Pallone d’Oro

Un gol dopo l’altro: una star in campo in prima fila per i diritti delle calciatrici

Nella storia (ancora tutta in salita) delle calcio femminile, Ada Hegerberg ha segnato e vinto tantissimo. Il suo segreto? Anticipa l’azione prima che accadano.

di Paco Guarnaccia

Ada Hegerberg

5' di lettura

5' di lettura

225 gol in 240 presenze nei vari campionati nazionali ai quali ha partecipato. 66 gol in 74 partite di Uefa Women’s Champions League. Otto campionati di Francia con il suo attuale club, l’Olympique Lione e 6 Uefa Women’s Champions League. E poi, il primo Pallone d’Oro dedicato al calcio femminile alzato nel 2018. La trentenne Ada Hegerberg è la calciatrice femminile più vincente della storia del calcio femminile, nonché la più grande marcatrice di sempre in questo sport. Una star, sempre in prima fila per i diritti delle donne nel calcio, che è stata una dei nomi di punta del Campionato Europeo Femminile di Calcio che si è svolto in Svizzera dal 2 al 27 luglio. Evento al quale ha segnato due gol in tre partite e ha partecipato come friend of the brand di Hublot, orologio ufficiale della manifestazione.

Come ti sei avvicinata al calcio? Sono nata in una famiglia di calciatori. Tutti giocavano: mia madre, mio padre, mio fratello e mia sorella maggiori. In un certo senso, non avevo altra scelta che giocare a calcio!

Loading...

Come sei diventata un attaccante? Credo sia stato un fatto istintivo. Fin da piccola, avevo questa capacità di girarmi velocemente verso la porta ed ero semplicemente brava a segnare. Devo dire che è stata una scelta naturale.

Gol che poi sono diventati tantissimi, tanto che, ad oggi, sei una delle calciatrici che ha segnato di più nella storia del calcio femminile. Ricordi il primo gol? Di sicuro ricordo il mio primo gol da professionista e calciatrice internazionale nella Uefa Women’s Champions League (a 17 anni, il 26 settembre 2012 al 50° minuto di Stabæk – Brøndby 2-0, ndr.).

Nata a Sunndalsøra, in Norvegia, il 10 luglio 1995, Ada Hegerberg è una calciatrice dell’Olympique Lione e della nazionale norvegese. Attaccante da record, nel 2018 è stata la prima atleta a vincere il Pallone d’Oro dedicato al calcio femminile. Al polso ha lo Spirit of Big Bang Titanium Diamonds 39mm di Hublot (19.300 euro).

E quello più importante e il più bello della tua carriera? Direi quelli nelle finali della Uefa Women’s Champions League. Probabilmente è l’apice del calcio e i miei gol hanno aiutato la squadra a vincere quei trofei: non avrebbero avuto lo stesso significato se avessimo perso. Per me un gol di squadra può essere bello quanto un tiro all’incrocio dei pali perché riassume l’essenza del calcio: uno sport di squadra.

Cosa significa il gol per te? Sono un attaccante, quindi tantissimo. Ma sceglierei sempre una vittoria della squadra piuttosto che un mio gol.

Come percepisci che sta arrivando il momento del gol? Vedo sempre le cose prima che accadano: questo mi permette di essere pronta in ogni momento e ad ogni scenario. Un attaccante deve cogliere ogni opportunità: potrebbe non toccare mai la palla, ma poi devi essere precisissimo quando si presenta l’occasione: se non lo sei abbastanza, non stai facendo bene il tuo lavoro.

Nella tua carriera, a livello di club, hai vinto tutto quello che si poteva vincere: dove trovi la motivazione per ricominciare e cercare nuovi successi? Quando si arriva a un livello così alto, si vuole solo tornare a vincere il più spesso possibile perché da atleti è più comune perdere. Lo sport è molto insidioso, si può passare da eroe a zero in pochissimo tempo. In un certo senso, si tratta sempre della mossa successiva, ma con l’età ho imparato ad apprezzare di più le vittorie raggiunte.

Nel 2018 hai vinto il primo Pallone d’Oro dedicato al calcio femminile: che emozione ti ha dato? È stata semplicemente una notte da sogno. È stato un grande passo per il calcio femminile e sentivo di rappresentare il mio sport in quel momento. Certo, i premi individuali quando si parla di uno sport di squadra sono un po’ strani, perché da soli non si vince mai nulla. Ho fatto del mio meglio per includere anche tutte le persone che l’avevano reso possibile, soprattutto la mia squadra.

Sei un’importante sostenitrice dei diritti delle donne nel calcio e dell’uguaglianza di trattamento tra uomini e donne nello sport: pensi che la strada sia ancora lunga per arrivare a una parità? L’uguaglianza è una lotta che non ha una data finale. C’è così tanto da fare, a tutti i livelli, dalla base della piramide al vertice. Alcuni pensano che sia una questione di soldi: non lo è. Si tratta di rispetto, e di dare alle ragazze le stesse opportunità dei ragazzi, nel calcio, ma anche nella vita in generale. Questo per me è molto importante.

Ada Hegerberg dopo un gol con la maglia dell’Olympique Lione, squadra francese con la quale ha vinto, tra i tanti trofei, sei Uefa Women’s Champions League

A che punto è oggi il movimento calcistico femminile? Procede lentamente e vorrei andasse più veloce. Ma dobbiamo continuare ad andare avanti perché se arretriamo e ci fermiamo, perderemo quello che abbiamo conquistato negli ultimi anni. Dobbiamo però essere realisti riguardo al contesto finanziario del calcio femminile, ma sono convinta che si possa creare un circolo virtuoso intorno a questo sport e a quello femminile in generale.

Essere friend of the brand di Hublot che cosa significa per te? Sono passati 7 anni da quando ho iniziato con il brand. Devo dire che il marchio mi ha sempre trattato con grande rispetto e mi auguro di aver ricambiato allo stesso modo. È fantastico lavorare con loro e spero che duri finché sarò una calciatrice, e anche dopo.

Hai visitato anche la loro manifattura: che impressione ti ha fatto vedere nascere i loro orologi? Incredibile. Trovo delle somiglianze con lo sport, per la precisione e la meticolosità. Mi piace sempre vedere le persone esibirsi nel loro mondo. Vedere come viene realizzato un pezzo di alta tecnologia come un orologio meccanico è stato davvero affascinante.

Che rapporto hai con la tecnologia? Non sono molto esperta, ma sono una ragazza degli anni ’90 e, ovviamente la uso e l’apprezzo. A volte penso che tornare alle origini e metterla da parte sia rigenerante, come una terapia per prendersi cura di si se stessi e della propria salute mentale. Come atleti affrontiamo molta negatività e odio. E la tecnologia porta con sé tutto questo.

Tra le novità dell’anno della maison svizzera, ci sono i Big Bang 20th Anniversary in edizione limitata che celebrano i 20 anni del famoso modello della maison svizzera: la versione All Black (03) con cassa in ceramica nera (500 esemplari, 26.200 euro), la King Gold Ceramic (04) con cassa in King Gold e lunetta in ceramica (250 esemplari, 39.900 euro) e la Titanium Ceramic (05) con cassa in titanio e lunetta in ceramica (500 esemplari, 21.600 euro).

Quindi come usi i social? All’inizio mi piacevano molto. Mi sembrava un’ottima idea connettere le persone, avvicinare i tifosi agli atleti, ma ora ho la sensazione che sia diventato una specie di luogo oscuro con un mix di persone che morirebbero per avere del seguito e di haters. Non mi sembra più reale, ma in un certo senso mi ha fatto apprezzare molto di più le interazioni nella vita reale, che sono quelle che contano.

Segui altri sport oltre al calcio? Cerco di guardare gli sport femminili, è importante per me perché voglio supportare le atlete, qualunque sia lo sport praticato.

Che cosa ti piace fare nel tempo libero? Mi piace giocare a scacchi: abbiamo addirittura creato un gruppo di scacchi in nazionale. Credo che aiuti anche con il calcio, in termini di pensiero critico e di elaborazione di strategie. Sono anche una lettrice accanita e ci scambiamo consigli con le compagne di squadra. Ultimamente ho adottato un cane e mi piace tantissimo!

Riproduzione riservata ©
Loading...
Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti