigilia delle elezioni ungheresi. “Sosterrò Viktor Orban questa domenica. Ha sempre lottato per un’Europa più forte, fondata sulla pace, sulla sovranità nazionale, sulla sovranità degli Stati membri e sulla competitività”, ha scritto Babis su X, evidenziando che “in tempi turbolenti, scegliere la stabilità e una leadership comprovata è più importante che mai”.

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