Cinema

Un secolo di Marilyn Monroe, immortale icona cinematografica

Nasceva il primo giorno di giugno del 1926 una delle attrici che ha scolpito con la sua immagine la storia della Settima arte

di Stefano Biolchini e Andrea Chimento

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Bomba sexy, attrice unica, diva per sempre. Forse nessuna come lei ha scolpito l’immaginario collettivo: Marilyn Monroe - attrice, cantante, modella e soprattutto vera e propria icona della storia della Settima arte per il suo fascino travolgente - nasceva il primo giorno di giugno del 1926.

Nata con il nome di Norma Jeane Mortenson, la futura interprete di tanti film memorabili ha avuto un’infanzia estremamente travagliata, vivendo gran parte dei suoi primi anni in case-famiglia, a causa della difficile condizione economica e psicologica di sua madre.

L’equilibrio così fragile della sua vita da bambina, si rifletterà anche in un’età adulta particolarmente problematica, fino ad arrivare alla morte prematura, il 4 agosto del 1962, per un’overdose di barbiturici in circostanze mai del tutto chiarite.

Oggi però, a un secolo dalla sua nascita, vogliamo soprattutto ricordarla per i suoi ruoli più iconici e per l’influenza che ha avuto nella cultura di massa: va infatti sottolineato che il volto e il corpo dell’attrice hanno influenzato tantissimi artisti, a partire da Andy Warhol naturalmente, ma passando poi per Salvador Dalì o Keith Haring, senza contare i tanti libri e le numerose canzoni che parlano della vita di Marilyn (una su tutte? “Candle in the Wind” di Elton John).

Giovanissima, debutta come modella e inizia a lavorare nel mondo del cinema nel 1948, anno in cui è protagonista di “Orchidea bionda”, musical di Phil Karlson in cui dà dimostrazione anche delle sue doti canore.

Decisivo però sarà il 1950, quando recita in due capolavori come “Eva contro Eva” di Joseph L. Mankiewicz e “Giungla d’asfalto” di John Huston: seppur in piccoli ruoli, si fa notare da critica e pubblico e inizierà così la sua ascesa hollywoodiana.

 

Marilyn Monroe, il mito nasceva un secolo fa

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Le commedie degli anni Cinquanta

 

Sarà soprattutto nell’ambito della commedia che avrà grande successo, tanto da essere scelta nel 1952 da un assoluto maestro del genere come Howard Hawks per il bellissimo “Il magnifico scherzo”, film in cui recita accanto a Cary Grant e Ginger Rogers.

Con lo stesso regista otterrà uno straordinario successo due anni dopo con “Gli uomini preferiscono le bionde”, commedia musicale che rimarrà nella storia per le canzoni – “Bye Bye Baby” e “Diamonds Are a Girl’s Best Friends” – da lei intonate e persino per gli abiti (il suo celebre vestito rosa verrà imitato a lungo nei decenni successivi).

Sempre dello stesso genere fa parte anche un altro titolo da ricordare, “Come sposare un milionario” di Jean Negulesco del 1953, mentre si muovono su territori narrativi differenti il noir “Niagara” di Henry Hathaway, sempre dello stesso anno, e il western di Otto Preminger “La magnifica preda” del 1954.

Se già grazie a questi titoli Marilyn Monroe era ormai una diva di fama mondiale, l’immagine della sua gonna bianca che si alza all’improvviso in “Quando la moglie è in vacanza” di Billy Wilder (1955) la consegnerà definitivamente al mito.

 

Gli ultimi film

 

Dopo essere stata scelta da Laurence Olivier per il “Il principe e la ballerina” nel 1957, l’attrice otterrà poi il suo ruolo più celebre in assoluto, in un’altra commedia memorabile e decisamente anticonvenzionale come “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder.

Le riprese del film furono complicatissime, anche perché l’instabilità della diva stava peggiorando, ma già in precedenza l’attrice venne accusata – tra l’altro dallo stesso Wilder per “Quando la moglie è in vacanza” – di non riuscire a ricordarsi le battute e di avere costanti ritardi negli arrivi sul set.

Il suo ultimo film completo fu “Gli spostati”, le cui riprese iniziarono nel luglio del 1960 e che uscì poi l’anno successivo: diretto da John Huston, il film ebbe una lavorazione molto complessa per le continue problematiche e ritardi causati da Marilyn Monroe, tanto che la vedova di Clark Gable (morto pochi giorni dopo la fine delle riprese) disse che la situazione vissuta sul set aveva contribuito alla morte del marito.

Intanto, la dipendenza da alcol e psicofarmaci minò sempre di più la salute dell’attrice, fino a quel tragico giorno in cui la esistenza finì un paio di mesi dopo aver spento 36 candeline.

 

Il cinema contemporaneo

 

La sua vita, la sua carriera, la sua bellezza e la sua portata iconografica, però, non sono state ricordate solo dall’arte contemporanea, dalla letteratura e dalla musica ma, naturalmente, anche dal cinema.

Se nei decenni successivi alla sua morte sono stati diversi i documentari, i lungometraggi e i prodotti per la televisione che hanno raccontato la sua vita, anche nel Nuovo millennio Marilyn Monroe è stata al centro di opere che hanno parlato di lei. Tra titoli dimenticabili come “Io & Marilyn” di Leonardo Pieraccioni o troppo convenzionali come “Marilyn” di Simon Curtis con Michelle Williams, c’è però un film che va ricordato e citato oggi più che mai con grande attenzione: “Blonde”.

Tratto dal romanzo di Joyce Carol Oates e diretto da Andrew Dominik, questo film del 2022 (con protagonista Ana de Armas) è una grande riflessione proprio sul senso dell’icona Marilyn, in costante contrasto con la Norma Jeane che è rimasta sempre dentro di lei. Un film sottovalutato e controverso, accompagnato da notevoli spunti in cui è la forma a veicolare i veri contenuti e valorizzato dalle splendide musiche di Nick Cave e Warren Ellis: “Blonde” non è soltanto uno dei più grandi titoli dell’ultimo decennio sul tema della crisi d’identità, ma anche un modo per ricordare, in maniera coraggiosa e audace, Marilyn Monroe, cercando di mostrare soprattutto la scissione tra la sua immagine pubblica e le sue fragilità private.

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