Turismo: coronavirus, crollano le prenotazioni turistiche per Pasqua (e oltre)
Crescono le disdette dei turisti italiani: Venezia perde il 40% e la Riviera romagnola crolla del 60-70% e teme anche per l’estate. Crisi nera per la montagna in Friuli Venezia Giulia
di Marika Gervasio
4' di lettura
4' di lettura
Siamo il terzo Paese al mondo per numero di contagi di coronavirus e sempre più Paesi esteri - dalla Bosnia all’Irlanda alla Croazia a Israele - sconsigliano ai loro cittadini i viaggi in Italia. Ma non solo. Secondo Federturismo Confindustria, solo il settore delle gite scolastiche - che sono state vietate - muove un business da 316 milioni di euro. E a questo si aggiunge la cancellazione di eventi e manifestazioni pubbliche importanti come il Carnevale di Venezia, solo per citare la più eclatante.
Ma si tratta solo della punta dell’iceberg. L’impatto del coronavirus comincia a farsi sentire pesantemente sul turismo italiano, che genera circa il 12% del Pil italiano con un giro d’affari di 146 miliardi di euro con quasi 216mila esercizi ricettivi e 12mila agenzie di viaggio. E fa tremare gli operatori del settore che temono ricadute gravi sulle settimane bianche e sulla Pasqua. Ma potrebbe essere compromessa anche tutta la stagione estiva.
Napoli ha già perso 15mila visitatori e si prevede una perdita del 30% per Pasqua; Venezia perde il 40% e disdette di massa si stanno registrando nella Riviera romagnola che teme ricadute anche per l’estate e a oggi nel Lazio c’è stato un crollo delle prenotazioni del 60-70% relative anche ai mesi dopo la Pasqua. L’Associazione per la promozione agrituristica di Cia-Agricoltori Italiani registra disdette dei turisti stranieri per i mesi di aprile, con le feste pasquali, e maggio.
«Siamo quasi sull’orlo del collasso. Il turismo ha subito cancellazioni dall’80 per le città fino al 95% in montagna. E anche Trieste sta avendo dei
grossi problemi già in vista dell’estate» dice la presidente di Federalberghi Fvg, Paola Schneider. «Per quanto riguarda la montagna - aggiunge - siamo sul disastro e il 29 febbraio chiuderanno moltissimi alberghi in tutta l’area montana proprio perché non c’è più gente». È emergenza anche dal punto di vista delle presenze straniere. «Anche tutto il turismo dell'Est sta venendo meno, perché nei Paesi di origine viene richiesto di compiere un periodo di quarantena».
Metà delle prenotazioni cancellate negli alberghi di Torino. «C’è un 40-50% di cancellazioni che arrivano di giorno in giorno - spiega Fabio Borio, presidente di Federalberghi Torino -. Dipenderà anche dalle ordinanze future, siamo appesi a un filo. L’immagine è che l'Italia, invece di aver aumentato i controlli, sia in una situazione fuori controllo. È un’immagine irreale, ma la psicosi è iniziata da tempo, ora vediamo l’effetto più acuto.
Siamo i primi a essere colpiti, perché la gente non viene più, e saremo gli ultimi a ripartire. Ci sono imprese famigliari che senza aiuti potranno andare avanti ancora per giorni, non per settimane o mesi».


