Conferenza a Sciences Po

Ue argine al disordine globale: la dottrina europea secondo Costa

Il presidente del Consiglio europeo difende il ruolo delle Nazioni Unite e rilancia il ruolo internazionale dell’Unione europea, tratteggiandone i contorni secondo tre elementi costitutivi: i principi, i partenariati e il potere di incidere nei rapporti di forza

dal nostro corrispondente Beda Romano

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa  durante una conferenza stampa al termine di un vertice UE a Bruxelles APN

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BRUXELLES - Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa si è lanciato ieri a Parigi in una strenua difesa del ruolo delle Nazioni Unite nel tutelare l’ordine mondiale, in un contesto tra i più instabili e pericolosi. Durante una conferenza a Sciences Po, l’ex premier portoghese ha rilanciato il ruolo internazionale dell’Unione europea, tratteggiandone i contorni secondo tre elementi costitutivi: i principi, i partenariati e il potere di incidere nei rapporti di forza.

In un discorso che ambisce ad essere una dottrina di politica estera, il presidente Costa ha sottolineato come il «disordine crescente» a livello mondiale sia segnato da due grandi tendenze. Da un lato, la prevalenza della potenza sul diritto. Dall’altro, l’emergere di un mondo sempre più multipolare. «Sempre più spesso, le potenze di medie dimensioni aspirano a svolgere un ruolo di rilievo. Ogni giorno le economie emergenti crescono in termini di dimensioni, fiducia e potere».

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La risposta comunitaria, secondo l’ex premier, deve basarsi sui tre elementi appena citati. Prima di tutto i principi: «L’Unione europea – ha detto - deve continuare a sostenere un ordine internazionale basato sulle regole e fondato sui principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite». Secondo Antonio Costa, «è nel nostro interesse fondamentale garantire che il mondo continui a essere basato su regole e improntato alla cooperazione».

Con l’obiettivo di difendere le regole internazionali, e in fondo la propria sopravvivenza in quanto realtà giuridica, l’Unione europea deve quindi perseguire nuove forme di partenariato in giro per il mondo: «Deve unire le forze con quei Paesi che rifiutano le sfere d’influenza e vogliono che la politica di potenza sia tenuta sotto controllo dal diritto internazionale», ha spiegato il dirigente europeo, citando i numerosi accordi recenti.

Infine, per incidere sui rapporti di forza, il presidente del Consiglio europeo vede due strumenti in particolare. Da un lato, la competitività economica; dall’altro l’autonomia militare. Il primo fronte ha a che fare tra le altre cose con il rilancio del mercato unico, così come è stato deciso nel vertice europeo di giovedì scorso. Il secondo versante riguarda la difesa, e lo sforzo collettivo di emanciparsi dall’ombrello di sicurezza americano.

La strada segnata ieri a Parigi dal presidente Costa è ambiziosa, e tendenzialmente condivisa dai Ventisette. Resta da capire se i Paesi membri siano pronti a rivedere il rapporto transatlantico. L’ex premier portoghese ha esortato a non «essere ingenui». E ha aggiunto, significativamente: «Non possiamo ignorare che per la prima volta gli Stati Uniti hanno scatenato una guerra in Medio Oriente, nel nostro vicinato, senza fornire alcuna informazione preventiva agli alleati europei».

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