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Ubs, Miami in testa all’indice del rischio bolla immobiliare

A mostrare le correzioni di prezzo più marcate sono invece le città che negli anni precedenti erano più a rischio. Milano contenuta rispetto alle grandi metropoli internazionali

di Margherita Ceci

3' di lettura

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Miami, Tokyo e Zurigo sono sul podio delle città a rischio bolla più elevato, ma il panorama mondiale vede una riduzione complessiva degli squilibri nei mercati immobiliari, con un numero inferiore di città a rischio rispetto agli anni precedenti: è quanto emerge dall’edizione 2024 Global Real Estate Bubble Index di Ubs.

Anche quest’anno sono stati analizzati i mercati immobiliari residenziali di 25 grandi città in tutto il mondo, e dai dati si è vista una significativa riduzione dei prezzi reali delle abitazioni in molte di esse. I prezzi, infatti, sono circa il 15% più bassi rispetto alla metà del 2022, quando gli aumenti dei tassi di interesse globali hanno iniziato a influenzare il settore.

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«Il mercato immobiliare italiano - ha fatto sapere Matteo Ramenghi, chief investment officer Ubs Wm Italia - ha risentito meno dell’aumento dei tassi d’interesse rispetto al resto d’Europa, grazie a una leva finanziaria particolarmente bassa. Nel confronto con altre grandi città internazionali, Milano presenta prezzi più contenuti, nonostante molti fattori positivi come l’ampliamento della metropolitana e le Olimpiadi invernali in programma nel 2026».

Rischio bolla immobiliare: le città analizzate

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Oltre a Miami, Tokyo e Zurigo, altre metropoli come Los Angeles, Toronto e Ginevra mostrano un elevato rischio di bolla immobiliare, con la crescita dei prezzi che ha superato la capacità d’acquisto dei residenti. Miami in particolare, ha registrato un aumento dei prezzi delle abitazioni del 50% in termini reali dalla fine del 2019, di cui un incremento del 7% negli ultimi quattro trimestri. Questo boom immobiliare è alimentato principalmente dal mercato del lusso, che ha visto una forte domanda di proprietà esclusive. Nonostante i prezzi elevati comunque, la città continua a essere percepita come un rifugio sicuro per gli investimenti, attratta da un afflusso costante di acquirenti sia nazionali che internazionali.

Città come Amsterdam, Sydney e Boston, invece, rientrano nella categoria di rischio moderato, con un significativo miglioramento rispetto agli anni passati. Un calo degli squilibri è stato registrato anche in città come Francoforte, Monaco di Baviera e Tel Aviv.

Al contrario, il rischio di bolla è considerato basso in città come San Francisco, New York e San Paolo (al posto più basso dell’indice). Guardando all’Europa, rientrano in questa categoria città come Londra, Parigi, Stoccolma, Varsavia e Milano hanno visto i loro punteggi di rischio ridursi ulteriormente, posizionandosi ora nella stessa categoria.

Le dinamiche dietro il calo dei prezzi

Claudio Saputelli, head of Real Estate del Chief Investment Office di Ubs Global Wealth Management, ha spiegato che le città che hanno registrato le correzioni di prezzo più marcate sono quelle che, negli anni precedenti, avevano mostrato i rischi di bolla più elevati. Città come Francoforte, Monaco di Baviera, Stoccolma, Hong Kong e Parigi hanno visto una riduzione dei prezzi di circa il 20% rispetto ai picchi post-pandemia. Al contrario, in località come Dubai e Miami, i prezzi continuano a crescere, riflettendo una forte domanda nonostante il contesto globale sfavorevole.

Carenza di abitazioni

La crescente carenza di abitazioni ha stabilizzato molti mercati immobiliari urbani. Negli ultimi due anni, gli affitti reali sono aumentati del 5%, superando in molti casi la crescita dei redditi. L’aumento degli affitti è più evidente in città con una forte domanda e una bassa offerta abitativa, come Vancouver, Sydney e Madrid, dove i prezzi sono cresciuti di oltre il 5% nell’ultimo anno.

Tuttavia, la situazione abitativa non appare sostenibile a lungo termine in molti mercati. I tassi di interesse elevati e i costi di costruzione hanno frenato la costruzione di nuove abitazioni, con un calo dei permessi edilizi in molte città, alimentando ulteriormente la pressione sui prezzi delle case esistenti.

Le prospettive regionali

A livello regionale, le dinamiche variano considerevolmente. In Europa, il mercato immobiliare di Londra ha perso il 25% del suo valore dal picco del 2016, mentre Stoccolma ha subito una correzione del 30% negli ultimi tre anni a causa dell’aumento dei tassi di interesse. In Asia, città come Hong Kong e Singapore hanno visto un calo dei prezzi, mentre a Tokyo i prezzi continuano a crescere, con un aumento del 30% negli ultimi cinque anni.

In America Latina, San Paolo si conferma una delle città più sicure dal punto di vista immobiliare, con un rischio di bolla molto basso, mentre in Medio Oriente, Dubai ha registrato un aumento dei prezzi del 40% rispetto al 2020, riflettendo la crescente domanda di proprietà in una città che sta diventando sempre più attrattiva per investitori internazionali.

Gli analisti prevedono un miglioramento per il mercato immobiliare. Matthias Holzhey, autore principale dello studio Ubs, ha spiegato come in molte città i prezzi reali delle case abbiano «toccato il fondo». E ha aggiunto: «Le prospettive economiche determineranno probabilmente se i prezzi torneranno a salire o se invece resteranno stabili».

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