Under 35 in cerca di liquidità per l’abitazione e gli studi
In questa fascia di età la flessione pesa meno: mutui (+1,7%) e prestiti personali (-20% rispetto al trend del -24%). Cresce l’accesso a fondi ad hoc per l’istruzione e l’abitazione principale
di Michela Finizio
4' di lettura
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Giovani a caccia di credito per acquistare la prima casa, raggiungere l’autonomia finanziaria e sostenere i percorsi di studio. La pandemia da coronavirus ha frenato bruscamente tutte le richieste di finanziamento, ad eccezione di quelle per mutui e surroghe. In picchiata le richieste di prestiti finalizzati e per l’acquisto dell’auto. Al contrario, però, le istruttorie avviate da under 35 per il rilascio di un prestito personale segnano un calo inferiore rispetto alla media.
A dirlo sono i dati Crif: le richieste di finanziamento personale presentate da questa fascia di popolazione risultano in flessione del 20% (-16,8%, più nel dettaglio, tra gli under 24) rispetto al trend generale ben più marcato del -24,7 per cento. In parallelo aumenta l’incidenza delle istruttorie dei più giovani sul totale: nel primo trimestre 2021, il 26,8% dei richiedenti un mutuo è di età compresa tra 25 e 34 anni (+2,4% rispetto al 2016); le domande di prestiti personali tra i 18 e i 35 anni rappresentano il 22,7% (+1,4% in quattro anni).
Per intercettare questa crescente fame di liquidità, di recente sono nati nuovi programmi di finanziamento ad hoc, finanziati con fondi europei. E cresce l’appeal delle garanzie statali, nate per sostenere i percorsi di studio o l’acquisto della prima casa.
Il giovani e il credito
A confermare la ricerca di liquidità da parte dei giovani sono anche i dati di Facile.it: tra marzo e dicembre 2020, sul portale di comparazione di prezzi e offerte quasi una domanda di prestito personale su tre è stata presentata da un richiedente con età compresa tra i 21 e i 35 anni (32,81%), valore in aumento dell’8,3% rispetto allo stesso periodo del 2019 (quando questi utenti rappresentavano il 30,29% del totale).
I fondi per lo studio
Non deve stupire, dunque, il successo di alcuni strumenti che di recente hanno saputo interpretare questa domanda. Come il fondo StudioSì finanziato con il Pon Ricerca e Innovazione 2014-2020 del ministero dell’Università e della Ricerca, insieme al Fondo sociale europeo,e gestito dalla Bei attraverso due operatori (Intesa San Paolo e il gruppo Iccrea): nato lo scorso settembre per sostenere gli studenti di otto regioni del Mezzogiorno che frequentano corsi universitari e master in ambito coerenti con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente (decreto direttoriale 7 agosto 2020, n.1328), in sette mesi ha stipulato contratti di finanziamento con circa 1.000 studenti per un ammontare di 22 milioni di euro (di cui 9 milioni già erogati) su un totale di 93 milioni disponibili.







