6. Intassabilità per tutti del minimo vitale (come in Germania). Ciò risponde alla parità di trattamento tra tutti i contribuenti, una sorta di detassazione di un “figurativo” reddito di cittadinanza.
7. Agevolare il trattamento fiscale della famiglia, mai oggetto di attenzione da parte del legislatore in un Paese in cui la natalità si avvicina quasi allo zero. I modelli non mancano: il quoziente familiare alla francese o il meccanismo dello splitting tedesco o statunitense.
8. Il riordino delle categorie di reddito. Non solo razionalizzare il sistema, ad esempio, della tassazione dei redditi finanziari, ma, soprattutto, abbandonare la “casistica” nella determinazione dei redditi tassabili e definire delle precise nozioni per ciascuna categoria di reddito (De Mita).
9. Rimodulazione ed eventuale innalzamento del numero degli scaglioni, in un sistema che tenda alla diminuzione della pressione fiscale complessiva, e, al contempo, assicuri una vera progressività dell’imposta. È senz’altro l’obiettivo più difficile, ma quello che tutti si aspettano. Abbandonato il sogno irrealizzabile della flat tax, occorre non soltanto rimodulare le aliquote al ribasso per i redditi di entità minore, ma anche applicare le aliquote marginali ai redditi di rilevantissimo ammontare, in modo tale da non scoraggiare la produzione.
10. La semplificazione, che si inserisce nel quadro generale dell’auspicata codificazione tributaria (Ragucci) e che comporta, come condivisibilmente afferma il ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, la riduzione non solo degli adempimenti («il costo dell’obbedienza fiscale»), ma anche l’onere derivante dalla complessità e dall’incertezza del sistema.