Dal teleriscaldamento fino al 60% di riduzione dei consumi
A livello, invece, di abitazioni, un nodo che sta arrivando ormai al pettine, una delle soluzioni arriva ad esempio dal teleriscaldamento, laddove c’è. Secondo una recente analisi Bocconi per A2A porterebbe da solo ad una riduzione dei consumi energetici fino al 60% e riduzione delle emissioni di CO2 pari a circa 1,78 milioni di tonnellate in 15 anni. Altri studi parlano di un potenziale di crescita del +400% rispetto all’attuale diffusione. In Italia sono operativi circa 340 sistemi di teleriscaldamento, con 5.000 km di rete e copertura di circa il 5% della domanda complessiva di calore.
«Rappresenta un sistema in grado di integrare fonti rinnovabili e recupero di calore a scala di distretto, producendo benefici per il sistema energetico come maggiore affidabilità e sicurezza dell’approvvigionamento, per l’ambiente per la riduzione delle emissioni di CO2 e degli inquinanti locali, e, non ultimo, per gli utenti finali migliore comfort indoor», si sottolinea.
Comunità energetiche modello da non abbandonare
Dall’altra parte, però, è il sistema delle comunità energetiche (Cer) nelle città che potrebbe rappresentare il vero tassello centrale nella transizione, anche dopo il taglio drastico dei fondi arrivato a fine anno: «Le Cer sono una soluzione innovativa che favorisce la partecipazione locale, promuove la proprietà collettiva degli impianti e genera benefici ambientali, sociali ed economici, contribuendo al raggiungimento del target nazionale di energia da fonti rinnovabili sui consumi finali lordi – dice Bagaini -. Possono intervenire riducendo i costi dell’energia, favorendo l’autoconsumo e la condivisione dell’energia prodotta localmente, nonché destinando una parte dei proventi a finalità sociali con ricadute dirette sui territori interessati. E, allo stesso tempo, rappresentano uno strumento rilevante anche sul piano sociale, poiché possono contribuire a contrastare la povertà energetica» che in Italia riguarda oltre 2,4 milioni di famiglie.
Tuttavia, proprio un recente studio condotto da Bocconi su un campione di Cer italiane non nasconde le difficoltà, tra barriere istituzionali ma anche economiche, socioculturali e tecnico-tecnologiche. «In questo senso, la transizione energetica urbana richiede una governance attenta e coordinata. Senza strumenti di pianificazione integrata e politiche sistemiche, anche gli interventi di rigenerazione e innovazione energetica possono generare effetti indesiderati, come fenomeni di green gentrification. Ovvero, aumenti dei valori immobiliari e dei canoni di locazione che possono determinare l’espulsione delle fasce di popolazione più vulnerabile», conclude Bagaini. Quello che si vorrebbe evitare proprio con un piano casa.