La guerra

Zelensky: «C’è accordo su garanzie di sicurezza». Venerdì trilaterale Ucraina-Russia-Usa

Incontro «produttivo» in Svizzera con Trump. Ora Witkoff e Kushner a colloquio da Putin

Aggiornato alle 14:20

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 Volodymyr Zelensky  EPA/GEORGE CHRISTOPHOROU

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Per concludere una giornata «produttiva» - così il presidente ucraino ha definito il colloquio con Trump al World Economic Forum - «il nostro team è in viaggio verso gli Emirati Arabi Uniti per incontri con la parte americana e quella russa. Vedremo come procederà la situazione e poi decideremo i prossimi passi». ha scritto su X Volodymyr Zelensky. Negli stessi minuti, giovedì sera, l’inviato speciale americano Steve Witkoff e il genero di Trump Jared Kushner sono atterrati a Mosca per un incontro con Putin, ha fatto sapere l’agenzia russa Tass. Incontro che arriva al termine di un’intensa giornata di diplomazia e schermaglie politiche.

«La guerra deve finire» e «non abbiamo discusso» dei confini ucraini, ha detto il presidente degli Usa Donald Trump uscendo dal bilaterale col presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Davos. Un incontro che, secondo Trump, è andato bene: «Dobbiamo vedere - ha aggiunto - cosa succede in Russia». Il presidente Usa ha comunque sottolineato in seguito, a bordo dell’Air Force One, di pensare che «sia Putin che Zelensky vogliano fare un accordo. Zelensky mi ha detto oggi che gli piacerebbe raggiungere un’intesa».

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Anche l’ufficio di Zelensky ha valutato l’incontro con il presidente Trump come «buono». Lo riferisce l’agenzia ucraina RBC, cirando il consigliere del presidente ucraino per le comunicazioni Dmytro Lytvyn. Il portavoce Serhiy Nikiforov ha osservato che i presidenti hanno parlato a tu per tu e, in totale, l’incontro è durato poco più di un’ora.

Raggiunto accordo su garanzie di sicurezza

L’incontro con il presidente Trump è stato «produttivo e sostanziale» e si è parlato anche di difesa aerea per l’Ucraina, ha commentato - appunto -Zelensky. Talmente produttivo che è stato raggiunto un accordo con Donald Trump sulle garanzie di sicurezza. Secondo quanto riporta Le Monde, tuttavia, Zelensky ha aggiunto che la questione dei territori dell’est dell’Ucraina «non è ancora risolta». «Le garanzie di sicurezza sono pronte», ha detto il presidente ucraino ai giornalisti a margine del Forum Economico Mondiale. «Il documento deve essere firmato dalle parti, dai presidenti, e successivamente sarà trasmesso ai parlamenti nazionali», ha aggiunto Zelensky.

Attacco all’Europa

Nel suo intervento a Davos, Zelensky ha detto che la «Coalizione dei Volenterosi deve diventare Coalizione d’azione», ci sono troppi “ma”, ha spiegato il presidente ucraino, sottolineando che l’Europa attende sempre il via libera del presidente americano Donald Trump per fare qualsiasi cosa. «Solo l’anno scorso, qui a Davos, ho concluso il mio discorso con le parole: L’Europa deve saper difendere sé stessa», ha anche detto Zelensky, specificando che «è passato un anno, e non è cambiato nulla».

Ha continuato Zelensky: «Maduro è sotto processo, Putin no. È il quarto anno di guerra e Putin combatte per i beni congelati in Europa e sta avendo un certo successo. L’Ue ha deciso di congelarli a tempo indeterminato ma quando era il momento di usarli per l’Ucraina la decisione è stata bloccata. Stesso discorso per il tribunale sui crimini di guerra russi. Manca tempo o volontà politica? Stiamo lavorando attivamente con i partner sulle garanzie di sicurezza, io ringrazio i partner ma è necessario la luce verde di Trump. Tutti si dicono ottimisti ma c’è sempre un ma».

E’ un vero e proprio attacco all’Europa, quello di Zelensky. Invece di diventare una vera potenza globale, l’Europa resta «un caleidoscopio bello ma frammentato di piccole e medie potenze» e «sembra smarrita quando cerca di convincere il presidente americano a cambiare». Così Zelensky. «Alcuni - ha continuato - cercano di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare rotta. Ma lui non cambierà. Il presidente Trump ama ciò che è. Dice di amare l’Europa, ma non ascolterà questo tipo di Europa».

«Grazie, Francia! Grazie, Emmanuel Macron! È esattamente il tipo di determinazione necessaria per garantire che il petrolio russo non finanzi più la guerra della Russia. Le petroliere russe che operano vicino alle coste europee devono essere fermate» scrive invece via X Zelensky, che nel suo discorso al World Economic Forum aveva invitato l’Europa a seguire l’esempio degli Usa che hanno sequestrato le petroliere venezuelane. «Le sanzioni contro l’intera infrastruttura della flotta ombra devono essere severe», prosegue il messaggio di Zelensky. «Le navi devono essere sequestrate. E non sarebbe giusto confiscare e vendere il petrolio trasportato da queste petroliere?», domanda il presidente ucraino.

Trilaterale ad Abu Dhabi con una proposta di tregua energetica

Zelensky ha affermato anche che il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina avrà luogo venerdì e sabato negli Emirati Arabi Uniti. «Spero che gli Emirati ne siano a conoscenza. Sì. A volte riceviamo delle sorprese da parte americana», ha detto rispondendo ad una domanda.

Ai negoziati trilaterali sul piano di pace per l’Ucraina, da domani a Abu Dhabi, Axios rivela che ci saranno per gli Usa gli inviati Witkoff e Kushner, per l’Ucraina il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il segretario del Consiglio per la sicurezza Rustem Umerov e il diplomatico di lungo corso Sergiy Kyslytsya. Per la Russia ci saranno il manager russo e negoziatore di Putin Kirill Dmitriev e il capo dell’intelligence militare.

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L’Ucraina e gli Stati Uniti stanno discutendo una proposta alla Russia per introdurre una tregua energetica, che porrebbe fine agli attacchi alla flotta ombra russa e ai depositi di petrolio in cambio della cessazione degli attacchi al settore energetico ucraino, ma è improbabile che i negoziati portino a risultati. Lo scrive la Ukrainska Pravda, riprendendo il Financial Times. Il formato che Putin proporrà - secondo quanto diffuso da fonti russe - è simile ai colloqui tenutisi ad Abu Dhabi lo scorso novembre, dove i negoziatori ucraini e russi si sono incontrati separatamente con i funzionari americani, senza mai comunicare direttamente tra loro. Gli Stati Uniti e l’Ucraina hanno discusso una proposta alla Russia per un cessate il fuoco “limitato”: Mosca metterebbe fine gli attacchi alle infrastrutture energetiche in cambio della cessazione da parte di Kiev degli attacchi alle raffinerie di petrolio russe e alle petroliere della “flotta ombra”. I negoziati col Cremlino su questa proposta non sono in fase avanzata, ha affermato una delle fonti del FT. «È improbabile che Putin accetti», ha aggiunto la fonte, «poiché vede la pressione sulle infrastrutture energetiche ucraine come un’importante leva di influenza». Un alto funzionario ucraino, invece, ha dichiarato al giornale che la stessa Ucraina è titubante riguardo a una tregua energetica, perché il suo programma di droni a lungo raggio ha colpito con successo gli impianti russi di petrolio, di gas e le petroliere della “flotta ombra”.

Piano di prosperità ancora in stallo

Prima di lasciare Davos, Trump ha sottolineato il lavoro svolto per la pace nel mondo dell’Amministrazione americana, dicendo che «dopo aver terminato otto guerre», ora «siamo vicini alla fine di un’altra guerra», una «guerra molto difficile», alludendo all’Ucraina con ogni probabilità.Nell’incontro a Davos non era prevista alcuna firma del “piano di prosperità” da 800 miliardi di dollari, come era nelle speranze ucraine prima che emergessero profondi disaccordi tra le capitali europee e Washington sulla Groenlandia e sulla proposta di un Board of Peace presieduto da Trump per supervisionare Gaza e altri conflitti globali.

Un altro fattore alla base della decisione di non approvare il piano di prosperità è stato il rifiuto della Russia di indicare sin qui la propria disponibilità a concordare il più ampio piano di pace in 20 punti elaborato dagli Stati Uniti con il contributo di Ucraina ed Europa.

Le reazioni internazionali

Il segretario della Nato Mark Rutte ha affermato che spera che i colloqui di pace per l’Ucraina si concludano presto, ma che probabilmente ciò non accadrà prima di aprile o maggio. Lo ha detto partecipando a una colazione organizzata dalla Victor Pinchuk Foundation e da EastOne al Forum economico mondiale di Davos, come riporta il Guardian.

Un poco più ottimista l’inviato speciale americano Steve Witkoff, impegnato assieme al genero di Trump Jared Kushner a incontrare il presidente russo Vladimir Putin.

I negoziati volti a porre fine a quasi quattro anni di combattimenti in Ucraina hanno compiuto notevoli progressi «e resta solo un punto da risolvere», ha dichiarato Witkoff prima di recarsi a Mosca. «Penso che rimanga solo un punto da risolvere, abbiamo discusso diverse versioni di questo punto, e ciò significa che può essere risolto. Quindi, se entrambe le parti vogliono risolverlo, lo risolveremo», ha dichiarato Witkoff, senza fornire ulteriori dettagli, durante un evento organizzato dall’Ucraina a margine del Forum economico di Davos.

«Caro presidente Zelensky, mi sembra che non riusciremo a raggiungere un’intesa. Io sono un uomo libero al servizio del popolo ungherese. Lei è un uomo in una situazione disperata che, ormai da quattro anni, non è in grado o non vuole porre fine a una guerra, nonostante il presidente degli Stati Uniti abbia fornito ogni possibile assistenza per farlo». È la reazione al vetriolo - via X - del premier ungherese Viktor Orban in replica alle dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky dal palco del Forum economico mondiale di Davos. «Pertanto, per quanto mi aduliate, non possiamo sostenere i vostri sforzi bellici», ha proseguito. «Il popolo ucraino, naturalmente, nonostante i vostri insulti accuratamente scelti, può ancora contare su di noi per continuare a fornire al vostro Paese elettricità e carburante, e continueremo anche a sostenere i rifugiati che arrivano dall’Ucraina. La vita stessa sistemerà il resto e ognuno avrà ciò che si merita» ha chiosato Orban, firmandosi polemicamente Viktor. Nel suo discorso svizzero, Zelensky aveva detto che «ogni Viktor che vive di denaro europeo mentre svende gli interessi europei, merita una lezione».

«In questo momento, è importante concentrarsi su dove risiedono realmente i problemi. E questa è la guerra in Ucraina che è ancora in corso» ha affermato l’Alta rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, al suo arrivo al Consiglio europeo informale a Bruxelles. «Dobbiamo concentrarci sugli sforzi per fermare davvero questa guerra. Abbiamo visto molte pressioni per la pace e sforzi diplomatici per la pace, ma sono stati totalmente unilaterali. Non abbiamo visto alcuna concessione da parte russa. Al contrario. Hanno intensificato i loro attacchi contro i civili, le infrastrutture civili, in un periodo in cui in Ucraina c’è un inverno molto rigido» ha proseguito Kallas, reagendo da Bruxelles alle accuse sollevate da Zelensky.

«Quindi, ogni tipo di disaccordo che gli alleati hanno tra loro, come Europa e America, sta solo avvantaggiando i nostri avversari, che guardano da un’altra parte e si godono il panorama. Si spera che stiamo investendo nelle nostre relazioni transatlantiche in modo che sia più forte contrastare le minacce che effettivamente ci sono», ha rimarcato l’Alta rappresentante per gli affari esteri Ue. «Le relazioni transatlantiche hanno sicuramente subito un duro colpo nell’ultima settimana, ma penso che in quest’anno abbiamo imparato che queste relazioni non sono le stesse di quelle che erano da parte europea, non siamo disposti a buttare via 80 anni di buone relazioni e siamo disposti a lavorare per questo».

Parole che arrivano nel giorno in cui l’Unione europea ha stanziato i primi 10 milioni di euro per un nuovo Tribunale speciale incaricato di perseguire i leader russi per il loro ruolo nella guerra di Mosca contro l’Ucraina. Lo ha fatto sapere via social la stessa Kallas. «I leader della Russia sono responsabili di questa guerra e devono renderne conto. Non può esserci impunità» ha specificato, rendendo noto di aver firmato un contratto in tal senso con il Consiglio d’Europa.

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