Campiello / La presidentessa del comitato di gestione

Una duplice giuria per favorire autonomia e indipendenza

L’imprenditrice Mariacristina Gribaudi, da diversi anni la presidentessa del Comitato di gestione del premio Campiello, spiega come cerca di arrivare alla selezione dei libri migliori

di Redazione Domenica

Mariacristina Gribaudi, Presidente Comitato di gestione del Premio Campiello. (Imagoeconomica)

3' di lettura

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L’imprenditrice Mariacristina Gribaudi da diversi anni è la presidentessa del Comitato di gestione del premio Campiello, si occupa dell’ideazione e dell’organizzazione e dello sviluppo di tutte le sue attività.

Quali sono i criteri con cui scegliete i membri della giuria dei letterati?

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La Giuria dei Letterati rappresenta il cuore del Premio dal punto di vista letterario, e la sua composizione è fondamentale per garantire l’autorevolezza che ci contraddistingue nel panorama dei premi italiani.

Quando selezioniamo i giurati cerchiamo figure di prestigio nel panorama culturale del Paese: critici letterari, docenti universitari, scrittori, giornalisti e cultori della materia che abbiano dimostrato preparazione e sensibilità critica. Sono scelte meditate che facciamo con consapevolezza e a seguito di un confronto interno tra tutte le componenti di governance del Premio, perché sappiamo quanto sia importante unire competenza tecnica e giudizio indipendente.

Il criterio che ci guida è la competenza professionale unita a una rigorosa indipendenza di giudizio, qualità che riteniamo imprescindibile per la reputazione di trasparenza e autonomia che il Premio ritiene essenziali e distintivi. Il compito che affidiamo a questi letterati non è semplice: devono dedicare mesi alla lettura e alla valutazione delle tante opere candidate, un lavoro intenso che richiede dedizione e passione. Al termine di questo percorso, si confrontano in un dibattito pubblico per arrivare alla selezione della cinquina finalista, un momento fondamentale che rende trasparente l’intero processo di selezione.

Ricevete pressioni, voi, chi fa la prima selezione, o i membri della giuria letteraria, per selezionare un libro piuttosto che un altro? È mai successo? E in tal caso, come vi comportate?

Questa è una domanda che tocca uno degli aspetti più delicati del nostro lavoro, ma la risposta è già tutta scritta nel meccanismo stesso del Premio, che è stato pensato fin dall’origine proprio per evitare il più possibile interferenze esterne.

Il vero punto di forza del Campiello è proprio la sua duplice giuria, un sistema che garantisce autonomia e indipendenza.

Il meccanismo è semplice quanto efficace: la Giuria dei Letterati seleziona una rosa di cinque opere finaliste - tra tutte quelle che sono state iscritte al Premio - nel corso di un dibattito pubblico, assicurando così una scelta plurale e di qualità letteraria. Ma la decisione finale è completamente nelle mani di una seconda giuria: i Trecento Lettori. E qui sta il punto chiave: anche se qualcuno volesse provare a influenzare la prima selezione, non potrebbe mai controllare il verdetto finale.

Questa seconda giuria è composta da persone comuni, di categorie sociali, professioni ed età completamente diverse, provenienti da tutta Italia. Cambiano completamente ogni anno e il loro anonimato è rigorosamente protetto fino alla chiusura delle votazioni.

Questo sistema rende il Premio sicuramente molto imprevedibile e non influenzabile. È la nostra migliore garanzia di integrità, un principio a cui teniamo moltissimo e che questo sistema ci permette di difendere in modo concreto.

Durante la fase più acuta della pandemia, il Campiello si è tenuto in San Marco, in un altro momento all’Arsenale, poi si è tornati alla Fenice. C’è l’intenzione di mantenerlo alla Fenice o si sta pensando di spostarlo altrove? Quanto il Premio è legato a Venezia e quanto al Veneto?

È vero, la pandemia ci ha costretti a reinventarci e a trovare soluzioni alternative che si sono rivelate straordinarie e molto suggestive. Piazza San Marco nel 2020 e l’Arsenale nel 2021 sono state cornici davvero eccezionali, che hanno regalato momenti indimenticabili sia a noi che al pubblico.

La Fenice resta senza dubbio una sede storica della serata finale del Campiello e, dopo il Covid, ha rappresentato per tutti noi un simbolico ritorno alla normalità.

Il legame del Premio con Venezia e con il Veneto è certamente molto forte. Il Campiello è nato a Venezia nel 1962 per la lungimirante volontà degli industriali veneti, e già il suo stesso nome evoca quelle piazze veneziane, quei “campielli” che da sempre sono stati luoghi privilegiati di incontro e scambio culturale. Venezia è quindi il suo palcoscenico naturale. Ma già da molti anni la Selezione della Cinquina avviene a Padova. E gli altri premi, Giovani e Junior, hanno i loro momenti finali a Verona e Vicenza. Il Campiello ha le sue radici in Veneto ed è giusto che restituisca al suo territorio la cultura letteraria nazionale che seleziona e promuove.

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