Elezioni

Russia, partito pro-Putin riconferma vittoria schiacciante alla Duma

Russia unita è in testa alle elezioni per la Duma di Stato con il 57,86% dei voti, dopo lo scrutinio del 90,43% delle schede. Lo indicano i dati della Commissione elettorale centrale russa

di Antonella Scott

Aggiornato il 21 settembre 2026 alle ore 09:06

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Antonella Scott

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Dopo la chiusura dei seggi, mentre da tutta la Russia arrivavano i primi risultati degli scrutini, il presidente del partito Yabloko, Nikolaj Rybakov, si è rivolto a quelli che avrebbero potuto essere i suoi elettori: poco prima, al seggio, aveva aggiunto sulla scheda il nome del proprio partito al secondo posto, scrivendo poi sotto «per la pace».

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Il numero 2 in lista era stato assegnato a Yabloko (“mela”, in russo) prima che il partito – l’unico a esprimersi contro la guerra in Ucraina – venisse escluso dalla votazione, con l’eccezione di un centinaio di candidati ammessi nei confronti uninominali. Ma secondo un sondaggio condotto da ExtremeScan a inizio settembre, se Yabloko avesse potuto partecipare a pieno titolo avrebbe ottenuto il 24,6% dei consensi, secondo dietro a Russia Unita (31,8%), il partito di Vladimir Putin.

Un dato che troverebbe conferma nelle percentuali registrate dai candidati di Yabloko, là dove hanno potuto presentarsi; secondo i risultati ufficiali, inoltre, il partito è riuscito a entrare nel parlamento regionale di Novgorod, con il 6,2% dei voti: l’unica regione ad avere ammesso una voce che riesce così a farsi sentire negli spazi concessi, malgrado a Yabloko non siano state risparmiate le repressioni. Nei mesi precedenti il voto due suoi vicepresidenti, Lev Shlosberg e Maxim Kruglov, sono stati condannati a 11 e sette anni di carcere per aver diffuso «informazioni false» sulle Forze Armate.

«Se fossimo stati in lista – ha detto Rybakov ai sostenitori – avremmo conquistato il secondo posto nel voto per la Duma. Questo è un fatto: l’obiettivo principale della campagna è stato raggiunto, milioni di persone si sono espressi per Yabloko, per la pace, la libertà e una vita senza paura. Ora non si potrà più dire che siamo soli in questa lotta per il cambiamento. Tutto il mondo l’ha visto: in Russia milioni di persone non sono d’accordo con quello che accade».

I risultati ufficiali

Ma questa è una realtà che non ha posto nello scenario ufficiale, che a scrutinio quasi completo (90,43% dei voti) ha naturalmente assegnato a Russia Unita un 57,86% e la maggioranza costituzionale, risultato migliore delle passate consultazioni (49,8% nel 2021) e di quelli che erano stati descritti come gli obiettivi del Cremlino, per il proprio partito e per l’affluenza: anche quest’ultima, al 57%, ha registrato un record superando il 51,72% delle precedenti elezioni parlamentari.

Il secondo posto è stato assegnato ai Comunisti con il 13,86%: entreranno nella Duma insieme ai Liberaldemocratici (in realtà ultranazionalisti, 8,9%) e a “Nuova Gente” (7,94%), un partito nato per dare un canale di sfogo a una protesta moderata sul fronte economico e sociale. Dalla pattuglia dell’opposizione sistemica – in linea con il Cremlino sulla guerra – esce Russia Giusta, che non è riuscita a superare la soglia del 5% dei voti necessari e si è fermata al 4,95%. Il quadro si potrebbe completare con il risultato ottenuto da Ramzan Kadyrov, uomo forte della Cecenia a cui viene attribuito un consenso del 99,85% dei voti.

Un voto in guerra

Per enfatizzare ulteriormente il peso del successo di Russia Unita, le autorità hanno sottolineato il clima di pressione senza precedenti in cui si è svolta la consultazione: Ella Pamfilova, presidente della Commissione elettorale, ha denunciato più di un migliaio di attacchi informatici al sistema di voto elettronico, «segnali di ingerenze ucraine» in quelle che ha definito le elezioni più complesse della sua carriera. L’ultima giornata di voto si era aperta a Mosca con un pesante attacco di droni ucraini, con tre vittime e una raffineria alle porte della capitale in fiamme: un «chiaro tentativo dell’Ucraina di interferire nelle votazioni», aveva detto il sindaco Serghej Sobjanin.

Ma anche in Ucraina, negli attacchi del fine settimana, le autorità denunciano almeno otto morti. Nella notte di lunedì un bombardamento ha lasciato in fiamme un edificio universitario di Zaporizhzhia. Si attende da Putin una dichiarazione di vittoria elettorale: avendo scommesso tutto sul proseguimento della guerra, chiedendo a ogni elettore un contributo per la vittoria, il presidente russo intascherà sicuramente il risultato rilanciandolo come una conferma dei propri piani. Molti temono l’annuncio di una mobilitazione, o di ulteriori sacrifici nel nome della guerra: nello scenario futuro, tra l’altro, rientrerà una Duma popolata dai numerosi veterani inseriti nelle liste di Russia Unita. «Sarà notevolmente rafforzata da frontoviki», ha già chiarito Evghenij Poddubnyj, corrispondente di guerra in testa agli elenchi del partito.

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