Tunisi attraverso il suo passato
“Tunisi mon amour. Viaggio nella città dalle mille anime” di Leonardo Martinelli ci guida attraverso un Paese impegnato in una faticosa transizione
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Negli ultimi decenni del secolo scorso la Tunisia era di casa per i turisti italiani: Hammamet, Sousse, Monastir, Djerba, il deserto, Cartagine, Sidi Bou Said, Tunisi… Un esotismo alle porte di casa, tanto mare e prezzi ragionevoli, con formule tutto compreso. Poi sono cominciati i guai.
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Rivoluzione dei gelsomini
La Rivoluzione dei gelsomini del 2011 ha deposto il dittatore Ben Ali, ma ha aperto anche una fase di instabilità politica, con la vittoria nelle prime elezioni democratiche degli islamisti di Ennahda, moderati solo in apparenza.
Gli attentati terroristici al Museo del Bardo
Sono seguiti poi nel 2015 gli attentati terroristici al Museo del Bardo e l’attacco alla spiaggia di Sousse, con decine di vittime tra i visitatori europei. E poi il Covid naturalmente, proprio quando i numeri accennavano a risalire. Nel frattempo il Marocco ha saputo occupare con intelligenza lo spazio lasciato libero dalla Tunisia, puntando sulle sue molte città, tutte diverse, sulla sicurezza, su un Islam tenuto sotto controllo dalla politica. Ma niente è per sempre, specie nel turismo, e tutto ciò che è dimenticato appare improvvisamente nuovo. E così da qualche tempo la Tunisia è tornata ad affacciarsi sul mercato europeo, proponendosi con meno mare da villaggio vacanza e più turismo urbano, culturale, creativo. E in questa prospettiva naturalmente Tunisi, la capitale, è cruciale.
Proprio alla “sua” Tunisi, dove vive da tempo, Leonardo Martinelli, giornalista di lungo corso esperto di Nord Africa, ha dedicato un libro che è al tempo stesso racconto di viaggio coinvolgente, guida informatissima e tutta di prima mano, analisi sociologica di un Paese impegnato in una faticosa transizione. Martinelli è molto attento a sottolineare la vitalità di Tunisi e come questa scaturisca proprio dall’alternarsi di luci e ombre. Per esempio una popolazione molto ospitale verso gli stranieri in generale coltiva un forte razzismo verso gli africani subsahariani, che scrutano l’orizzonte verso Lampedusa in attesa di un imbarco; e quando sottolinea la bellezza struggente di molti quartieri e spazi verdi, non nasconde per questo il degrado e i cumuli di rifiuti.
La questione centrale, che attraversa tutto il diario di Martinelli, potrebbe essere riassunta così. Tunisi è stata un crocevia di genti e destini. Da qui nel corso della storia sono passati in tanti: berberi, punici, romani, vandali, bizantini, arabi, spagnoli, turchi. Infine nel 1881 la Francia stabilì il suo protettorato sul Paese, facendo svanire aspirazioni italiane a lungo coltivate. Ma anche nel tempo amaro del colonialismo europeo, Tunisi era sorprendentemente polifonica. Nel sobborgo della Goletta convivevano ebrei, maltesi, spagnoli, greci, i dominatori francesi e tanti, tanti italiani, soprattutto siciliani: oltre centomila, più dei francesi colonizzatori.










