Un bravo manager? Tutte le qualità che servono alle Pmi italiane
di Gianni Rusconi
3' di lettura
3' di lettura
Se eccellenza operativa e imprenditorialità sono le due macro-competenze del «bravo manager» sotto l’aspetto professionale, sincerità, coinvolgimento democratico e azione sono invece le tre principali componenti valoriali del «manager bravo» dal punto di vista della persona. Sono queste, in sintesi, le linee guida che emergono da una recente indagine promossa da Federmanager e realizzata da The European House Ambrosetti che ha dipinto un “ritratto” del management delle aziende di medie e piccole dimensioni della Penisola.
GUARDA IL VIDEO. Supermanager responsabili
Tante, come sempre in questi casi, le sfaccettature delineate con le risposte degli oltre 1.630 manager oggetto di studio e dalle impressioni più approfondite raccolte da 80 professionisti appartenenti a 65 differenti organizzazioni. Interessante, innanzitutto, osservare come la componente sincerità, intesa come trasparenza e propensione verso la condivisione delle informazioni, sia comune all’81% degli intervistati. Altro valore guida ritenuto fondamentale è l’esercizio democratico della leadership, che trova d’accordo il 72% dei manager, mentre il 42% è dell’idea che il processo decisionale debba avvenire attraverso la consultazione allargata a tutte le forze in campo.
Sicuramente diffuso, ma forse non abbastanza, è quindi un terzo elemento di efficacia, e cioè la capacità di agire: quasi la metà dei rispondenti (il 47% per la precisione) conferma un forte orientamento al «problem solving» e all’ottimizzazione delle risorse e trova sponda in un ulteriore 21% di manager che identifica il proprio ruolo nella dimensione del “fare” piuttosto che in quella di “essere” qualcuno. Fra le virtù che caratterizzano il bagaglio professionale dei manager, l’eccellenza operativa, e quindi la capacità di snellire i processi e l’organizzazione per dare risposte veloci ai cambiamenti, risulta essere la macro-competenza più rilevante sia in fatto di importanza che in termini di adozione.
Altrettanto strategico è considerato il fattore imprenditorialità, espressa in modo particolare nella predisposizione a una decisionalità veloce e tempestiva e riflesso diretto di una forte iniziativa personale. La chiave di lettura che ha dato di questi indicatori Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager, ci conferma come all'interno delle aziende sia in atto (perlomeno a parole) un processo di trasformazione anche in termini culturali.







