Interviste sportive

«Tutto è possibile, non darti limiti». Parola di Usain Bolt, l’atleta dei record

Nonostante si sia ritirato 9 anni fa, il suo record dei 100 metri resta ancora imbattuto. L’uomo più veloce del mondo ha dato il nome a un orologio che ha i colori della sua Giamaica.

Usain Bolt è nato il 21 agosto 1986 in Giamaica. In carriera ha vinto 8 oro olimpici e 11 mondiali. Nella foto indossa il Big Bang Reloaded Usain Bolt di Hublot.

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Nel mondo dell’atletica non esiste gara più seguita della finale dei 100 metri piani. Che sia alle Olimpiadi o ai Mondiali, è sempre la sfida più attesa, quella in cui scendono in pista gli uomini più veloci del pianeta. Solitamente tiene incollati agli schermi milioni di persone in ogni parte del mondo. Tra il 2008 e il 2016, in modo particolare. Il motivo? Ai blocchi di partenza c’era il giamaicano Usain Bolt: il più grande velocista di tutti i tempi. In carriera ha collezionato successi irripetibili nei 100 metri, ma anche nei 200 metri e nella staffetta 4x100. Ha conquistato record su record, fra medaglie d’oro e tempi polverizzati in pista. Un atleta che ha ridisegnato i confini dell’atletica: a nove anni dal suo addio alle corse, oggi Bolt è tra i brand ambassador di Hublot, con cui ha realizzato il modello Big Bang Reloaded Usain Bolt, in edizione limitata a 200 esemplari. 

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Qual è stato il tuo primo pensiero al risveglio il giorno dopo aver lasciato le gare? Probabilmente ero felice di non dovermi alzare per andare ad allenarmi. Non mi mancano i dolori dovuti agli allenamenti intensi, ma sento la mancanza della competizione e dell’emozione di correre davanti a stadi gremiti in tutto il mondo. Fortunatamente sono ancora molto attivo e viaggio sempre: la mia vita non è cambiata così tanto. 

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Che cosa ti piaceva di più di quel periodo? Tutto ruotava attorno alla competizione. Vivevo per i grandi momenti e di solito davo il meglio di me quando la pressione era al massimo, come ai Giochi Olimpici o ai Campionati del Mondo. 

La prima medaglia della tua vita è arrivata con un secondo posto. Ripensando a quel momento, avresti mai immaginato cosa sarebbe successo dopo? No. Quando ho iniziato non avrei mai pensato di ottenere un tale successo. È stata la dimostrazione che “anything is possible, don’t think limits” (tutto è possibile, non darti limiti, ndr): è il mio motto che ripeto oggi ai giovani. 

Il tuo record dei 100 metri in 9.58 secondi segnato a Berlino nel 2009 è tuttora imbattuto: che sensazione si prova ad essere l’uomo più veloce del mondo? Bella. Sono anche l’uomo più veloce di sempre, vivo o morto che sia (sorride, ndr). Se penso a quante persone ci sono nel mondo, che io sia riuscito a correre più velocemente di tutte loro, mi rende molto fiero. 

Bolt mentre taglia il traguardo da vincitore in 9”63(record olimpico) il 5 agosto 2012 nella gara dei 100 metri piani di atletica delle Olimpiadi di Londra. ©ANSA EPA/KERIM OKTEN

Ho letto che per te le vittorie contavano più dei record. Come mai? È vero. Mi sono sempre concentrato sulla conquista dei titoli più importanti. La cosa di cui sono più orgoglioso è esserci riuscito con costanza per tre Olimpiadi consecutive (Pechino 2008, Londra 2012 e Rio 2016, ndr): i record vanno e vengono, le medaglie restano per sempre.

Hai vinto tantissimo. Dovessi scegliere la più importante e bella vittoria della tua carriera? Penso al titolo mondiale Under 20 nei 200 metri che ho vinto in casa, in Giamaica, nel 2002 quando avevo solo 15 anni, ma anche al mio primo oro Olimpico nei 100 metri a Pechino 2008.

Il festeggiamento con l’iconica posa “Lightning Bolt”. ©ANSA EPA/DIEGO AZUBEL

Ogni spettatore delle tue finali si è chiesto almeno una volta: chissà cosa gli passa per la testa in quei pochi secondi di gara… Il pensiero principale era eseguire la gara esattamente come mi diceva di fare il mio allenatore. In allenamento passavamo mesi a lavorare sui vari aspetti della corsa.

A Pechino 2008 per la prima volta hai esultato facendo la mossa “Lightning Bolt” che poi è diventata una delle più iconiche dello sport, al pari di quelle delle star del calcio. Com’è nata? Prima di quei Giochi, mi trovavo in Giamaica. Una mia amica ballerina mi disse che, se avessi vinto, avrei dovuto fare un balletto per intrattenere il pubblico. Ho fatto quell’esultanza dopo la gara dei 100 metri. Alla gente è piaciuta, ho continuato a farla e rapidamente è diventata il mio gesto distintivo.

Segui ancora l’atletica leggera? Sì, l’anno scorso ho assistito ai Campionati del Mondo a Tokyo e questo settembre sarò ai Campionati Mondiali a Budapest.

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Chi vedi come favorito nei 100 e nei 200 metri alle prossime Olimpiadi di Los Angeles 2028? È ancora troppo presto per dirlo. Da qui fino ad allora possono succedere molte cose. Penso che potrò sbilanciarmi di più dopo la stagione di atletica del 2027. 

Passando alla tua vita di oggi: hai intrapreso la carriera musicale con un album di debutto che è stato un successo. È un’attività che ho iniziato durante la pandemia, quando non potevamo viaggiare molto. Stiamo lavorando a diverse cose, ma non gli dedico tutto tempo che avevo in quel periodo, perché sono impegnato anche in altri progetti. 

Il Big Bang Reloaded Usain Bolt di Hublot, modello in edizione limitata a 200 esemplari, ha la cassa in ceramica nera, la lunetta in carbonio e oro giallo e il fondello (in carbonio all’esterno e in vetro zaffiro al centro) personalizzato. Il quadrante scheletrato placcato nero e gli inserti in giallo e in verde rimandano alla bandiera giamaicana. Inoltre, la lancetta dei secondi cronografici, color oro e verde, è a forma di fulmine, a ricordare il Lighting Bolt, la famosa posa del campione dopo ogni vittoria. Costa 29.400 euro.

Quali? Mi occupo dei miei interessi commerciali con i vari partner del settore immobiliare e così via. Partecipo a molti eventi di beneficenza per la Usain Bolt Foundation e per altre organizzazioni. Lo scorso giugno a Londra ho guidato la squadra “World XI” al SoccerAid per l’UNICEF, raccogliendo 16,4 milioni di sterline in beneficenza. 

Sei soddisfatto di quanto hai realizzato finora con la Usain Bolt Foundation che supporta i giovani giamaicani attraverso progetti educativi e sportivi? Si può sempre fare di più, ma cerco di dare il massimo per restituire qualcosa alla comunità: attraverso questa fondazione ma anche tramite altre organizzazioni. 

Che cosa rappresenta per te la Giamaica? Sono molto orgoglioso di essere giamaicano e di rappresentarla nel mondo.

Insieme ad Hublot avete recentemente lanciato un orologio speciale che porta il tuo nome. Sono uno dei loro ambassador dal 2010. La nostra è una collaborazione fantastica. Ho partecipato attivamente alla creazione del Big Bang Reloaded Usain Bolt. Insieme ai colori oro e verde che richiamano quelli della Giamaica, ci sono così tanti dettagli significativi per me e per la mia carriera: dalle cifre “9-5-8” capovolte (il tempo del mio record mondiale sui 100 metri), alla lancetta dei secondi a forma di fulmine, fino al mio motto “Anything is Possible, Don’t Think Limits” inciso sulla lunetta in oro. Ma anche la terra battuta della pista dove mi allenavo da bambino, inserita sul fondello. 

La parte in oro giallo della lunetta del Big Bang Reloaded Usain Bolt presenta il motto dell’ex velocista: “Anything is Possible, Don’t Think Limits”.

Quali sono i tuoi hobby? Mi piace giocare a domino e a calcio, guardare sport e serie TV online, fare il papà e passare del tempo con gli amici.

A proposito di calcio, tutti ricordano la tua parentesi in questo sport. Chi è il tuo giocatore preferito? Sono sempre stato un fan di Cristiano Ronaldo. Innanzitutto per il legame che ho con il Manchester United, ma anche perché penso che la sua voglia e la sua determinazione per restare ai vertici di questo sport per così tanto tempo siano straordinarie.   

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