Un mix di politiche e strategie per le Pmi contro l’effetto dazi
Pianificazione aziendale e azioni mirate faranno la differenza nel nuovo contesto
3' di lettura
I punti chiave
- Un nuovo assestamento della rotta
- Le azioni necessarie per un salto di qualità
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Lo shock dei dazi Usa ha prodotto effetti che si stanno ancora propagando nel sistema internazionale, con la tariffa effettiva americana passata in media dal 2,5% di gennaio a oltre il 20% dopo il cosiddetto Liberation Day (fonte: BudgetLab Yale), e con la possibilità di ulteriori aumenti dovuti a dazi sanzionatori e rappresaglie da parte di altri paesi. Per le aziende italiane, soprattutto le Pmi che si sono più distinte in termini di fatturato, redditività e resilienza, lo shock è rilevante: molte di queste imprese, infatti, hanno beneficiato direttamente o indirettamente dell’aumento delle esportazioni italiane negli ultimi anni. Per il nostro Paese, le esportazioni hanno rappresentato la componente più dinamica del Pil nel decennio scorso con un più 30 per cento.
Un nuovo assestamento della rotta
Dal 2022, le imprese italiane hanno intercettato il vento dei mutamenti geopolitici che peggioravano le prospettive di affari in Russia e alcune aree del Medio Oriente, e hanno puntato forte sul mercato Usa più che nel passato. I dazi dell’amministrazione Trump richiedono oggi un nuovo assestamento della rotta. L’export sospinto dalla solidità del sistema manifatturiero e dalla qualità dei prodotti, assieme con il risparmio privato degli italiani e la ricchezza del patrimonio scientifico, culturale e di competenze sul lavoro, rappresenta uno dei pilastri del sistema-Italia. Questo richiede di riflettere sulle strategie aziendali e sulle priorità della politica economica, in contesto internazionale frammentato e percorso da forti tensioni. Con la riduzione prospettica degli sbocchi e dei margini negli Usa, un potenziale significativo per le esportazioni del Made in Italy verso altri mercati, anche emergenti, può essere attivato con un mix di strategie imprenditoriali e di politiche idonee. Pianificazione aziendale e politiche industriali faranno infatti la differenza anche nel nuovo contesto. Due terzi delle aziende che investono nelle tecnologie digitali esporta, mentre vende all’estero meno della metà di quelle che non vi investono. In particolare, le Pmi italiane possono beneficiare dell’intelligenza artificiale ma hanno di fronte diverse strategie più o meno impegnative. Da una parte troviamo le iniziative plug-and-play, che supportano funzioni di routine e all’interno dell’organizzazione senza interazioni esterne dirette. All’opposto troviamo iniziative di mercato, che sono integrate nei flussi-chiave dell’azienda e coinvolgono interazioni dirette con clienti o stakeholder esterni. Queste ultime comportano rischi significativamente più alti, considerando l’impatto diretto sugli snodi cruciali della gestione operativa. Senza un’iniziativa credibile di politica industriale di fronte all’incertezza globale, molte Pmi italiane ed europee potrebbero non assumersi questi rischi. Anche la formazione è fondamentale e talvolta trascurata. Ad esempio, le analisi mostrano che nell’ultimo decennio l’Italia ha peggiorato la sua posizione relativa in ambito Ue per quanto concerne le competenze digitali, con un sensibile svantaggio a carico delle regioni meridionali e della componente femminile della popolazione. Anche nel caso delle competenze per la sostenibilità ambientale, l’offerta domestica non sembra ancora adeguata a soddisfare l’aumento della domanda.
Le azioni necessarie per un salto di qualità
La manifattura europea ha bisogno di condizioni finanziarie ragionevoli, di traiettorie tecnologiche realistiche e stabili per un buon numero di anni a venire, di una tassazione che incoraggi gli investimenti materiali e intangibili e, in particolare in Italia, di costi energetici e della logistica compatibili con i concorrenti. La semplificazione normativa promessa dalla Commissione deve finalmente realizzarsi. Soprattutto, l’industria va riconosciuta come un perno irrinunciabile del progresso economico e sociale, quel che sta mancando al di là delle dichiarazioni di principio. Sotto questo profilo, dal momento che l’effetto diretto del Pnrr andrà esaurendosi nel prossimo biennio, è urgente in Italia un disegno di medio termine per la politica industriale per contrastare le spinte negative che giungono dal resto del mondo.



