Come cambiano le concessioni

Genova un anno dopo: autostrade con più controlli e nuove tariffe

Ai gestori meno ricavi, ma non è detto che gli utenti risparmieranno sempre. Paralizzata la nuova Agenzia di vigilanza, stretta su manutenzione viadotti e barriere

di Maurizio Caprino

Il Ponte Morandi dalla costruzione al crollo

3' di lettura

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Nuove tariffe con tagli ai profitti, più controlli. Le concessioni autostradali non paiono più le stesse, a un anno dal crollo del Ponte Morandi. È una sorta di eredità lasciata dal Governo ora in crisi. Le strette previste dal decreto Genova di ottobre 2018 e da altri atti della gestione Toninelli del ministero delle Infrastrutture hanno disegnato un sistema più rigoroso. Ma applicarlo non sarà facile, tra resistenze delle concessionarie e problemi delle strutture ministeriali. Inoltre, non è detto che le nuove tariffe freneranno i rincari.

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Le nuove tariffe

Nel settore autostradale, cambiare le regole in corsa è più difficile che negli altri: crea più problemi legali e allontana gli investitori. Ma il decreto Genova ha dato all’Art (l’Autorità di regolazione dei trasporti) la competenza anche sulle concessioni in corso. Così l’Art ha disegnato un sistema applicabile anche a esse, man mano che scadono i piani finanziari, che di quinquennio in quinquennio prevedono gli investimenti, gli altri costi e la loro copertura in funzione del traffico previsto, fungendo così da base per determinare le tariffe. A giugno l’Art ha emanato le delibere per i 16 gestori con piano in scadenza.

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La nuova tariffa, uguale per tutti i gestori (oggi ci sono sei regimi), taglia soprattutto remunerazione del capitale investito e costi riconosciuti in tariffa (si veda il grafico qui a destra).

Il tasso di remunerazione del capitale è stato tagliato al 7% mentre finora si è anche superato il 10%, come reso pubblico solo dopo il crollo del Morandi. E il capitale su cui applicare questo tasso è minore di quello considerato nelle tariffe precedenti: vanno sottratte le quote ammortizzate.

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Sui costi si segue la teoria secondo cui il progresso fa recuperare efficienza e si calcola una percentuale per ogni gestore. Chi non taglia i costi si vede riconoscere in tariffa rincari legati solo ai minori costi calcolati dall’Art. Per i gestori, i criteri non sono chiari e in piccole concessionarie i tagli implicano la sostituzione del personale ai caselli con Telepass e casse automatiche. Ciò apre problemi con i lavoratori e contrasta con atti del ministero che per ragioni di sicurezza stabiliscono di mantenere i presìdi. Tutto ciò - è bene chiarirlo - non garantisce tariffe più basse: a parte i passaggi rimessi a ministero e singoli gestori, l’Art riconosce di contro rincari per qualità (per esempio, a sistemi di telepedaggio che non fanno rallentare), ambiente o in ore o giorni di punta.

Le delibere Art vigono dal 1° gennaio 2020. Ma si potranno applicare solo dopo che ciascun gestore si sarà accordato col ministero. Cosa difficile, anche perché i gestori hanno presentato ricorsi al Tar, basati soprattutto sul principio comunitario del rispetto dei patti per tutta la durata contrattuale.

I controlli

Il decreto Genova stringe soprattutto istituendo una nuova agenzia, l’Ansfisa, che deve incorporare l’Ansf (sicurezza ferroviaria) e avere competenza anche sugli aspetti strutturali di strade e ferrovie. Ma la sua costituzione è stata ostacolata all’interno dello stesso ministero e l’agenzia non opera ancora.

Toninelli ha puntato di più su nuove regole tecniche. Soprattutto su quelle per la manutenzione dei viadotti, testate con riservatezza nei mesi scorsi assieme a tre università per verificare i calcoli fatti dal gestore, su cui indagini giudiziarie e polemiche sono state frequenti in questi mesi. I primi risultati si sono già visti: dopo il crollo di Genova, Aspi ha avviato controlli straordinari e in prospettiva c’è una revisione delle procedure.

Nuove regole anche per le barriere di sicurezza (guard-rail e new jersey), che però sono state elaborate senza tenere conto di alcuni parametri. Ciò desta perplessità, anche nel Consiglio superiore dei lavori pubblici: si rischia, per esempio, di costringere i gestori a cambiare alcune barriere anche quando non necessario, distraendo fondi da punti critici.

LE CIFRE CHIAVE

*) Tasso medio ponderato del costo del capitale (Wacc) nominale prima delle tasse su opere da realizzare e asset non reversibili (immobili, automezzi e tutto quanto non va restituito gratuitamente al concedente a fine concessione) (**) Data prevista in proroga dal 2038 se verrà sbloccata la realizzazione della Gronda di Genova

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