Invenzioni

Un genio al cubo

Viaggio nel mondo del Cubo di Rubik oggetto e gioco di culto che continua a esercitare un fascino universale

di Veronica Costanza Ward

(Alamy Stock Photo)

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Il rompicapo di un’epoca, l’oggetto di design, il gioco di adulti e bambini, la sfida sempre a portata di mano. Questo è stato il Cubo di Rubik, e sì, ci piacerebbe che la sua invenzione fosse frutto di folgorazione, di un colpo di genio improvviso che risolve il vicolo cieco dal quale non si era in grado di trovare una via di uscita. La sua nascita, invece, assomiglia al percorso della sua soluzione, un lungo lavoro di affinamento di tentativi mal riusciti e di una fase di avvicinamento per gradi. ‘La mia creazione - spiega Rubik - non scaturì da un evento fortuito, da un sogno, da un incontro. Ero solo tremendamente curioso. Volevo scoprire qual¬cosa, pur non sapendo di preciso che cosa.’

Erno Rubik

Quando Erno Rubik, personaggio affascinante e complesso, descritto come un ungherese modesto e riservato, il perfetto antieroe del successo commerciale, cercò di proporre il Cubo alle grandi aziende internazionali di giocattoli, molte lo rifiutarono, ritenendolo troppo complicato per il mercato. Trovò però un sostenitore in Tom Kremer, un esperto del settore, che riuscì a convincere l’Ideal Toys Company a investire nel prodotto. Nel 1980, il Cubo fu lanciato sul mercato internazionale con il nome Cubo di Rubik. Il successo fu immediato e travolgente: nei primi tre anni, la Ideal Toys vendette cento milioni di Cubi in tutto il mondo. Negli Stati Uniti scoppiò una vera e propria Cubomania, con il rompicapo che divenne un fenomeno di massa. Tuttavia, il mercato si saturò rapidamente e, già nel 1982, il “New York Times” dichiarò la fine della mania del Cubo. Il Cubo di Rubik però non è mai scomparso del tutto. In un cassetto, su una libreria o in una scatola in soffitta, è rimasto nelle case di molti. Ha conosciuto successo, cadute e una rinascita straordinaria grazie a nuove generazioni di appassionati, al fenomeno dello speedcubing e alla diffusione di tutorial e video su Internet. Ancora oggi il Cubo è considerato un gioco classico e un’icona culturale, un simbolo d’ingegno e creatività, con un posto speciale nella storia dei giochi e della cultura pop.

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Un saggio

Con “Sei facce di genialità. Il Cubo di Rubik e la sua storia”, il giornalista e scrittore Paolo Virtuani tributa al Cubo un saggio che è insieme racconto intimo e personale, un racconto della genesi e dell’evoluzione del celebre rompicapo, l’esplorazione delle sue implicazioni culturali, artistiche, matematiche e persino musicali. Il Cubo di Rubik ha un significato per chiunque abbia vissuto gli anni Settanta e Ottanta del diciannovesimo secolo, ha un posto speciale nella nostra memoria.

E proprio un aneddoto personale dell’autore, che ci trasporta a bordo di un volo Roma-Bangkok nell’agosto del 1981, apre il racconto. Tra partite di carte cinesi e riflessioni su Baudelaire, Virtuani si cimenta con il Cubo di Rubik, simbolo di una mania globale che aveva diviso il mondo tra chi riusciva a risolverlo e chi si perdeva nelle infinite mosse. E non è solo gioco, per quanto democratico e intelligente, le molte connessioni del Cubo con la matematica, la scienza, l’arte e la società, mostrano come un semplice oggetto possa diventare un simbolo di creatività, ingegno e perseveranza per generazioni. L’uso del Cubo nelle scuole, nelle competizioni di speedcubing e persino nella musica, con il progetto innovativo di CubeHarmonic rappresentano presente e futuro di un oggetto che è anche metodo scientifico. Ed è ancora icona di mondi diversi, dalla scienza alla moda, al design, unisce età, mondi e generazioni diversi, agli antipodi del globo.

Paolo Virtuani, Sei facce di genialità. Il Cubo di Rubik e la sua storia, Baldini+Castoldi, pagg. 128, €18

 

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