Sono imprese sociali di seconda generazione. Compiono un esercizio difficile. Il ricongiungimento “familiare” fra territori, quasi sempre fragili, e comunità, a volte smarrite, ma ancora orgogliose di abitarli.
Hanno scelto la forma dell'impresa e quindi sanno che l’equilibrio economico è indispensabile, ma la motivazione imprenditoriale non è il profitto, ma la crescita di valore sociale, il benessere della comunità, la creazione di lavoro.
A Catania, dove le Officine Culturali ti accompagnano alla scoperta del Monastero dei Benedettini, oppure fra Aversa e Sessa Aurunca, dove la Nuova Cooperazione Organizzata (NCO, un nome che suona come uno sberleffo alla camorra) produce un magnifico Asprinio in un vecchio manicomio (Vitematta è l'etichetta) e indimenticabili conserve di ortaggi lavorando in terreni confiscati. Nel Salento dell’agricoltura solidale di Filo d’Olio o a Palermo, dove i biscotti di Cotti in Fragranza insegnano un modo differente di campare la vita agli ospiti del carcere minorile o dove la Sartoria Sociale suggerisce di seguire la moda dell'abbigliamento etico.
Cominciano a essere tante le imprese sociali al Sud e, per fortuna, si moltiplicano. A guidarle sono giovani donne e giovani uomini che hanno girato il mondo, per studiare e lavorare, e ora hanno il desiderio di tornare. Formano quel flusso di capitale umano che Vito Teti ha battezzato “ritornanza” e che irrobustisce di competenze, di contatti, di esperienze chi invece da quelle terre, da quei borghi del Mezzogiorno di dentro, da quelle periferie urbane, non è mai andato via.
Fanno rete e credono nella forza dei legami, nel contagio dell’energia positiva. Si sono affrancati dalla politica, non li trovi in attesa davanti alla porta dell'assessore di turno per conquistarsene i favori. Sono laboratori che sperimentano in vivo innovazione sociale e forme inedite di collaborazione fra pubblico e privato. Guardano al mercato, anche quelli più distanti, nella consapevolezza che a contare non sono i chilometri, ma la prossimità relazionale con chi crede negli stessi valori: il turismo responsabile, il consumo critico, l’agricoltura solidale. Che consentono a chi visita le catacombe della Sanità o percorre un sentiero del Pollino, a chi indossa un vestito a cui è stata data una seconda vita o a chi assaggia i frutti di un terreno abbandonato o confiscato alla mafia, di sentirsi parte, con quel gesto, con quella scelta, di una comunità più grande.