Festival dell’Economia

Ue e Cina insieme più forti al tavolo negoziale con gli Stati Uniti

Gli Usa vivono un momento di instabilità incredibile con effetti a cascata sull’economia mondiale e tuttavia la domanda interna non può essere soddisfatta interamente dalla produzione domestica

di Roberta Miraglia

La situazione industriale globale e la cooperazione tra Usa, Cina ed Europa  Nella foto: Zhiyi He, Stefania Di Bartolomeo, Paolo Lazzarini, Lorenzo Stanca,  Roberta Miraglia

4' di lettura

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L’Unione europea ha ottime carte da giocare al tavolo dei negoziati con gli Stati Uniti nella guerra commerciale aperta dall’amministrazione Trump, ma lo deve fare con spirito unitario. Gli Usa vivono un momento di instabilità incredibile con effetti a cascata sull’economia mondiale e tuttavia la domanda interna non può essere soddisfatta interamente dalla produzione domestica, le conseguenze sull’inflazione sono già visibili e questo è un importante punto di forza dei Paesi europei. Un altro vantaggio è rappresentato dagli investimenti verso gli Stati Uniti, per oltre il 60% esteri. Inoltre, Washington ha bisogno che il resto del mondo acquisti il suo debito in costante crescita. Il negoziato imposto da Donald Trump alla fine riguarda proprio l’acquisto del debito. Se la Ue, infine, riuscirà ad avviare una collaborazione più stretta con la Cina, le carte da giocare aumenteranno nei negoziati imposti da Oltreoceano.

Sono le conclusioni emerse dal panel “La situazione industriale globale e la cooperazione tra Usa, Cina ed Europa” che si è svolto nel corso del Festival dell’Economia di Trento a cui hanno partecipato Stefania Di Bartolomeo, ceo di Physis Investment, Fintech americana specializzata in sostenibilità; He Zhiyi, professore dell’Institute for Global Industry dell’Università di Tsinghua; Lorenzo Stanca, managing partner di Mindful Capital, gestore di fondi di private equity concentrato soprattutto sulle piccole e medie imprese italiane; Paolo Lazzarini, chief strategy and business development officer di Amplifon, azienda italiana leader mondiale nelle soluzioni per l’udito.

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Il panorama globale industriale vede ormai la Ue come terza forza industriale, dopo Stati Uniti e Cina, secondo quanto emerge dalla ricerca del professor He, condotta dal 2016 al 2024 su 48mila società quotate di 117 Paesi in tutto il mondo. L’indagine ha elaborato un Indice di potenza industriale in grado di superare l’indicatore del Pil per tenere conto della complessità dell’attuale competizione globale. «Lo studio mette in evidenza che l’Unione europea, come unica economia, è la terza potenza a livello globale» ha sottolineato He. Se infatti tra i primi dieci Paesi al mondo dell’Indice di potenza industriale (in base a capitalizzazione, fatturato, utili delle società analizzate) ci sono Stati Uniti, Cina, Giappone, India, Regno Unito, Francia, Germania, Canada, Corea e Svizzera, quando si guardi alla Ue come blocco, l’indice la mette al terzo posto. Inoltre, tra i Paesi europei le prime quattro potenze sono Francia, Germania, Paesi Bassi e Italia.

La collaborazione tra Ue e Cina, in questo scenario, assume un peso maggiore, sottolinea Lorenzo Stanca. Alla forte apertura sperimentata dal 2000 in poi, con l’ingresso di Pechino nella Wto, ha fatto però seguito un rallentamento di esportazioni e investimenti dopo il 2012, con l’arrivo di Xi Jinping. Allo stesso tempo è aumentato il peso degli Stati Uniti. Fino al 2 aprile di quest’anno, quando l’annuncio di Trump sulle tariffe ha gettato nell’incertezza il futuro dell’export. E non solo. Intanto, sottolinea Stanca, aumentano e possono continuare a crescere altre componenti sullo scacchiere mondiale, per esempio l’Africa subsahariana. Il vero nodo è tuttavia la non sostituibilità del mercato statunitense. Questo «approccio oscurantista» degli Usa avrà un effetto di recessione che preoccupa tutti gli operatori, commenta Stanca.

Esprime l’auspicio che l’atteggiamento statunitense possa cambiare Paolo Lazzarini di Amplifon. «I nostri mercati chiave - dice - sono Europa, Stati Uniti, Australia e Cina, anche nell’attuale contesto internazionale dal quale non siamo particolarmente impattati. Non siamo produttori, siamo un retailer: abbiamo quindi la possibilità di disporre delle migliori tecnologie presenti sul mercato, rifornendoci da produttori che a loro volta utilizzano strategie di diversificazione della supply chain. Inoltre fino a oggi gli apparecchi acustici, in quanto dispositivi medici essenziali, sono stati esentati dai dazi in forza di specifici accordi internazionali. La crescita della presenza negli Usa, in modo organico e tramite acquisizioni, è per noi fondamentale in quanto sono il primo mercato mondiale nel nostro settore mentre la Cina è un mercato molto interessante soprattutto in prospettiva in considerazione dei trend demografici».

Il rapporto con la Cina potrà crescere e aumentare il peso specifico nei confronti degli Usa se Pechino avrà «un atteggiamento di maggiore apertura - rileva Stanca - e se agli annunci seguiranno i fatti».

In primo luogo, però, ci si deve sedere a trattare e come Europa, sottolinea Stefania Di Bartolomeo, «abbiamo tutte le carte per vincere anche perché siamo un blocco di democrazie con una distribuzione del potere tra pubblico e privato che è un ulteriore elemento di forza». Gli Stati Uniti vogliono “persuadere” europei, cinesi, resto del mondo a comprare sempre più debito americano perché dovrà finanziare imponenti piani di infrastrutture oltre che, anche solo in parte, la sanità. La domanda interna, aggiunge la manager, «non potrà essere soddisfatta dalla produzione domestica». La domanda che aleggia su tutti gli attori di questo “dramma” è una sola: in questo momento gli Usa sono un partner affidabile? Intanto l’Europa deve affilare le armi in vista dei negoziati. Gli Usa non vogliono più “americanizzare” il mondo, dice Di Bartolomeo, e purtroppo questa tendenza è destinata a continuare.

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