Il Rapporto di Avviso Pubblico

Un'intimidazione ogni 28 ore: aumentano province e comuni coinvolti

Il rapporto di Avviso pubblico sulle intimidazioni a sindaci, assessori e amministratori locali. La Puglia e la provincia di Napoli le più colpite

di Patrizia Maciocchi

IMAGOECONOMICA

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Mafia, criminalità, ma anche semplici cittadini che non gradiscono gli interventi degli amministratori. Sono 309 gli atti intimidatori, di minaccia e violenza (-6% rispetto al 2024, quando furono 328) rivolti, in Italia, nel corso dell'anno contro sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali, dipendenti della Pubblica amministrazione, secondo i dati che emergono dal rapporto di Avviso pubblico, presentato oggi a Napoli. Si tratta del numero di casi più basso registrato in 16 anni di monitoraggio del fenomeno.

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Al contrario, si registra un aumento del numero dei Comuni interessati (215, +4% rispetto al 2024) e delle province coinvolte (72, +4% in confronto all'anno precedente). In crescita anche il numero delle regioni coinvolte. Sono 18: Trentino Alto Adige e Molise le uniche a risultare immuni.

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Rispetto al 2024 la ripartizione dei casi per macroaree geografiche vede una diminuzione delle intimidazioni nel Mezzogiorno (59% del totale nazionale), soprattutto per effetto del calo dei casi censiti nelle Isole (da 68 a 51 casi). Aumentano i casi nelle regioni del Centro (46) e del Nord – Ovest (44), mentre si registra una lieve diminuzione nel Nord – Est (37).

I territori più colpiti

La Puglia è la regione più colpita da atti intimidatori nel 2025, riprendendosi un primato che era già stato suo nel lontano 2013: sono 51 i casi censiti da Avviso Pubblico (+24% rispetto al 2024). Seguono Campania (37), Sicilia (35) e Calabria (32), tutti territori che fanno segnare una riduzione delle minacce registrate rispetto a dodici mesi prima.

La Lombardia (30 casi, +58% rispetto al 2024) si prende il titolo di regione più colpita dell'area centro-nord. A seguire Veneto e Lazio (22 casi censiti in entrambi i territori). Chiudono le prime 10 posizioni Sardegna (16), Toscana (12) ed Emilia-Romagna (11). A tre anni di distanza dall'ultima volta Napoli torna ad essere la provincia più bersagliata da atti intimidatori nel 2025 con 16 casi distribuiti in 11 Comuni. Nella graduatoria provinciale seguono Lecce (15), Palermo (14), Reggio Calabria (11), Cosenza, Agrigento e Padova (10).

Due intimidazioni su tre contro i sindaci

L'84% delle intimidazioni censite nel 2025 sono state di tipo diretto. Amministratori locali e personale della Pubblica Amministrazione - dirigenti e impiegati comunali, presidenti di enti e aziende partecipate, personale di altre strutture locali - sono stati minacciati direttamente come persone. Nel restante 16% dei casi le minacce sono state di tipo indiretto. Nel mirino sono finiti, infatti, municipi, uffici e strutture di proprietà comunale o sono state distrutte e danneggiate strutture e mezzi adibiti al ciclo dei rifiuti, a servizi sanitari, idrici, elettrici e del trasporto pubblico. Tra le minacce di tipo indiretto, le intimidazioni rivolte ai familiari: genitori, mogli, mariti, figli, fratelli e sorelle.

Da qualche anno prosegue il calo delle minacce e delle aggressioni nei confronti del personale della Pubblica amministrazione: il 13% del totale nel 2025. Tra i soggetti maggiormente presi di mira da minacce e intimidazioni dirette si confermano gli amministratori locali (77% dei casi). Tra questi sono i sindaci i più bersagliati (68%), in aumento di 7 punti percentuali rispetto al 2024.

Divario tra Nord e Sud

Gli incendisi confermano la tipologia di intimidazione più utilizzata per minacciare gli amministratori locali e il personale della Pubblica amministrazione nel nostro Paese (il 19.5%, un caso su cinque), seguono lettere, biglietti e messaggi intimidatori (17%), i social network (15%) e minacce verbali o telefonate minatorie (15%).

Analizzando i contesti territoriali si conferma una volta ancora una netta distinzione tra il modo di intimidire nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord. Gli incendi, che sono il più gettonato metodo di minaccia al Sud e nelle Isole (29.5%), non sono fra le cinque tipologie più riscontrate nel Centro-Nord. Analogamente le lettere e i messaggi minatori, che nel Centro – Nord rappresentano il 28,5% delle intimidazioni, al Sud e nelle Isole non raggiungono il 10% della casistica complessiva.

Donne nel mirino

I casi di minacce dirette e indirette che hanno visto coinvolte le donne sono stati il 16% del totale, un dato in calo di due punti percentuali rispetto al 2024. Per le amministratrici quasi un caso su quattro (il 24% del totale) si è consumato attraverso i social network, a seguire gli incendi (23% dei casi) e le minacce verbali (18%).

Estremismo e disagio sociale

Il Rapporto si sofferma da alcuni anni sulle intimidazioni che giungono agli amministratori locali e al personale della Pubblica amministrazione da comuni cittadini. Episodi e situazioni che hanno un peso specifico sul numero totale dei casi censiti, pari al 26% nel 2025 (fu il 25% nel 2024).

Il 39% nasce dal malcontento suscitato da una scelta amministrativa sgradita ai cittadini. Il 19% proviene da estremisti o sedicenti tali, che utilizzano spesso simboli inneggianti tanto all'anarchia quanto al fascismo. Un altro 19% è riferibile ad un vero e proprio disagio sociale, come la richiesta di un sussidio economico o di un posto di lavoro.

Comuni sciolti per mafia

Il 15% dei 309 casi censiti nel 2025 sono avvenuti in Comuni che in un passato più o meno recente sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Atti intimidatori che hanno coinvolto 35 Comuni. Dal 1991, anno dell'introduzione nel nostro ordinamento della legge sullo scioglimento per infiltrazioni mafiose degli Enti locali, al 31 marzo 2026 sono stati 404 gli Enti (Comuni, municipi e aziende sanitarie provinciali) che hanno subito il provvedimento dissolutorio.

Nel 2025 sono stati 10 gli enti locali sciolti in conseguenza di fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso: Caserta, Marano di Napoli e Poggiomarino in Campania; San Luca, Casabona, Badolato e Altomonte in Calabria; Tremestieri Etneo e Paternò in Sicilia; Aprilia nel Lazio.

Piccoli comuni vulnerabili

Il 57% dei casi censiti nel 2025 si è verificato inComuni al di sotto dei 20mila abitanti. Il 22% in Comuni tra i 20mila e i 50mila abitanti. Il restante 21% in Comuni con oltre 50mila abitanti. Il dato relativo alla vulnerabilità dei piccoli Comuni è una tendenza ribadita in continuità con gli anni passati, sia perché l'Italia è un Paese fondato su queste entità, sia per alcune caratteristiche dei “piccoli Comuni” in relazione al fenomeno delle minacce e delle intimidazioni.

Da un lato il rapporto tra cittadini e amministratori locali in questi contesti è più diretto, quotidiano. E ciò finisce per investire anche il fenomeno delle minacce e aggressioni perpetrate dai cittadini. Dall'altro, in relazione alla presenza dicriminalità organizzata. Le mafie infatti, sia nei loro luoghi di origine sia in quelli in cui hanno piantato radici in seguito, prediligono questi contesti per diverse motivazioni: vantaggi in termini di controllo del territorio e della società, minor numero di presidi delle forze dell'ordine, una certa distanza dall'attenzione mediatica che le consente di infiltrarsi più rapidamente nell'economia e nelle amministrazioni.

Sicilia in testa

In 16 anni di raccolta dati Avviso Pubblico ha censito sul territorio nazionale 6.025 atti intimidatori, di minaccia e violenza nei confronti degli amministratori locali e del personale della Pubblica Amministrazione che lavora in Italia. La media è di 376 intimidazioni l'anno, 31 ogni mese, una al giorno.

Il 57% dei casi è stato registrato nelle quattro regioni in cui sono nate le cosiddette mafie storiche. Nell'ordine si tratta di Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Le regioni del Centro (11,5%) e del Nord – Ovest (11,4%) sono finite maggiormente sotto tiro rispetto a quelle del Nord-Est (9% dei casi).

Le prime quattro province più colpite: Napoli, Cosenza, Reggio Calabria e Palermo, hanno totalizzato da sole il 20% delle intimidazioni del territorio nazionale nel periodo di riferimento.

Roma è la provincia più colpita del Centro Italia (6° posto a livello nazionale con 189 casi). Milano è la provincia più colpita del Nord-Ovest (12° posto a livello nazionale con 134 casi). Padova è la provincia più colpita del Nord-Est (29° posto a livello nazionale con 76 casi).

Prima della presentazione del rapporto, questa volta a Napoli, in prefettura, invece che a Roma, c'è stato un flash mob a piazza del Plebiscito, al quale hanno partecipato i sindaci della Campania indossando la fascia tricolore, in segno di vicinanza e sostegno agli amministratori localivittime di intimidazioni e pressioni. L'iniziativa è stata promossa daAnci Nazionale, Anci Campania, Comune di Napoli, Avviso Pubblico e Prefettura di Napoli.

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