La nuova tariffa, uguale per tutti i gestori (oggi ci sono sei regimi), taglia soprattutto remunerazione del capitale investito e costi riconosciuti in tariffa (si veda il grafico qui a destra).
Il tasso di remunerazione del capitale è stato tagliato al 7% mentre finora si è anche superato il 10%, come reso pubblico solo dopo il crollo del Morandi. E il capitale su cui applicare questo tasso è minore di quello considerato nelle tariffe precedenti: vanno sottratte le quote ammortizzate.
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Sui costi si segue la teoria secondo cui il progresso fa recuperare efficienza e si calcola una percentuale per ogni gestore. Chi non taglia i costi si vede riconoscere in tariffa rincari legati solo ai minori costi calcolati dall’Art. Per i gestori, i criteri non sono chiari e in piccole concessionarie i tagli implicano la sostituzione del personale ai caselli con Telepass e casse automatiche. Ciò apre problemi con i lavoratori e contrasta con atti del ministero che per ragioni di sicurezza stabiliscono di mantenere i presìdi. Tutto ciò - è bene chiarirlo - non garantisce tariffe più basse: a parte i passaggi rimessi a ministero e singoli gestori, l’Art riconosce di contro rincari per qualità (per esempio, a sistemi di telepedaggio che non fanno rallentare), ambiente o in ore o giorni di punta.
Le delibere Art vigono dal 1° gennaio 2020. Ma si potranno applicare solo dopo che ciascun gestore si sarà accordato col ministero. Cosa difficile, anche perché i gestori hanno presentato ricorsi al Tar, basati soprattutto sul principio comunitario del rispetto dei patti per tutta la durata contrattuale.