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Udine, in ateneo si studiano soluzioni anti spreco e per l’alimentazione

Dal progetto United nuove farine di legumi - Water Pearl seleziona colture resistenti allo stress idrico, ricche di proteine

di Barbara Ganz

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Nuova vita a sottoprodotti ortofrutticoli e legumi “fuori calibro”, materie prime considerate di scarto, trasformandoli in soluzioni sostenibili per il settore alimentare e non. È l’obiettivo del progetto “United” condotto dall’Università di Udine assieme al Consiglio nazionale delle ricerche e all’Università della Tuscia. Una ricerca biennale sostenuta dal Ministero dell’università e della ricerca con circa 270mila euro.

I primi risultati

Il progetto ha già portato allo sviluppo di nuove farine di legumi dal gusto neutro, adatte anche alla preparazione di prodotti dolciari senza alterarne le caratteristiche sensoriali. I residui vegetali sono stati poi valorizzati con processi di bioconversione per produrre cellulosa batterica. Si tratta di un materiale innovativo per possibili applicazioni nel settore cosmetico, come le creme solari, e nel packaging alimentare. Per quest’ultimo ambito, sono stati realizzati dei “tamponi assorbenti”, i “pad”, che prolungano la vita dei prodotti freschi e, alla fine, possono essere conferiti nella frazione organica. A differenza di quelli in commercio destinati allo smaltimento indifferenziato.

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Progetto United

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In generale, il progetto mira a valorizzare i residui derivanti dalla lavorazione della frutta e dei legumi con l’obiettivo di sviluppare nuovi ingredienti alimentari e materiali innovativi. Parallelamente, lavora alla messa a punto di processi produttivi applicabili industrialmente, tenendo conto anche delle opinioni dei consumatori. Lo studio rientra nell’ambito dell’economia circolare e intende contribuire a ridurre gli sprechi, a promuovere un uso più efficiente delle risorse agroalimentari e a generare nuove opportunità di valorizzazione economica. Inoltre, dedica particolare attenzione alla valutazione della sostenibilità ambientale ed economica delle soluzioni proposte.

Il progetto è coordinato da un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Ateneo friulano coordinato da Lara Manzocco.

Il progetto Water pearl

La ricerca nazionale “Water pearl”, coordinata dall’Università di Udine e finanziata con 458mila euro per quattro anni dal progetto “Ager – Agroalimentare e ricerca”, di cui fa parte anche la Fondazione Friuli, ha invece come obiettivo selezionare nuove colture di fava e pisello giallo resistenti allo stress idrico, ricche di proteine e con un’alta resa nella trasformazione in farina. “Water pearl” è fra i tre progetti nazionali selezionati da Ager con il bando sulle innovazioni per rafforzare le filiere agricole delle leguminose per un’alimentazione sempre più sostenibile.

Il progetto dell’Ateneo friulano prevede una selezione iniziale di almeno 80 risorse genetiche rappresentative della biodiversità del bacino Mediterraneo. Quelle più resilienti allo stress idrico saranno ulteriormente rinforzate nella loro resa e qualità grazie a sperimentazioni con sostanze biostimolanti. Le colture selezionate saranno trasformate in farine proteiche attraverso processi a basso consumo di acqua ed energia per realizzare alimenti sostenibili ad alto valore nutrizionale. Il progetto adotta un approccio integrato “dal suolo alla tavola” per ridurre l’uso di acqua e fertilizzanti, sostenere gli agricoltori e promuovere filiere proteiche italiane più resilienti e in linea con la strategia europea “Farm to fork”.

La collaborazione

“Water pearl” è guidato da un team del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali, composto da Laura Zanin, coordinatrice, Lara Manzocco, Stella Plazzotta e Nicola Tomasi. Partner della ricerca sono gli istituti per la Protezione sostenibile delle piante e di Bioscienze e biorisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e l’Università di Verona.

La collaborazione ha origine nei progetti del Centro nazionale per l’agricoltura sostenibile (Agritech) che hanno impegnato l’Università di Udine e l’Istituto per la Protezione sostenibile delle piante del Cnr. Un elemento distintivo della partnership è inoltre la forte leadership femminile: le attività saranno infatti guidate da nove donne nei 14 gruppi di lavoro previsti. È il quinto progetto nazionale sostenuto da Ager che vede l’Università di Udine come capofila. In precedenza, aveva coordinato ricerche su: la valorizzazione dei sottoprodotti della vinificazione, nuovi mangimi per un’acquacoltura sostenibile, produzioni di quarta gamma, la lotta ai giallumi della vite e sul contrasto alla moria del kiwi. Oltre alla Fondazione Friuli, fanno parte di Ager le fondazioni di origine bancaria: Cariplo (capofila), CRC, Cariparma, Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, Perugia, Sardegna, Tercas, Monte dei Paschi di Siena e “Con il sud”.

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