Un anonimo e tre geni del Rinascimento per riscoprire Villa Adriana
Il saggio di Bruciati e Cinque sottolinea il ruolo di Morto da Feltro, ponte ideale tra Michelangelo, Leonardo e Raffaello, che furono a Tivoli
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Villa Adriana è un caleidoscopio di arte, architettura e archeologia. Strati da sfogliare come pagine di cultura, attraversate anche dai geni del Rinascimento, Leonardo, Michelangelo e Raffaello. Andrea Bruciati e Giuseppina Enrica Cinque rileggono con perizia somma il sito Unesco con il volume Villa Adriana agli albori del Rinascimento, che si propone come approdo di decennali e accurate ricerche, con una grande quantità di dati, non di rado inediti e spesso poco noti o trascurati e non valorizzati appieno per offrire «percorsi di pensiero che mirano a ricucire un tessuto consunto dalle insufficienze della memoria».
Dal 1432, quando, sulla strada per Tivoli, l’archeologo ante litteram Ciriaco d’Ancona scorge da Ponte Lucano maestosi resti architettonici, identificabili con i ruderi tiburtini, fino al 1461, quando Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, fa intraprendere una prima campagna di indagini nel sito, la villa si svela e il ritrovamento delle Muse (delle quali quattro assise sono oggi al Prado) diffonde le meraviglie tiburtine. Nel 1496, un giovane Michelangelo dipinge una tavola in cui la Vergine mostra torsione del busto e postura simili alle Muse adrianee; Leonardo appunta in un folio del Codice Atlantico la sua prima esperienza a Villa Adriana nel 1501 e la si ritrova, ad esempio, nelle posture per i personaggi femminili nella Vergine con Sant’Anna, il Bambino, San Giovannino e l’agnellino. Raffaello cita la sua visita in relazione alla lettera del cardinale Pietro Bembo (1516) e di certo aveva potuto ammirare le Muse nella “vigna del papa” a Monte Mario, nei cui giardini si trovavano dal 1519. Architetture, decorazioni parietali, grottesche plasmano la personalità dei tre geni del Rinascimento e il saggio svela come il ruolo di ponte ideale tra Michelangelo, Leonardo e Raffaello, sia da ascrivere all’anonimo Morto da Feltro, «un personaggio trasmesso da Vasari quale maestro delle grottesche e frequentatore di Villa Adriana, ma che, alla luce delle indagini condotte, diventa una figura chiave per rileggere l’insieme degli accadimenti secondo un’interpretazione congruente con le fonti». Secondo Vasari, Morto da Feltro «ritrovò […] le grottesche più simili alla maniera antica che alcun altro pittore» e, lavorando a Roma tra il 1492/1494 e il 1506/1507, lascia il suo nome sulle volte della Domus Aurea, scritto in greco e in italiano, e anche – come spiega Giuseppina Enrica Cinque – a Villa Adriana, sull’intonaco di un criptoportico in origine ricoperto di pitture. La personalità di Morto da Feltro emerge prepotente dalla ricerca multidisciplinare di Bruciati e Cinque ed è la chiave della fortuna del sito di Tivoli durante il Rinascimento: da quell’epoca d’oro, Muse e grottesche diventano patrimonio dell’umanità.
Andrea Bruciati, Giuseppina Enrica Cinque, Villa Adriana agli albori del Rinascimento. Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Dei Merangoli, pagg. 496, € 110









