Vi concorrono fenomeni di erosione della base imponibile e di trasferimento all’estero dei profitti, che la “disruption” digitale minaccia di elevare alla massima potenza. Lasciata la soluzione di questi problemi agli Organismi internazionali e all’Unione europea, le misure di riforma possibili si restringono ai fattori economici che hanno ancora un legame con il territorio: il lavoro, il patrimonio, i consumi.
C’è dunque una logica nella ricerca del giusto mix tra rimodulazione di detrazioni e aliquote dell’Irpef e Iva, su cui il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha avviato il confronto con i partiti politici e i tecnici. Ed è una logica che ha cause lontane.
Realismo, dunque, ma anche consapevolezza dell’urgenza di interventi selettivi ed efficaci. Il recupero dell’equità dell’imposizione sui redditi personali significa prima di tutto la riconduzione del prelievo sui redditi di lavoro sotto un’unica imposta moderatamente progressiva, assistita da un sistema di detrazioni e deduzioni strettamente necessarie al suo funzionamento. Una drastica semplificazione dei criteri di determinazione dell’imponibile per i contribuenti minimi, con l’eliminazione della irrazionale duplicazione dei regimi forfettario e della c.d. flat tax. Lo scioglimento dell’alternativa tra revisione degli scaglioni e introduzione di una progressività alla tedesca, anche alla luce del confronto tra i criteri di erogazione delle prestazioni di welfare adottate nei due Paesi. La riduzione dei meccanismi di deduzione e detrazione d’imposta in funzione della discriminazione tra redditi da lavoro dipendente e autonomo, e il loro coordinamento con il prelievo locale sulla proprietà immobiliare. L’eliminazione di misure dirette al contrasto di interessi che si sono dimostrate di minore efficacia, e la razionalizzazione delle forme di incentivo alla diffusione di forme integrative di assicurazione e previdenza privata.
Sul versante dell’imposizione dei redditi da patrimonio resta poi la manutenzione del sistema catastale, per la correzione dei noti fenomeni di evasione che interessano il settore della proprietà immobiliare, da cui si potranno recuperare risorse sacrificate dalla rimodulazione della progressività del prelievo sui redditi di lavoro, senza dovere ricorrere a nuove patrimoniali, e, possibilmente, senza scomodare le clausole di salvaguardia sull’Iva.
Si tratta, insomma, di imboccare un percorso concettualmente lineare, i cui ostacoli possono venire dalla scarsità delle risorse, non da obiezioni di principio. La decisione politica spetterà al Parlamento, ma la riforma avrà successo se sarà assistita da forme adeguate di cooperazione sociale.