Una nuova joie de vivre. L’effetto Blazy: cambiare col sorriso
Il direttore artistico di Chanel rilegge i codici della maison lontano da intellettualismi e citazioni pleonastiche. Agile come un funambolo fra l’esigenza di innovare e l’imponente attrazione dell’heritage.
di Jo Ellison
11' di lettura
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Se c’è qualcosa che ha caratterizzato finora il mandato di Matthieu Blazy da Chanel, è certamente il sorriso. A partire da quello sul viso della modella Awar Odhiang, che ha concluso la sfilata di debutto dello stilista lo scorso ottobre: camminando leggera tra i pianeti colorati sospesi nel Grand Palais, in una T-shirt di seta bianca e una gonna modello piña colada, ha sfoggiato il suo sorriso più ampio e, calcando quella passerella con la sua energia cosmica, si può dire abbia inaugurato un completo cambio di umore.
È stato quello che nell’industria della moda si chiama momentum e il climax di una stagione che ha visto il debutto di oltre una decina di stilisti. L’attesa per la visione di Blazy aveva raggiunto un crescendo molto prima della rivelazione della sua sfilata tra i pianeti. Poi di nuovo la magia, a dicembre, con la presentazione di Métiers d’art a New York in una stazione della metropolitana abbandonata. La collezione – sorprendente ed elegante che includeva anche un maglione di Superman – combinava savoir-faire e umorismo.
Lo stilista franco-belga, 41 anni, all’inizio non sembrava il favorito nella corsa alla guida della maison, fondata a Parigi da Gabrielle Chanel nel 1910, ma secondo Bruno Pavlovsky, presidente di Chanel haute couture e moda, non c’era competizione. «Fin dal primo incontro, il modo in cui lui parlava del brand, di Coco e di che cosa Chanel potesse significare, non ci ha lasciato alcun dubbio», spiega. Il ruolo di Blazy come direttore artistico non riguarda il settore bellezza, gioielli e orologi, ma, come principale figura di riferimento per il pubblico, la sua influenza è comunque forte anche in questo mondo. Chanel è una maison ancora di proprietà privata dei fratelli Wertheimer, un grande impero con revenue che nel 2024 sono state di 18,7 miliardi di dollari. Per 36 anni la leadership creativa è stata nelle mani di Karl Lagerfeld: ora Blazy ha ricevuto l’incarico di scrivere un nuovo capitolo e di ridefinirne i codici, rispettando profondamente l’heritage del brand, come sottolinea Pavlovsky.
A gennaio il designer ha debuttato anche con la sua prima sfilata haute couture – tra creazioni di impalpabili mussole dalle sfumature rosa, motivi a fungo e tanto romanticismo, il tutto sulle note di Nelly Furtado con qualche uccellino cartoon qua e là. «Il lavoro di Matthieu è meraviglioso e i suoi modelli sono incredibili: dai tessuti alle silhouette, è divino», commenta Nicole Kidman, che dal 2004 – all’inizio come volto del profumo N°5 – è legata alla maison. «Leggeri, liberi, naturali, vitali, essenziali e gioiosi», le fa eco Tilda Swinton che, quasi diafana, indossava alla sfilata un tailleur in bouclé filato d’oro, con l’orlo rifinito in rafia grezza. «C’è umorismo ed energia in questi abiti, hanno qualcosa di magnetico». Può essere che forse, dopo stagioni di lusso austero, cerebrale e silenzioso, la moda abbia ora riscoperto la gioia?
Incontro Blazy nel suo studio qualche giorno prima del debutto haute couture. Calmo, affascinante, con l’aspetto forse un po’ stanco, indossa la sua personale uniforme da stilista: jeans, sneakers e un maglione blu navy che ha disegnato lui stesso. Il maglione ha aperto anche la sua collezione Métiers d’art, un capo estremamente semplice che non ci si aspetterebbe di trovare da Chanel. «Lo amo», spiega, lisciando con le mani le cuciture sui lati. «Lo metto tutti i giorni».
















