Petrolio, la Nigeria si affida alla Cina per il rilancio delle sue raffinerie
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
di Riccardo Pirrone *
4' di lettura
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C'è ancora tempo per vincere le elezioni?
Esiste una strategia pubblicitaria last minute per influenzare gli elettori? C’è tempo per convincere gli italiani, che se ne stanno sdraiati sui lettini delle spiagge, a votare, ma soprattutto a fargli capire quale partito scegliere? A quanto pare sì. Circa il 30% degli elettori decide nell'ultima settimana chi votare e circa il 10% (secondo dati tratti dal libro di Ilvo Diamanti “Un salto nel voto”) decide proprio dentro le cabine elettorali, con la gocciolina di sudore sulla fronte e la matita in mano. Quindi, politici, risparmiateci i vostri tweet impazziti delle ultime giornate. Ho visto alcuni postare foto e video ogni 10 minuti come i peggiori bot di Instagram dell’ultima influencer morta di fama. Non è così che convincerete gli italiani, perché il problema è che ormai nessuno si fida di voi.
Secondo gli ultimi dati Istat (Report del 16 maggio 2022), una persona su quattro ha completa sfiducia nella politica, mentre almeno una su due assegna scarsi livelli di fiducia ai partiti politici. Proprio per questo si prevede un tasso di astensionismo intorno al 50 per cento. Alcuni si astengono per problemi di mobilità, altri perché sono fuori sede. Ma oltre all’astensionismo involontario c’è anche quello volontario. Tra l’elettorato c’è chi non vota per protesta - con il motto «tanto ve magnate tutto!» - ed è tra il 15% e il 20% e poi ci sono gli indifferenti con il motto: «Tanto so’ tutti uguali!», che oscillano tra il 10% e il 15 per cento.
Ma se nessuno si fida più di nessuno, se molti protestano, ma non votano più, che strategia possiamo attuare per convincere gli italiani a ritrovare la fiducia e tornare alle urne? No, caro vecchio politico di sinistra che stai leggendo, TikTok non è la soluzione. Possiamo ad esempio ricominciare a parlare di onestà e di tagli agli stipendi dei politici, ma non erano già stati tagliati?
Oppure, possiamo fare terrorismo mediatico a caso, inventando problemi e alimentando odio, in modo che la gente abbia paura e poi proporre una soluzione al problema che in realtà non esiste. No, carissimo politico di destra che stai leggendo, non mi sto riferendo a te. Parlo in generale. Oppure, possiamo cantare la solita filastrocca che comincia con «meno tasse per tutti», ma che finisce con «non ci sono le coperture». O ancora, possiamo fare le classifiche in base alla carta d’identità, prima gli italiani, poi i tedeschi, poi gli spagnoli fino ad arrivare ai nigeriani. Siamo sicuri che tutto quello che ha funzionato fino a oggi ha ancora una certa influenza sull'italiano medio post-covid?
Oggi l’elettorato è più fluido, con buona pace della Teoria Gender, e non vota per appartenenza, ma secondo i bisogni e gli umori del momento, ed è disposto a togliere o a dare consenso anche solo per dispetto. In pratica, i partiti e le persone che li rappresentano sono solo un mezzo di comunicazione in un contesto più ampio, contano i bisogni e i contenuti, ma anche la modalità con cui vengono espressi. Sarebbe bello e allo stesso tempo inaspettato sentire qualcuno in uno slancio di onestà dire: «Siamo qui per fare quello che hanno fatto i nostri predecessori, sì, faremo i nostri interessi personali e sì, saremo economicamente sistemati a vita, ma almeno ve lo diciamo prima. In ogni caso, tranquilli, faremo anche qualcosa per voi. Votateci!». Ma anche in questo caso mancherebbe il contenuto.