Il caso

Garlasco, esami confermano presenza Dna “ignoto 3”. Chiesti chiarimenti sul metodo prelievo tampone a Chiara

Gli esami hanno confermato che dei cinque campioni uno è quello dell’assistente del medico legale che nel 2007 effettuò l’autopsia sulla vittima e l’altro appartiene a un uomo sconosciuto, ignoto 3. Illeggibili gli altri tre.

aggiornato il 14 luglio alle ore 17,14

Incidente probatorio per l’omicidio di Garlasco presso la Questura di via Fatebenefratelli, Milano 4 Luglio 2025 ANSA/MATTEO CORNER

3' di lettura

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Sono arrivati gli esiti sul tampone orofaringeo di Chiara Poggi analizzati nell’incidente probatorio nell’ambito della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. A quanto si apprende, gli esami hanno confermato che dei cinque campioni uno è quello dell’assistente del medico legale che nel 2007 effettuò l’autopsia sulla vittima e l’altro appartiene a un uomo sconosciuto, ignoto 3. Illeggibili gli altri tre.

Da quanto è stato riferito da consulenti delle parti il dato grezzo su uno dei tamponi della ragazza, uccisa il 13 agosto 2007, a Garlasco, è stato trasmesso da Denise Albani, la genetista incaricata dalla gip pavese Daniela Garlaschelli di effettuare gli accertamenti tecnici irripetibili.

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Chiesti chiarimenti sul metodo prelievo tampone a Chiara

Denise Albani chiederà al medico legale che effettuò l’autopsia sulla vittima chiarimenti su come ha eseguito il prelievo salivare, sul perché abbia usato una garza che non è sterile e non un tampone, e chi eventualmente era presente in sala autoptica oltre a lui e al suo assistente. La richiesta di lumi al dottor Dario Ballardini servirà per capire se la traccia di Dna maschile senza identità, confermata dalla replica degli esami sul tampone orofaringeo della ragazza, sia frutto di una contaminazione.

Dato di una prima estrazione e che parla di un profilo genetico Y ma in una ridottissima quantità, il che potrebbe anche essere dovuto a una ’contaminazione’, di chi ha maneggiato per esempio la garza con cui all’epoca venne prelevato il materiale. C’è infatti chi pensa che tale Dna possa appartenere a un “inquinamento” dell’assistente di Dario Ballardini.

Oltre a questo, tra quelle residue e che sono state campionate per ultime da Denise Albani ci sono altre tracce su cui andranno effettuati altri approfondimenti.

Finora sul frammento del tappetino e sui tamponi a lei prelevati è stati isolato solo il suo Dna, mentre dal segmento pilifero trovato nei rifiuti non è stato possibile ricavare alcunché.

Sempre riguardo all’incidente probatorio, la macchia, cosiddetta ipotenare, presente sull’impronta 33, quella ormai nota repertata sul muro delle scale verso la cantina dove fu trovato il corpo giovane, sostengono Luciano Garofano e Luigi Bisogno, consulenti di Sempio, è una manifestazione fisiologica di contatto per accumulo di sudore, non una traccia di sangue.

E’ di Stasi invece, il profilo isolato sulla cannuccia dell’Estathè, uno dei reperti della spazzatura mai analizzati. Invece, non c’è ancora un programma, con tempi e modalità, per quello che sarà il cuore del maxi accertamento, su cui puntano tutto i pm, ovvero l’analisi dei due profili genetici sui “margini ungueali” di Chiara, di cui uno attribuito a Sempio da una consulenza della Procura, seguita a quella della difesa Stasi.

Si sa che i due periti della gip hanno chiesto il materiale, come i dati grezzi e le schede di lavoro, al prof De Stefano, che ai tempi del processo d’appello bis a Stasi aveva ritenuto non fosse sufficiente.

Garante Privacy, stop immagini autopsia Chiara Poggi

Intanto, il Garante privacy ha adottato, d’ufficio e in via d’urgenza, un provvedimento di blocco nei confronti di un soggetto che sta rendendo disponibile online, a pagamento, un video contenente le immagini dell’autopsia di Chiara Poggi. Con lo stesso provvedimento, l’Autorità avverte i media e i siti web che l’eventuale diffusione delle immagini risulterebbe illecita in quanto in contrasto con le regole deontologiche dei giornalisti e la normativa privacy.

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