Il funzionamento
Per differenziarsi dal Sicve, e quindi cercare di superare il problema della contraffazione del brevetto, il Sicve-PM riconosce i veicoli in transito con un sistema diverso. In pratica, prima ci si affidava alla lettura automatica del numero di targa, ora alla registrazione dell’intera immagine del veicolo. Un metodo più preciso, come dichiarato ufficialmente. Ma che, verosimilmente, richiede una maggior capacità di trasmissione dati.
Inoltre, secondo informazioni che la Polizia non ha confermato né smentito, il Sicve-PM ha un sistema di elaborazione locale dei dati (software installato sul singolo portale) che non li seleziona. Quindi il riconoscimento del veicolo non avviene a livello locale. Per far sì che il sistema riconosca un veicolo, dunque, i dati dovrebbero finire all’elaboratore centrale del sistema, che dovrebbe essere così potente da gestire i flussi provenienti da oltre 300 postazioni, sotto ciascuna delle quali, nei momenti di picco, possono transitare anche più di seimila veicoli all’ora.
Postazioni ridotte
A fronte di questa richiesta di prestazioni, per ora non facili da raggiungere, non è improbabile che si riescano a mantenere attive contemporaneamente solo poche decine di postazioni (a rotazione, per dare comunque l’impressione che i controlli si svolgano dappertutto). Il Tutor originario, invece, ha un server centrale che sostanzialmente si occupa solo di mettere a confronto i transiti dei veicoli riconosciuti per capire se per arrivare da un portale all’altro hanno impiegato meno tempo di quello minimo necessario viaggiando alla velocità massima consentita.
In ogni caso, la differenza tra i due sistemi inciderà poco su chi guida, quando il Sicve-PM sarà eventualmente esteso a tutte le tratte originariamente coperte dal Sicve: il fatto che con il nuovo sistema si possano eventualmente tenere accesi molti meno portali di quelli presenti non implica che l’utente se ne accorga. Anzi, quando si transita in corrispondenza di una postazione, non c’è alcun modo di distinguere se questa è attiva o no.
I brevetti
Resta poi in piedi anche la vicenda dei brevetti: ad oggi il Sicve-PM può essere normalmente usato per accertare infrazioni, perché è omologato (in gergo tecnico si dice che ha l’approvazione del ministero delle Infrastrutture), ma si rischia un altro contenzioso. La richiesta di sequestro da parte dei titolari del brevetto Tutor è stata preceduta da quella di revoca dell’approvazione, perché le innovazioni del Sicve-PM non basterebbero a configurare un sistema diverso: è stato dichiarato che sono a loro volta brevettate, ma non sarebbero innovative rispetto alle tecnologie note all’epoca (1999) in cui fu registrato il brevetto su cui si basa il Tutor.