Start

Impara l’arte
Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Barbara Ganz, Valeria Zanetti
2' di lettura
2' di lettura
Il tema della multiculturalità e apertura verso il mondo non è una opportunità ma una necessità per una realtà come Carel, base a Brugine (Padova), leader delle componenti e soluzioni tecnologicamente avanzate nei mercati del condizionamento aria e refrigerazione, un fatturato superiore al mezzo miliardo. Presente in 30 Paesi, il gruppo conta circa 2.500 dipendenti di cui 900 in Italia. «Si è partiti 20 anni fa con una esigenza di apertura commerciale verso altri Paesi in un’ottica di primordiale globalizzazione, poi lo sviluppo commerciale è diventato molto di più» spiega Carlo Vanin, a capo della direzione Risorse umane del Gruppo. Oggi sono oltre 25 le nazionalità al lavoro: «Varcare i confini nazionali richiede preparazione, non si improvvisa. Ci sono anche da gestire paura e insicurezza: quando l’azienda si apre all’esterno in termini commerciali o produttivi emerge la paura della delocalizzazione nei colleghi italiani: che ne sarà di noi?». E c’è anche la paura di chi sta fuori, se c’è una fusione o acquisizione: «Questo va considerato nell’evoluzione multiculturale: c’è una resistenza iniziale sia sul fronte italiano che estero. Occorre gestire, comunicare, essere credibili. Noi abbiamo fatto dell’inglese la lingua di gruppo, ma non è così familiare per tutti ad esempio in Cina o Est Europa: nonostante questo al personale devono passare i giusti messaggi con la giusta empatia». Nelle fasi successive integrazione e inclusione richiedono «mille iniziative per includere e integrare culture, stili di vita, valori. Non c’è nulla di meglio dell’esperienza, del vissuto: spesso favoriamo lo scambio reciproco, italiani all’estero e stranieri qui, per conoscere la realtà della casa madre e contaminarsi positivamente. Questo può aiutare a creare una identità unica che è il nostro obiettivo: non certo un unico modo di pensare e agire, ma di caratterizzarsi rispetto ad altre realtà con un tessuto comune in cui tutti possano riconoscersi con la stessa dignità». Fra le difficoltà, vanno considerati anche possibili pregiudizi: «È accaduto con una certa difficoltà di integrazione di una società acquisita nel Nord Europa, a fronte di un certo scetticismo culturale verso l’Italia. Il consiglio è di non agire mai da colonizzatori, sempre con umiltà, ascolto e autentica apertura con la volontà di generare scambi positivi».