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Da uno studio americano arriva una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui vengono affrontati alcuni sarcomi rarissimi e spesso imprevedibili.
Protagonista di una ricerca del Sylvester Comprehensive Cancer Center dell'Università di Miami, inserita nel programma del congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2026, uno dei più importanti appuntamenti mondiali di settore, è il tumore fibroso solitario (Solitary Fibrous Tumor, SFT), una rarissima forma di sarcoma che origina dal tessuto connettivo. Può comparire nel torace, ma anche nell'addome, all'interno del pancreas, nel cervello o negli arti.
Alcuni dei pazienti che ne sono affetti presentano una malattia lenta e controllabile; altri invece all'improvviso sviluppano metastasi e recidive aggressive. Cosa faccia la differenza tra comportamenti tanto diversi finora non si sapeva, ma i ricercatori americani hanno trovato una chiave di interpretazione del comportamento di questi tumori all'interno del loro nel Dna: sembra tutto riconducibile ad un “errore di montaggio” genetico.
Il team della dottoressa Gina D'Amato si è focalizzato su una fusione genica particolare, la NAB2-STAT6, che è la firma molecolare tipica di questi tumori. In pratica, due geni vicini, a livello del cromosoma 12, si spezzano e si ricongiungono in modo anomalo, creando una nuova struttura genica. Non tutte le fusioni, però, sono uguali.
Analizzando 48 pazienti trattati a Miami, il team ha scoperto che il punto esatto dove avviene questa fusione sembra fare una differenza enorme nel comportamento del tumore. Le fusioni definite “distali”, cioè che si verificano verso la parte finale del gene, sono risultate associate a tumori più grandi, più aggressivi, più inclini a recidivare e soprattutto a diffondersi ad altri organi. Il dato che ha colpito maggiormente gli studiosi riguarda le metastasi: nessun paziente con la variante “prossimale” (quella che si verifica verso la parte iniziale del gene) ha sviluppato una diffusione del tumore, al contrario di circa un quarto dei pazienti con la variante distale.