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Ue, verso una rete 5G di comunicazione su emergenza e primo intervento

Un sistema integrato collegherà i servizi di primo intervento di almeno 12 Stati membri entro il 2030, migliorando coordinamento e risposta alle emergenze

dal nostro corrispondente Beda Romano

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La vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, e il commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione, Magnus Brunner (a destra).  EPA/OLIVIER HOSLET EPA

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BRUXELLES – La Commissione europea ha presentato oggi, mercoledì 30 settembre, un nuovo sistema di comunicazione intraeuropea da usare in tutte le occasioni di primo intervento e di emergenza. In questa ottica, i paesi membri saranno chiamati a transitare da sistemi radio a tecnologie 5G. La proposta dell’esecutivo comunitario prevede altresì la nascita di un centro di monitoraggio dei rischi cibernetici, con il compito di coordinare la risposta dei paesi membri.

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«Vogliamo garantire che i nostri primi soccorritori dispongano degli strumenti necessari per condividere dati fondamentali, coordinare le istruzioni in tempo reale e operare insieme oltre i confini», ha spiegato Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione europea. Ha aggiunto Magnus Brunner, commissario agli affari interni: «In collaborazione con alcune aziende europee abbiamo sviluppato una soluzione a livello europeo, riducendo la nostra dipendenza dalla tecnologia straniera».

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Attualmente i servizi di primo intervento a livello nazionale non hanno le capacità di comunicare tra di loro. La Commissione europea vuole permettere loro di essere in contatto permanente, con l’obiettivo di reagire in modo più efficiente non solo ai disastri naturali (incendi o alluvioni), ma anche ai rischi cibernetici, alla presenza di droni o in occasione di attacchi terroristici. La nuova rete sarà a banda larga, con la possibilità di utilizzare anche le comunicazioni satellitari.

In una conferenza stampa, la vicepresidente Virkkunen ha spiegato che il nuovo sistema di comunicazione dovrebbe vedere la luce entro il 2030, collegando in una prima fase una dozzina di Stati membri («Alcuni paesi potrebbero collaborare anche prima», ha precisato). L’entrata a regime è prevista nel 2036. «La nuova rete sarà per l’Europa e fatta in Europa», ha sottolineato il commissario Brunner. Un progetto-pilota è già in corso, e coinvolge quattro gruppi industriali europei.

«Il nuovo sistema - spiega inoltre la Commissione europea nella documentazione distribuita alla stampa - coprirà l’intero territorio dell’Unione europea nonché i paesi associati allo spazio Schengen. Il sistema riguarderà tutti i servizi di emergenza: forze dell’ordine, vigili del fuoco, protezione civile e personale di pronto intervento medico. Gli Stati membri potranno aggiungere ulteriori utenti, in particolare le forze armate, a loro discrezione».

Come detto, la proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea e che andrà approvata dal Consiglio e dal Parlamento, prevede la nascita di un centro di monitoraggio della sicurezza dell’Unione europea che analizzerà i rischi informatici e di sicurezza, valuterà le minacce e fornirà sostegno agli Stati membri. Il nuovo ente dovrà coordinarsi con il già esistente centro di coordinamento delle risposte europee in caso di emergenza (noto con l’acronimo inglese ERCC).

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