Turismo

Un bando per ripopolare 32 borghi del Trentino

di Valentina Saini

4' di lettura

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Sono 32 i comuni trentini selezionati dalla Provincia autonoma di Trento per la sua ultima iniziativa di rivitalizzazione delle aree a rischio spopolamento, quelle montane. Il bando è in uscita il 19 maggio. Da Bondone, paesino di poco più di 600 anime a 720 metri di altitudine, noto per la sua bella vista sul lago di Idro, a Rabbi, 1095 metri sul livello del mare e circa 1360 abitanti nel cuore del Parco nazionale dello Stelvio, si tratta di borghi circondati da paesaggi incantevoli, ma più popolari come destinazioni turistiche che come luoghi in cui vivere.

L’intervento prevede un contributo a fondo perduto fino al 40% della spesa nei centri storici e al 35% nelle altre aree per un massimo di 80.000 euro in caso di ristrutturazione, e un massimo di 20.000 euro per l’acquisto, a fronte dell’impegno di vivere nell’immobile per almeno dieci anni o affittarlo a canone moderato. L’obiettivo è attirare nuovi residenti e convincere i giovani a restare, infatti gli under 45 sono gli unici a poter fare domanda pur avendo già la residenza nei comuni. Del resto contrastare lo stillicidio di abitanti delle cosiddette «terre alte» è strategico, anche per ragioni molto concrete. C’è la questione delle aziende, ad esempio, che esistono anche in montagna e hanno bisogno di persone che ci lavorino. C’è l’emergenza abitativa, per cui non sempre chi cerca una casa la trova a prezzi accessibili. E c’è la gestione del territorio, i cui benefici si notano anche a fondovalle. «Con l’assenza di popolazione che curi i territori di montagna si rischiano effetti catastrofici nel caso di fenomeni climatici estremi. Questo è un ulteriore dato da non sottovalutare: siamo tutti interconnessi e interdipendenti», spiega Marta Villa, antropologa culturale Università di Trento. A essere danneggiate dallo spopolamento, però, sono anzitutto le comunità locali. «La collettività perde il suo patrimonio materiale e immateriale, la socialità, la proattività. Se si raggiunge la soglia del non ritorno si assiste al progressivo abbandono e l’emorragia non ha più freno» aggiunge Villa.

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Rivitalizzare le comunità

Il declino demografico è molto più palese nei piccoli centri che in città. Ed è proprio il calo delle nascite, sommato alla tendenza a trasferirsi in città o persino a emigrare cominciata già verso la metà del secolo scorso, quando non prima, che lascia sempre più case vuote in montagna. Ne sono un esempio i tre comuni dell’Altopiano del Tesino, tutti selezionati per il piano anti-spopolamento. Castello Tesino, ad esempio, conta oggi circa 1150 abitanti contro i 2400 abitanti del 1961. Nel vicino Cinte Tesino la popolazione è poco più di un terzo di quella del 1921. Eppure si tratta di comunità coese, che da tempo operano sempre più in sinergia, osserva Silvia Fattore, impiegata alla Cassa Rurale Valsugana e Tesino ed ex assessora comunale al turismo di Castello Tesino. Ad esempio i tre centri, a pochi minuti di auto l’uno dall’altro, si sono spartiti le scuole. A Cinte c’è l’asilo nido, Pieve e Castello Tesino hanno una scuola materna ciascuno; le elementari sono a Pieve e le medie a Castello. Quella della provincia è «un’iniziativa da accogliere a braccia aperte» secondo Fattore, che enumera i servizi presenti sull’altopiano: la banca, due case di riposo, il medico di base e la farmacia, due biblioteche, un piccolo supermercato e un negozio di alimentari, una stazione dei carabinieri e tre caserme dei vigili del fuoco volontari. «Abbiamo anche il cinema, il teatro, tante attività per i bambini e varie realtà associative. Noi qui abbiamo tutto. Ci manca una sola cosa, la gente».

Alloggi a canone ribassato

Ma il contributo a fondo perduto annunciato a marzo non è l’unico modo in cui si tenta di contrastare lo spopolamento in Trentino. Ad esempio c’è anche il progetto “Vallarsa da vivere”, che prevede l’affitto a canone ribassato di otto alloggi di Itea, l’Istituto trentino per l’edilizia abitativa, in cambio dell’impegno a dedicare almeno quattro ore al mese alla comunità, ad esempio curando gli spazi verdi. Sei alloggi si trovano ad Anghebeni e due a Parrocchia, entrambe frazioni del comune di Vallarsa, che da una parte confina con Rovereto e dall’altra con l’alto vicentino. Per trovare i servizi essenziali, dalla banca all’ufficio postale, dal medico di base e la farmacia alle scuole elementari e il supermercato, basta raggiungere Raossi, a tre e quattro minuti di macchina da Parrocchia e Anghebeni rispettivamente. Il sindaco, Luca Costa, tiene a sottolineare che non si tratta solo di mettere a disposizione degli alloggi a un canone favorevole (del 40% inferiore a quello di mercato per gli alloggi di Anghebeni e del 30% per quelli di Parrocchia) «per aiutare i giovani e in generale le persone a restare a vivere nella valle o a trasferirsi qui. È importante anche favorire la loro partecipazione alla vita sociale. Questo li aiuterà a integrarsi nella comunità e ad affezionarsi a questi luoghi».

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