Un percorso lineare per mettersi sulla strada della riforma fiscale
di Gaetano Ragucci
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Il tema della riforma fiscale inserisce la discussione sullo stato dell’ordinamento tributario in una prospettiva di lungo periodo, ma, nello stesso tempo, richiede un esercizio di sano realismo.
Non va trascurato che la base del tributo è il consenso, che non si esprime solo con l’approvazione parlamentare del disegno di legge delega al Governo. Il consenso al tributo è determinato anche da fattori sociali, che sono il riflesso di due elementi oggi assenti: una razionalità di sistema, senza la quale amministrazione, giudici e professionisti non possono agire per l’attuazione della giusta imposta; e un’equa distribuzione del carico tributario, condizione indispensabile del leale concorso dei contribuenti al finanziamento della spesa pubblica. Se la riforma vuole segnare un recupero di razionalità ed equità, deve quindi muoversi su piani in parte diversi da quelli di cui si è parlato finora.
Il primo piano è la codificazione.
La Legge delega del 7 aprile 2003, n. 80 aveva annunciato l’adozione di un codice composto da una parte generale sugli elementi essenziali dell’imposizione secondo i principi costituzionali di legalità, capacità contributiva, ed eguaglianza, e da una parte speciale dedicata alle singole imposte. Il programma è però rimasto inattuato.
Un’alternativa praticabile è l’adozione di un codice delle procedure tributarie, che vada oltre il consolidamento dei testi legislativi di portata generale (Statuto del contribuente, accertamento, sanzioni, riscossione, processo), per ordinare la materia secondo principi coerenti con la Costituzione e l’ordinamento europeo, rimuovendo gli argini del settorialismo e dello specialismo, che condizionano negativamente la prassi amministrativa, e le decisioni dei giudici.


