«Tutto è possibile, non darti limiti». Parola di Usain Bolt, l’atleta dei record
Nonostante si sia ritirato 9 anni fa, il suo record dei 100 metri resta ancora imbattuto. L’uomo più veloce del mondo ha dato il nome a un orologio che ha i colori della sua Giamaica.
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Nel mondo dell’atletica non esiste gara più seguita della finale dei 100 metri piani. Che sia alle Olimpiadi o ai Mondiali, è sempre la sfida più attesa, quella in cui scendono in pista gli uomini più veloci del pianeta. Solitamente tiene incollati agli schermi milioni di persone in ogni parte del mondo. Tra il 2008 e il 2016, in modo particolare. Il motivo? Ai blocchi di partenza c’era il giamaicano Usain Bolt: il più grande velocista di tutti i tempi. In carriera ha collezionato successi irripetibili nei 100 metri, ma anche nei 200 metri e nella staffetta 4x100. Ha conquistato record su record, fra medaglie d’oro e tempi polverizzati in pista. Un atleta che ha ridisegnato i confini dell’atletica: a nove anni dal suo addio alle corse, oggi Bolt è tra i brand ambassador di Hublot, con cui ha realizzato il modello Big Bang Reloaded Usain Bolt, in edizione limitata a 200 esemplari.
Chiedilo al Sole
Qual è stato il tuo primo pensiero al risveglio il giorno dopo aver lasciato le gare? Probabilmente ero felice di non dovermi alzare per andare ad allenarmi. Non mi mancano i dolori dovuti agli allenamenti intensi, ma sento la mancanza della competizione e dell’emozione di correre davanti a stadi gremiti in tutto il mondo. Fortunatamente sono ancora molto attivo e viaggio sempre: la mia vita non è cambiata così tanto.
Che cosa ti piaceva di più di quel periodo? Tutto ruotava attorno alla competizione. Vivevo per i grandi momenti e di solito davo il meglio di me quando la pressione era al massimo, come ai Giochi Olimpici o ai Campionati del Mondo.
La prima medaglia della tua vita è arrivata con un secondo posto. Ripensando a quel momento, avresti mai immaginato cosa sarebbe successo dopo? No. Quando ho iniziato non avrei mai pensato di ottenere un tale successo. È stata la dimostrazione che “anything is possible, don’t think limits” (tutto è possibile, non darti limiti, ndr): è il mio motto che ripeto oggi ai giovani.
Il tuo record dei 100 metri in 9.58 secondi segnato a Berlino nel 2009 è tuttora imbattuto: che sensazione si prova ad essere l’uomo più veloce del mondo? Bella. Sono anche l’uomo più veloce di sempre, vivo o morto che sia (sorride, ndr). Se penso a quante persone ci sono nel mondo, che io sia riuscito a correre più velocemente di tutte loro, mi rende molto fiero.











