Tra data center e talenti la rotta comune per Como, Lecco e Sondrio
Enfasi su tecnologia e innovazione, attrazione dei giovani e rilancio del turismo
di Luca Orlando
4' di lettura
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Ottantamila imprese, capaci di generare nove miliardi di euro di valore aggiunto manifatturiero e oltre 13 miliardi di export. Sono i numeri delle province di Como, Lecco e Sondrio, territori che le Confindustrie locali provano a mettere a sistema attraverso un piano strategico di lungo termine. Analisi affidata a Teha che serve anzitutto per dare una quantificazione puntuale della forza produttiva locale. Territorio che può contare su più specializzazioni, incardinate su sei filiere-chiave: metallurgia (4,2 miliardi di Euro di fatturato), meccatronica (oltre 4.400 imprese), moda (2,1 miliardi di Euro di fatturato, per il 20% riconducibile alla produzione serica), arredo (25% delle imprese attive in Lombardia nella fabbricazione di mobili), agroalimentare (1 miliardo di Euro di export, pari al 9,7% del totale regionale, con un ruolo di traino della Valtellina) e turismo (7,3 milioni di presenze). Le competenze maturate in queste specializzazioni - si legge nello studio - sono alla base della competitività attuale e futura.
Qual è però il punto di partenza? Nell’analisi di Teha la griglia di analisi riguarda oltre 60 indicatori per indagare più dimensioni, tra benessere economico e lavoro, sostenibilità e formazione, produttività. L’analisi mostra come l’area sia capace di crescere più della media lombarda in due dei tre macro-indicatori di sistema: valore aggiunto per abitante e produttività del lavoro. A ciò si affianca un miglioramento significativo nel mercato del lavoro, con segnali positivi su occupazione, inclusa quella femminile, riduzione della disoccupazione giovanile e crescita dell’imprenditorialità giovanile. Anche la dimensione della formazione e innovazione si rafforza, grazie all’aumento della popolazione con istruzione terziaria, al calo dei NEET, alla partecipazione alla formazione continua e all’estensione della banda ultralarga. Nel complesso, le tre province si collocano nella Top 3 lombarda in oltre il 60% degli indicatori analizzati, con eccellenze in ambiti chiave come manifattura, turismo, servizi e qualità della vita. Risultati che confermano la capacità del territorio di competere a livello regionale e di attrarre investimenti e opportunità.
Restano però rilevanti sfide strutturali. In particolare, la dimensione demografica e sociale rappresenta un punto critico: calo della popolazione giovane, bassa natalità e saldo migratorio negativo segnalano il rischio di un indebolimento del ricambio generazionale. A questo si aggiungono fragilità nel sistema produttivo (manifattura ed export), nel turismo (presenze e capacità ricettiva alberghiera) e nell’ambito ambientale (dispersione della rete idrica).
Le linee operative di sviluppo guardano in più direzione. Una prima proposta è quella di costituire un Manufacturing Innovation Hub dell’area vasta, in modo da sostenere la competitività e la transizione energetica e digitale delle filiere industriali chiave, favorendo le sinergie tra centri di ricerca, ecosistema delle startup e Pmi. In questo scenario, la realizzazione di un data center nell’Alta Lombardia rappresenterebbe un’opportunità strategica per rafforzare la connettività digitale, garantire resilienza e sicurezza dei sistemi (backup e disaster recovery), attrarre imprese innovative e startup, efficientare i servizi pubblici e decongestionare l’area metropolitana milanese. Progetto che potrebbe fungere da polo di innovazione regionale, con un moltiplicatore economico pari a 2,2 volte l’investimento e benefici occupazionali rilevanti sia in fase di costruzione che di gestione.
Guardando alla presenza di più aziende energivore, la proposta operativa prevede la creazione di Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali sovraprovinciali, il revamping degli impianti idroelettrici, la diffusione del teleriscaldamento, l’investimento in sistemi di accumulo e demand-response, protocolli comuni di monitoraggio dei consumi e programmi di formazione per lo sviluppo di una filiera industriale dell’energia green. I benefici attesi includono incentivi utilizzabili per progetti sociali e industriali, la possibilità di sfruttare fino a 880 MW di nuova capacità idroelettrica in Lombardia e un aumento di oltre tre volte dell’energia termica recuperata nei territori di Como e Lecco entro il 2029.

