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Una filiera che vale il 9% del Pil: tutti i numeri della logistica

Il settore impiega 1,4 milioni di addetti, conta un fatturato del conto terzi di oltre 120 miliardi e movimenta 1200 milioni di tonnellate di merce

di Andrea Fontana

Il sistema logistico italiano movimenta 1200 milioni di tonnellate di merci all'anno (Imagoeconomica)

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Un settore che vale il 9% del Pil italiano, che è terzo per dimensioni nell’Unione europea con una quota di mercato intorno al 10%, che impiega 1,4 milioni di addetti ed è composto da diverse decine di migliaia di imprese tra aziende di trasporto, operatori logistici, corrieri. Il sistema logistico italiano – da alcuni ritenuto solo una filiera nascosta, da altri un vero motore dell’economia - vanta numeri importanti ma una efficienza non ancora di primissimo livello se è vero che l’indice di performance della Banca Mondiale la colloca al 19esimo posto nel mondo. Le aziende industriali, dice un rapporto Contship-SRM Intesa Sanpaolo, la considerano tra i fattori decisivi per la loro competitività e, una recente analisi di Cassa Depositi e Prestiti, ne valuta l’effetto moltiplicatore per l’economia nazionale: per un milione investito nel settore se ne generano 2,1 milioni di produzione complessiva addizionale.

IL DOCUMENTO

Un settore che vale il 9% del Pil

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Aziende, parco circolante e merci trasportate
La filiera – a cui ricerche diverse attribuiscono intorno alle 80-85 mila aziende tra trasporto, servizi di magazzinaggio e corrieri, anche se il solo Albo Nazionale dell’Autotrasporto (secondo le statistiche 2025 della rivista ufficiale TIR) conta oltre 99mila imprese attive – vede un netto sbilanciamento a favore delle imprese di trasporto rispetto a quelle dei servizi e una accentuata frammentazione con pochi grandi gruppi nazionali e una moltitudine di micro e piccole imprese. Nell’autotrasporto, anche se le aziende con al massimo 5 mezzi a disposizione sono oltre la metà del totale, ad aumentare a ritmi importanti negli ultimi anni sono quelle più strutturate e con una flotta più numerosa: sfiorano le 1100 unità le imprese con oltre 100 veicoli. Gli autotrasportatori specializzati nel trasporto merci deperibili a temperatura controllata crescono sia in numero (65mila) sia in mezzi (184mila), quelli autorizzati per merci pericolose sono stabili a 6300 con un parco di oltre 50mila mezzi. In totale il parco circolante delle aziende che operano in conto terzi supera le 900mila unità: tra i soli autocarri, il 60% è di classe euro 6 mentre gli elettrici sono meno dell’1% ma in rapida crescita, segno della volontà di rinnovamento.

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Tutta questa filiera ha trasportato nel 2024 1200 milioni di tonnellate di merci, per il 90% su gomma (in 10 anni questo segmento è cresciuto del 30%) e per il resto su ferro. Nel trasporto su gomma, l’Italia ha una quota superiore all’8% in Europa pur in presenza di rete autostradale meno sviluppata di altri Paesi Ue mentre nel ferroviario di oltre il 6% pur con una dotazione infrastrutturale inferiore a Germania e Polonia. Guardando ai volumi il trasporto in conto terzi è ampiamente dominante soprattutto al crescere delle distanze di consegna.

Le sfide: dall'intermodale al consolidamento
E le sfide del futuro? Secondo Contship-SRM si chiamano innanzi tutto intermodalità, ancora poco utilizzata sia tra le aziende produttrici sia tra gli operatori della logistica, e digitalizzazione per la quale 6 aziende su 10 incrementeranno le risorse nei prossimi cinque anni. Le soluzioni AI sono ancora per pochissimi. Un’altra tendenza è quella della selezione competitiva che vede appunto crescere le aziende più strutturate e aumentare il numero delle operazioni di aggregazioni.

L'incertezza economica e i contratti
Nell’immediato c’è poi anche la necessità, di fronte alle incertezze più elevate del contesto economico, a regolare in modo più puntuale il rapporto tra committente e fornitore di servizi logistici o di trasporto. Secondo l’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano, i contratti odierni fanno molto più uso di indicizzazioni per tutelarsi dalle diverse variabili di costo (carburante, adeguamenti Istat, costo del lavoro, Ets, costo dell’energia) e l’aggiornamento dei contratti è più frequente. Ma cambiano anche le clausole di gestione del rischio e c’è la richiesta di prevedere una collaborazione strutturata per trovare soluzioni condivise in un quadro che cambia rapidamente.

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