Considera più stabili i rapporti con altre università o con fondazioni?
«Le collaborazioni più solide e durature sono quelle legate a progetti formativi e di ricerca di medio-lungo periodo. In questo quadro, i double degree con atenei di tutto il mondo rappresentano opportunità preziosissime per gli studenti. Iulm ha attivi sette percorsi double degree: dalla magistrale in Hospitality and Tourism Management, in collaborazione con università in Florida e Finlandia, alla partnership con la New York Film Academy, fino alla laurea triennale in Comunicazione d’impresa con la DBS (Irlanda) e con la Royal Roads University (Canada). La sfida è ora estendere questo modello anche all’area del Mediterraneo allargato e, perché no, all’Oriente».
Rimanendo sul Mediterraneo, lo scorso ottobre la Commissione ha lanciato il nuovo Patto. All’interno numerosi spunti per unire gli ambiti formativi delle due sponde. Che si aspetta?
«Costruire ecosistemi collaborativi è complesso, ma indispensabile: in questo contesto, programmi come Horizon 2020, Creative Europe e altre iniziative costituiscono una linfa vitale per i nostri ricercatori, offrendo risorse, reti e opportunità di cooperazione internazionale. Mi preme evidenziare, Mapping Media for Future Democracies, dedicato allo studio dei media Ue e al loro impatto sulla democrazia. Tuttavia, il nodo resta il legame tra progettualità e finanziamento: quando le risorse si esauriscono, spesso anche i progetti si fermano. L’obiettivo è renderli più autonomi e duraturi».
Il coordinamento tra università funziona per la proiezione estera?