Chi vede il 2020 in negativo ritiene, inoltre, essenziale per «un eventuale cambio di opinione» la ripresa «della domanda estera, che incide in maniera prevalente sul totale rispettivi fatturati» delle aziende.
Per quanto riguarda, invece, l’estate di quest’anno, come si è accennato, il 32,9% delle strutture oggetto del campione prevede una crescita della domanda turistica rispetto al medesimo periodo del 2019. Il 28,9%, invece, non si aspetta variazioni; e il 27,6% prevede un crollo della domanda, dovuto soprattutto al persistere di limitazioni a certe tipologie di spostamenti, la diminuzione del potere di acquisto, nonché un ancora evidente timore delle persone nel compiere alcune scelte.
Dall’indagine emerge anche che, tra le strutture adibite al turismo nautico, le più piccole (con capacità inferiore ai 400 posti) manifestano maggiore preoccupazione per l’estate alle porte, con una forte contrazione della domanda prevista dal 31,5%, rispetto al 18,2% delle strutture di dimensioni maggiori.
Per contro, una crescita moderata, entro il 10%, è preannunciata dal 40,9% dei porti turistici più grandi e solo dal 16,7% di quelli di dimensioni minori; a dimostrazione, sostiene il report, di un maggior ottimismo, dovuto a una più alta capacità di investire in promozione, per stimolare la domanda.
«Il contributo dell’estate sul totale del 2020 sarà determinante - afferma Francesco di Cesare, presidente di Risposte turismo - e molto dipenderà da quanto la domanda estera, nel momento in cui fosse nelle condizioni di farlo, vorrà visitare l'Italia attraverso questa forma di turismo. La percezione che prevarrà relativamente a questo modo di fare vacanza avrà un ruolo decisivo».