L’indagine

Ue, imballaggi per 83,4 milioni di tonnellate. Cresce la plastica

Nella Ue prodotti l’equivalente di 186,5 chili per abitante: un calo di 3,6 chili rispetto al 2021 ma una crescita di 31,7 chili rispetto a dieci anni prima

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore, Italia)

4' di lettura

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In dieci anni in Europa, è aumentata la quantità di rifiuti da imballaggi e, seppure con percentuali più basse, il volume dei materiali riciclati. I paesi più virtuosi sono la Slovacchia con il 60%, il Belgio con il 54%. E poi Germania e Slovenia entrambi al 51%. L’Italia, che ha riciclato il 46% dei rifiuti di plastica, ha una posizione superiore alla media europea che vede anche percentuali molto basse (come quelle di Francia e Austria al 25%, Danimarca al 23% e Malta al 16%).

Imballaggi per 83,4 milioni di tonnellate in Ue

I dati arrivano dall’ultimo rapporto Eurostat, in riferimento al 2022. Due anni fa, nell’Unione europea sono stati prodotti complessivamente 83,4 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio, pari a 186,5 chili per abitante. Un valore che registra un calo di 3,6 chili rispetto al 2021, ma una crescita di 31,7 chili rispetto a dieci anni prima.

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Quanto alla composizione dei rifiuti, il 41% era costituito da carta e cartone, il 19% da plastica, il 19% da vetro, il 16% da legno e il 5% da metallo.

Nel 2022, per ogni abitante dell’Ue sono stati generati in media 36,1 chili di rifiuti di imballaggi in plastica e di questi 14,7 chili sono stati riciclati. In dieci anni (dal 2012 al 2022) la quantità di rifiuti di imballaggi in plastica è cresciuta di 7,6 chili a persona mentre la quantità riciclata è aumentata di 4 chili.

Italia virtuosa

In Italia nel 2023, come si legge nella relazione generale del Conai (il consorzio nazionale imballaggi) è stato riciclato il 75,3% dei rifiuti da imballaggio. Si tratta quindi di 10 milioni e 470mila tonnellate su un totale di quasi 14 milioni di tonnellate immesse al consumo. Una percentuale di riciclo in forte crescita rispetto al 71% circa del 2022, anche per via di una riduzione dei pack immessi al consumo in Italia.

Numeri incoraggianti per l’Italia, come è stato sottolineato dal Conai. «I risultati 2023 - sottolinea la direttrice Simona Fontana - superano i target UE previsti al 2030 nonostante un contesto generale difficile per le imprese italiane».

Nel dettaglio, sono state riciclate 428mila tonnellate di acciaio, 59mila di alluminio, 4 milioni e 674mila di carta, 2 milioni e 164mila di legno, 1 milione e 55mila di plastica tradizionale e circa 44mila di bioplastica compostabile, 2 milioni e 46mila di vetro.

E se alle cifre del riciclo si sommano quelle del recupero energetico, ossia l’uso dei rifiuti di imballaggio come combustibile alternativo per produrre energia, il totale di imballaggi recuperati arriva a 11 milioni e 804mila tonnellate, ossia l’85% dei pack immessi al consumo.

Nel 2023 sono stati 7.242 i Comuni che hanno stipulato almeno una convenzione con il sistema consortile, con una fetta di popolazione servita pari al 96% degli Italiani. E oltre 15 milioni sono gli abitanti del Centro-Sud coinvolti in progetti territoriali speciali volti a far crescere le raccolte per il riciclo nelle aree ancora in ritardo.

Ai Comuni risorse per 696 milioni di euro

Per coprire i costi di ritiro dei rifiuti di imballaggio in modo differenziato, nel 2023 il Conai ha versato ai Comuni italiani 696 milioni di euro: risorse che provengono dalle imprese produttrici e utilizzatrici di imballaggi che si fanno carico dei costi da sostenere per gestirne il fine vita. I risultati di riciclo 2023 permettono all’Italia di rimanere in una posizione solida nel quadro europeo.

«Gli obiettivi complessivi di riciclo richiesti dall’Unione al 2030, quando ogni Stato dovrà riciclare almeno il 70% dei suoi rifiuti di imballaggio, sono ormai ampiamente superati - sottolinea la direttrice -. Secondo gli ultimi dati Eurostat, l’Italia è leader per riciclo pro-capite di imballaggi in un testa a testa con la Germania, staccando di diversi punti il più piccolo e gestibile Lussemburgo. Non è un caso che lo scorso anno la Commissione Europea abbia inserito il nostro Paese fra i nove non a rischio per il raggiungimento degli obiettivi di riciclo, nella sua relazione di segnalazione preventiva sull’attuazione delle Direttive sui rifiuti».

L’accordo di Consiglio Ue e Parlamento

Lo scorso marzo, intanto, è stato raggiunto un accordo provvisorio per rendere gli imballaggi più sostenibili e ridurne i rifiuti nell’Unione europea. La proposta, come sottolineato a marzo, «prende in considerazione l’intero ciclo di vita degli imballaggi. Stabilisce prescrizioni per garantire che gli imballaggi siano sicuri e sostenibili, imponendo che tutti gli imballaggi siano riciclabili e che la presenza di sostanze che destano preoccupazione sia ridotta al minimo». L’accordo è provvisorio in attesa dell’adozione formale da parte di entrambe le istituzioni.

Prescrizioni di sostenibilità

Il testo dell’accordo provvisorio mantiene la maggior parte delle prescrizioni di sostenibilità per tutti gli imballaggi immessi sul mercato e gli obiettivi principali proposti dalla Commissione.

«Rafforza le prescrizioni per le sostanze contenute negli imballaggi introducendo una restrizione sull’immissione sul mercato di imballaggi a contatto con i prodotti alimentari contenenti sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) al di sopra di determinate soglie. Per evitare sovrapposizioni con altri atti legislativi, i colegislatori hanno incaricato la Commissione di valutare la necessità di modificare tale restrizione entro quattro anni dalla data di applicazione del regolamento».

Obiettivi 2030 e 2040

L’accordo provvisorio mantiene gli obiettivi principali per il 2030 e il 2040 per quanto riguarda il contenuto riciclato minimo negli imballaggi di plastica. I colegislatori hanno convenuto di esentare da tali obiettivi gli imballaggi di plastica compostabile e gli imballaggi la cui componente di plastica rappresenta meno del 5% del peso totale degli imballaggi. La Commissione dovrà riesaminare l’attuazione degli obiettivi per il 2030 e valutare la fattibilità degli obiettivi per il 2040. L’accordo invita inoltre la Commissione a valutare, tre anni dopo l’entrata in vigore del regolamento, lo stato dello sviluppo tecnologico degli imballaggi di plastica a base biologica e, sulla base di tale valutazione, a stabilire prescrizioni di sostenibilità per il contenuto a base biologica negli imballaggi di plastica.

Stop al superfluo

Le nuove norme ridurrebbero gli imballaggi superflui fissando al 50% la proporzione massima di spazio vuoto negli imballaggi multipli, per il trasporto e per il commercio elettronico e imponendo ai fabbricanti e agli importatori di garantire che il peso e il volume degli imballaggi siano ridotti al minimo, fatta eccezione per i modelli di imballaggio protetti (a condizione che tale protezione sia già applicabile alla data di entrata in vigore del regolamento).

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato scritto da Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore, Italia) con il contributo di HVG (Ungheria)

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