Un parametro vitale che racconta le nostre condizioni
La domanda
Che cosa é la pressione arteriosa e perché é così importante per la nostra vita?
Risposta: Con il termine pressione arteriosa si intende banalmente la forza con la quale il nostro sangue viene spinto all’interno del sistema cardiocircolatorio e può raggiungere tutte le diverse regioni del nostro organismo. Il suo valore dipende da una serie di multipli fattori strettamente integrati che permettono al sangue di muoversi in modo efficace all’interno delle arterie permettendo all’organismo di ricevere una quantità di sangue adeguata a fronteggiare le situazioni che affrontiamo nella vita quotidiana.
La scoperta della pressione arteriosa come noi la intendiamo prende l’avvio formalmente con le ricerche di William Harvey (De motu cordis, 1628) che per primo dimostrò la possibilità di rendere obiettivo il movimento del sangue all’interno dell’apparato cardiovascolare generando l’idea di una spinta che faceva circolare il sangue all’interno di un sistema di condutture del tutto simile a quello che sostiene molte delle attività quotidiane della nostra vita. La pressione arteriosa è quello che si definisce un “parametro vitale” dal quale molto spesso è possibile desumere le condizioni cliniche e di salute di un soggetto soprattutto in situazioni di emergenza-urgenza. Infatti, i valori pressori risultano direttamente o indirettamente influenzati dall’equilibrio di numerosi fattori sia di natura cardiovascolare che generale (es.anemia, ossigenazionei, ecc) e questo rende la stima della pressione una parametro di rilevanza assoluta per il benessere dell’organismo. Un aumento eccessivo della pressione oltre i limiti di normalità può causare lo sviluppo di una vasta gamma di complicanze in ambito cardiovascolare, cerebrale e renale che possono essere prevenute normalizzando i valori, mentre una riduzione eccessiva della stessa si può tradurre in un malfunzionamento degli stessi organi che può essere corretto riportando i valori pressori alla normalità. I valori di pressione arteriosa vengono solitamente espressi in termini numerici facendo riferimento ad una caratteristica unità di misura convenzionale che si chiama millimetro di mercurio (mmHg) il cui impiego risale alla misurazione iniziale basata sullo spostamento verticale di una colonna di mercurio secondo una metodica che descriveremo nei dettagli più avanti. La pressione arteriosa può essere definita secondo tre modalità: la pressione sistolica (o pressione massima) che esprime il valore più elevato raggiunto durante la misurazione, la pressione diastolica (o pressione minima) che rappresenta il valore più basso durante la fase del ciclo cardiaco, la pressione differenziale (la differenza aritmetica tra il valore della pressione sistolica e quella diastolica) e la pressione media che rappresenta un valore calcolato aritmeticamente (pressione diastolica+1/3 della pressione differenziale) che rappresenta il valore meno impiegato e anche quello che offre il minore numero di implicazioni in termini clinici e terapeutici. Naturalmente la differenza tra pressione sistolica, diastolica e differenziale non è solo di tipo numerico, ma ha implicazioni cliniche differenziate che possono essere grossolanamente riassunte da un rapporto più stretto tra pressione massima e capacità di pompa del cuore, pressione minima e funzione del rene e pressione differenziale e elasticità del sistema arterioso. Questa suddivisione appare grossolana perché i valori di pressione sono, in realtà, multi-determinati, anche se in alcune situazioni cliniche è possibile correlare alcune specifiche malattie in maniera prevalente alle modificazioni di una determinata tipologia di valori pressori (es.ipertiroidismo e pressione sistolica, valvulopatia aortica e pressione differenziale, ecc.) le cui le alterazioni possono aiutare in termini di accuratezza diagnostica. La pressione arteriosa rappresenta quindi una sorta di sintesi facilmente accessibile delle nostre condizioni di salute e della nostra potenzialità di sviluppare complicanze cardiovascolari e renali. Valori pressori troppo alti o troppo bassi oppure valori che vanno incontro a modifiche inspiegabili sono pressoché sempre suggestivi di qualche anomalia patologica sottostante, non necessariamente cardiovascolare, nei cui confronti le modificazioni pressorie rappresentano un campanello d’allarme che deve richiamare la attenzione sulle condizioni cliniche generali dei pazienti.