Materiali

Tutti pazzi per l’alluminio, l’«oro grigio» amato dai designer

Leggero, impermeabile, malleabile, luminoso ma soprattutto riciclabile all’infinito: l’alluminio sta diventando uno dei materiali più amati nel design

di Enrico Marro

Il Padiglione Aalto 90 esposto in questi giorni a Copenaghen per 3daysofdesign: realizzato in alluminio a basso impatto ambientale, è nato dalla collaborazione tra i designer finlandesi di Iittala e Hydro per celebrare il 90° anniversario dell’iconico Vaso Savoy, disegnato da Alvar e Aino Aalto nel 1936 (foto Herman-Skjolsvik / Hydro).

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È leggero, impermeabile, inodore. Atossico e malleabile: può essere estruso in ogni tipo di forma per gli utilizzi più svariati, dai trasporti all’automotive, dall’edilizia all’elettronica, dagli impianti industriali all’arredo fino all’energia rinnovabile (pensate ai telai per i pannelli solari o ai materiali per le pale eoliche).

Leggero, robusto, atossico, impermeabile e malleabile: l’alluminio è chiamato «l’oro grigio» anche per la sua caratteristica di essere eternamente riciclabile (foto Kimm Saatvedt / Hydro).

L’oro grigio

Ottimo conduttore di calore ed elettricità. Resistente alla corrosione e alla combustione: fonde solo a 660 gradi senza rilasciare alcun gas. Riflette perfettamente luce e calore con il suo caratteristico splendore.

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«Un materiale splendido, con una sua luce interna», si entusiasmava Vico Magistretti, che adorava l’alluminio per la sua eleganza e leggerezza.

Non muore mai

Ma soprattutto è riciclabile all’infinito, a differenza per esempio di carta e plastica. Tanto che il 75% di quello prodotto è ancora utilizzato.

Non c’è alcun dubbio: l’alluminio è il materiale del futuro. L’oro grigio, come è stato ribattezzato. Quasi magico. Non muore mai, cambia solo forma.

Un dettaglio di Boss, opera di Stefan Diez realizzata per il progetto R100 presentato l’anno scorso alla Milan Design Week e alla Dutch Design Week (foto di Einar Aslaksen).

«Un metallo generoso: si lascia lavorare, si lascia piegare, ma non si lascia spezzare facilmente» scriveva Primo Levi nel suo Il sistema periodico, in cui dedica un intero capitolo all’alluminio.

«Un materiale splendido, con una sua luce interna», si entusiasmava Vico Magistretti, che lo adorava per la sua eleganza e leggerezza.

Pilastro della green transition

«Ma soprattutto è il materiale chiave per la transizione verde», spiega Yon van den Oever, Business Development manager a Hydro, il colosso norvegese con circa 140 stabilimenti in 40 Paesi, 32mila dipendenti e oltre 30mila aziende clienti, che ha fatto dell’estrusione dell’oro grigio il suo tratto distintivo.

Alluminio di scarto pronto a essere riciclato (foto di Jens Christian Boysen/Hydro).

«Il riciclo dell’alluminio permette di risparmiare il 95% dell’energia necessaria a produrlo dalla materia prima», spiega mentre visitiamo assieme lo stabilimento di Drunen, in Olanda, uno degli otto del Benelux.

La magia dell’estrusione

Che cos’è l’estrusione?

È un processo di deformazione plastica a caldo che permette di trasformare un blocco cilindrico di alluminio, chiamato billetta, in un profilo con una sezione costante e definita.

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«Questa tecnica consente di ottenere geometrie complesse e di alta precisione, consentendo l’integrazione diretta delle funzionalità nel profilo. Questa combinazione contribuisce a creare soluzioni più leggere, intelligenti ed efficienti» spiega Yon van den Oever.

Profili in alluminio dopo il processo di estrusione (foto Studio Polidori / Hydro).

Forme geometriche estremamente complesse, impossibili da ottenere con altri metodi, con profili resistenti e duraturi grazie al miglioramento della struttura del metallo.

La collezione R100…

Proprio dall’impianto di Drunen sono usciti alcuni dei capolavori della collezione R100 vista alla Design Week di Milano e alla Dutch Design Week l’anno scorso: ha riunito cinque designer internazionali nella sfida di creare oggetti di design con materiali di scarto raccolti nel raggio di 100 chilometri.

Dalla collezione R100, le lampade Orbit Light firmate dall’olandese Sabine Marcelis: eleganti contenitori di luce dalle forme fluide e profonde (foto di Einar Aslaksen).

…e quella 100R

Un progetto coordinato dall’art director Lars Beller Fjetland che segue a un anno di distanza l’altrettanto intrigante 100R, dove altri sette designer avevano creato altrettante opere partendo dal Circal 100R, il prodotto di punta di Hydro, primo alluminio industriale prodotto interamente con rottami.

Parte della collezione 100R, presentata alla Milan Design Week 2024: curata da Lars Beller Fjetland, è realizzata al 100% con scarti post-consumo riciclati (foto di Einar Aslaksen).

Grazie a una lunga ricerca tecnologica, ha un carbon footprint inferiore a 0,5kg di CO2 per chilogrammo di alluminio, per il 97% inferiore alla media mondiale.

Emissioni dimezzate

A proposito: dal 1990, Hydro ha ridotto le emissioni dei suoi impianti di fusione norvegesi di oltre il 50%, aumentando al contempo la produzione del 40%.

Circal 100R è la gamma di alluminio riciclato al 100% di Hydro: ha un’impronta di carbonio inferiore a 0,5kg di CO2 per chilogrammo di alluminio (foto di Einar Aslaksen).

Su scala globale, nei suoi 140 siti produttivi, l’obiettivo è arrivare al 2030 con il 30% di CO2 in meno rispetto al 2018.

Come si lavora a Drunen

Ma torniamo alla stabilimento. A Drunen la sinfonia dell’alluminio si articola in quattro tempi.

La lavorazione dell’alluminio inizia dalla raccolta dei rifiuti riciclati (foto Halvor Molland / Hydro).

Il riciclo

Si inizia con il riciclo: il sito ospita un’unità di rifusione che trasforma scarti di alluminio post-consumo e industriali in nuove billette da estrusione: circa il 74% del materiale utilizzato proviene da alluminio riciclato.

Le billette della gamma Circal 100R nell’impianto olandese di Drunen (foto di Einar Aslaksen).

Le billette

Poi c’è la preparazione delle billette: i tronchi di alluminio fusi vengono tagliati in blocchi cilindrici e preriscaldati in un forno a temperature tra i 400 e i 500°C per rendere il metallo malleabile senza fonderlo completamente.

L’estrusione

Quindi abbiamo la pressatura, ovvero l’estrusione.

Una pressa idraulica (Drunen ne ha due, da 8 e 10 pollici) spinge la billetta riscaldata attraverso una matrice in acciaio, che funge da stampo.

Profili di alluminio estruso e anodizzato nello stabilimento svedese di Vetlanda (foto di Herman Skjølsvik / Hydro).

Il metallo emerge dall’altra parte assumendo la forma della sezione trasversale della matrice: “fluisce” assumendo la sagomatura desiderata (piena, cava o semi-cava).

Il profilo viene poi raffreddato e stirato meccanicamente per raddrizzarlo e allinearne le molecole, garantendo la precisione dimensionale richiesta.

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La lavorazione

A questo punto abbiamo le lavorazioni post-estrusione.

Lo stabilimento di Drunen è noto per il suo centro servizi interno in grado di creare componenti complessi pronti all’uso dedicato alla piegatura e lavorazione CNC (un processo di asportazione dei trucioli).

Ma è anche la base dei “pole products”, ovvero la produzione specializzata di pali per l’illuminazione, aste per bandiere e infrastrutture stradali (poi esportate in tutto il mondo).

Il padiglione Aalto 90, esposto in questi giorni sul lungomare di Copenaghen per 3daysofdesign (foto Herman-Skjolsvik / Hydro).

In onore di Aalto

Chiudiamo in bellezza, è proprio il caso di dirlo, con il design: proprio in questi giorni al 3daysofdesign di Copenaghen svetta l’iconico Padiglione Aalto 90, installazione monumentale nata dalla collaborazione tra i designer finlandesi di Iittala e Hydro per celebrare il 90° anniversario dell’iconico Vaso Savoy, disegnato da Alvar e Aino Aalto nel 1936.

Il padiglione è alto ben sette metri e si trova sul lungomare di Copenaghen: all’interno ospita un’esposizione e un’installazione sonora che riproduce il suono della soffiatura del vetro.

Un dettaglio dell’interno del padiglione: ospita un’esposizione e un’installazione sonora che riproduce il suono della soffiatura del vetro.

L’intera struttura è realizzata in alluminio a bassissimo impatto ambientale, prodotto in Norvegia utilizzando esclusivamente energia rinnovabile al 100%: ha un’impronta di carbonio certificata di massimo 4.0 kg di CO₂ per kg di metallo, meno di un terzo della media.

Aveva ragione Primo Levi: l’alluminio non è solo un metallo, ma una metafora della rinascita. Non muore mai. Cambia solo forma.

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