Lo studio

Ue, tassi ipotecari e aumento dei costi di costruzione fanno lievitare i prezzi delle case

Rincari ovunque, l’Italia in mezzo alla classifica europea

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore, Italia) e Elena Sanz (El Confidencial, Spagna)

4' di lettura

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 In meno di 10 anni i prezzi delle case in Europa sono aumentati del 48%. La crescita maggiore è stata registrata in Ungheria, dove sono cresciuti del 173%, mentre il dato più basso è stato in Finlandia con appena il 5%. In Italia, dal 2015 al 2023, il rincaro è stato comunque significativo, sebbene più basso rispetto agli altri, con una percentuale che si è fermata all’8,3%.

Le cause dell’aumento prezzi

Le ragioni principali che hanno contribuito al rincaro dei prezzi, come emerge da un documento pubblicato dal Parlamento europeo (su diversi dati tra cui quelli dell’Eurostat) proprio sui rincari che riguardano le abitazioni, sono legate «all’aumento dei costi di costruzione e dei tassi ipotecari, la diminuzione delle costruzioni che ha limitato l’offerta e l’aumento dell’acquisto di immobili come investimento per generare un reddito aggiuntivo».

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Nodo affitti

Anche gli affitti nell’Unione europea sono diventati più costosi. Tra il 2010 e il 2022, gli affitti sono aumentati in media del 18%, in parte a causa dell’aumento degli affitti a breve termine, che hanno tolto dal mercato case e appartamenti.

Nel 2023, in Europa il 10,6% delle famiglie residenti in zone urbane e il 7% di quelle rurali «ha visto i costi abitativi superare il 40% del reddito disponibile». Non solo. «Più di un quarto dei greci che vivono in città pari al 31% ha affrontato costi abitativi superiori al 40% del proprio reddito, mentre solo circa il 6% delle famiglie urbane slovacche ha sperimentato lo stesso problema».

Le abitazioni

Dallo studio emerge che più di due terzi degli europei vivono in famiglie che possiedono la propria abitazione. Poco più della metà vive in una casa e in media ci sono 1,6 camere per persona. Il 17% degli europei vive in case che non offrono uno spazio adeguato (una stanza per coppia adulti, persona singola, coppie di fratelli/sorelle di età tra 12 e 17 anni, bambini di età superiore a 12 anni o bambini di età inferiore a 12 anni).

Il report S&P

L’ultimo report di S&P Global Ratings (S&P) sul mercato immobiliare residenziale europeo ha rivisto al rialzo le previsione sui prezzi delle abitazioni per quest’anno sopratutto su Spagna, Portogallo e Belgio. E a ripresa dei prestiti immobiliari, più veloce del previsto, sarebbe dovuta al forte mercato del lavoro europeo. L’agenzia di rating prevede, comunque, un moderato aumento dei prezzi delle abitazioni dal 2024 al 2027.

I costi e il reddito

Un modo per misurare se i costi dell’alloggio sono troppo elevati è quello di osservare il rapporto tra prezzo dell’alloggio e reddito. Se i costi dell’abitazione superano il 40% del reddito disponibile, è segno che le famiglie hanno problemi di alloggio.

Affinché la relazione tra i prezzi delle case e il reddito delle famiglie si normalizzi, sarà necessario del tempo. Sopratutto dopo il doppio choc provocato prima dalla pandemia e poi dalla crisi energetica. Un altro aspetto che andrà a condizionare il mercato sarà quello legato al fatto che le normative sempre più stringenti in materia di edilizia termica determinano uno spostamento della domanda verso nuove case. Un settore che sembra destinato ad aumentare.

Il caso spagnolo

Negli ultimi anni, i costi di costruzione sono diventati un fattore determinante nell’aumento dei prezzi delle nuove abitazioni in Spagna, spinti da eventi globali come la pandemia e la guerra in Ucraina. Secondo i dati della Confederación Nacional de la Construcción (CNC), i costi di costruzione sono cresciuti di oltre il 25% tra il 2019 e il 2022, con picchi del 30% per alcune materie prime, come acciaio e cemento, a causa delle interruzioni delle catene di approvvigionamento e dell’aumento dei prezzi energetici.

Questi rincari hanno avuto un impatto diretto sui costi complessivi dei progetti edilizi. Se da un lato alcuni costruttori hanno ridotto i propri margini per contenere i prezzi, dall’altro la maggior parte del peso economico è stata trasferita ai compratori. Questo fenomeno si inserisce in un contesto di scarsità di nuove abitazioni disponibili sul mercato: l’offerta di case di nuova costruzione è scesa di circa il 20% rispetto al 2018, aggravando ulteriormente la pressione sui prezzi.

Dal 2022, i costi di costruzione hanno mostrato segnali di stabilizzazione. La normalizzazione delle catene di approvvigionamento, il calo dei prezzi dell’energia (il gas naturale, ad esempio, ha registrato una riduzione del 50% rispetto ai picchi del 2022) e il rallentamento del conflitto in Ucraina hanno contribuito a contenere l’inflazione dei materiali da costruzione. Tuttavia, questa tregua rischia di essere temporanea: la cronica carenza di manodopera qualificata potrebbe innescare nuovi aumenti, compensando i risparmi ottenuti in altre aree.

La mancanza di personale specializzato è un problema strutturale del settore edile spagnolo. Attualmente, circa il 75% della forza lavoro ha più di 45 anni, secondo un rapporto dell’Instituto Nacional de Estadística (INE), mentre solo il 9% degli occupati ha meno di 30 anni. Inoltre, il settore è fortemente maschile, con le donne che rappresentano meno del 9% della forza lavoro. Questa situazione rende il settore poco attrattivo per le nuove generazioni, nonostante i salari medi siano cresciuti del 15% tra il 2020 e il 2023 per cercare di colmare il gap di competenze.

I costi del lavoro sono ormai uno dei principali fattori che determinano l’aumento delle spese di costruzione, con una crescita del 12% dal 2021 al 2023. Questa dinamica, unita alla persistente scarsità di nuove abitazioni, continua a far lievitare il prezzo finale delle case in Spagna, rendendo sempre più difficile l’accesso al mercato immobiliare per le famiglie.

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato realizzato con il contributo di Elena Sanz (El Confidencial, Spagna)

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