Tutti i trucchi (legali e non) per continuare a nascondere gli autovelox
di Maurizio Caprino
3' di lettura
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Ora la trasparenza sui controlli di velocità è massima: le direttive ministeriali attuative degli obblighi di presegnalazione e visibilità delle postazioni e di taratura degli apparecchi sono vincolanti. Ma ci sono enti locali che non hanno mai rinunciato a espedienti per sorprendere i guidatori. E si può prevedere che interpreteranno in modo tendenzioso alcuni passaggi del Dm Infrastrutture che riepiloga queste materie.
Il più temibile è quello in cui il Dm prevede che il requisito di visibilità di una postazione possa essere soddisfatto anche dalla semplice “presenza di personale in uniforme”. È facile cadere nella tentazione di installare un autovelox a bordo di un'auto-civetta e farlo presidiare da agenti in divisa che restino a bordo del veicolo, rendendo di fatto invisibile il controllo. Così il guidatore vedrebbe solo il segnale di preavviso (sulla cui obbligatorietà nessuno può dare interpretazioni fantasiose), ma non la postazione.
Altra piega del Dm in cui si può “giocare” è quella che esclude dagli obblighi di presegnalazione e visibilità gli apparecchi in grado di misurare la velocità da veicoli di servizio in movimento, come lo Scout Speed.
Questa esclusione è formulata apparentemente senza considerare che lo Scout Speed è in grado di funzionare anche da fermo, come un normale autovelox.
Sia nel caso degli agenti in divisa ma nascosti sia in quello dello Scout tenuto invisibile anche quando viene utilizzato da fermo, siamo ben fuori sia dallo spirito della legge (articolo 142 del Codice della strada, comma 6-bis) sia da quello del Dm e delle direttive ministeriali. Quindi, un trasgressore che presentasse un ricorso al giudice di pace avrebbe buone possibilità di farsi annullare le sanzioni. E, se qualcuno segnalasse il fatto ai ministero delle Infrastrutture chiedendo un'interpretazione del Dm si vedrebbe quasi certamente rispondere che prassi di questo tipo sono irregolari.



