Interventi

Un’idea per produrre energia dai parcheggi

Dai parcheggi all’energia: la soluzione che non consuma suolo (e può funzionare anche in Italia)

di Leonardo Becchetti

 (AdobeStock)

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Trasformare i parcheggi in centrali solari. Non è uno slogan, ma una politica già adottata in Francia e che potrebbe rappresentare una delle soluzioni più semplici ed efficaci per accelerare la transizione energetica anche in Italia.

La legge francese prevede che i grandi parcheggi scoperti – sopra i 1.500 metri quadrati – siano coperti per almeno il 50% da pensiline fotovoltaiche. L’idea è tanto semplice quanto potente: utilizzare superfici già asfaltate e impermeabilizzate, spesso enormi e inutilizzate dal punto di vista energetico, per produrre elettricità rinnovabile vicino ai luoghi di consumo.

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L’impatto potenziale è tutt’altro che marginale. In Francia si stima che la misura possa generare tra 8 e 11 gigawatt di nuova capacità fotovoltaica, pari a circa un terzo dell’attuale parco installato. In Italia, una misura analoga potrebbe portare a 5–7 gigawatt aggiuntivi e fino a 9 terawattora di produzione annua. Si tratta di una delle poche politiche capaci di aumentare significativamente la produzione rinnovabile senza consumo di nuovo suolo e senza conflitti con agricoltura e paesaggio.

I vantaggi sono molteplici. Dal punto di vista energetico, si aumenta la produzione distribuita, riducendo le perdite di rete e avvicinando la generazione ai consumi. Dal punto di vista economico, si riducono i costi energetici per imprese e amministrazioni pubbliche, soprattutto nei casi di autoconsumo. Dal punto di vista urbano, le pensiline contribuiscono a ridurre l’effetto “isola di calore” e migliorano il comfort per gli utenti, proteggendo le auto dal sole. Inoltre, queste strutture possono integrare facilmente punti di ricarica per veicoli elettrici, rafforzando la transizione verso la mobilità sostenibile.

Una possibile obiezione è l’onere economico sui proprietari dei parcheggi su cui formalmente ricade l’obbligo di adeguamento. Tuttavia, l’esperienza francese mostra che l’investimento non deve necessariamente tradursi in un costo diretto per loro. Il modello più diffuso è quello in cui operatori energetici – utility, ESCO o fondi infrastrutturali – finanziano e installano gli impianti, gestendoli nel tempo. Il proprietario del parcheggio concede lo spazio e riceve in cambio un canone o energia a prezzo ridotto. In molti casi, quindi, l’investimento iniziale è nullo per chi possiede l’area.

Questo aspetto è decisivo per superare le resistenze e fa sì che la misura non si configuri come un obbligo oneroso imposto alle imprese, ma come un’opportunità di valorizzazione di spazi esistenti. In alternativa, quando l’investimento è diretto, può essere sostenuto da incentivi fiscali, accesso a comunità energetiche e semplificazioni autorizzative.

In Italia le condizioni sono, se possibile, ancora più favorevoli: maggiore irraggiamento solare e ampia diffusione di grandi parcheggi presso centri commerciali, poli logistici, ospedali e infrastrutture di trasporto. Eppure, questi spazi restano oggi completamente inutilizzati dal punto di vista energetico.

La forza di questa proposta sta proprio nel suo carattere “win-win”. Produce energia pulita, riduce i costi, migliora le città e non richiede nuovo consumo di suolo. In un contesto in cui molte politiche energetiche incontrano opposizioni locali o lunghi iter autorizzativi, partire dai parcheggi potrebbe essere la strada più semplice per accelerare davvero la transizione.

A volte le soluzioni più efficaci sono anche le più evidenti: basta alzare lo sguardo, e vedere nei parcheggi non solo auto ferme, ma energia pronta a essere prodotta.

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