Tumori neuroendocrini: dai radioligandi all’immunoterapia la cura è più vicina
Il presidente della Società europea Enets, Nicola Fazio: “Risultati promettenti in termini di efficacia e tolleranza per i nuovi farmaci allo studio”
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Il netto e continuo miglioramento delle tecniche diagnostiche permette di scoprire con più facilità i tumori incidentali: i siti più comuni sono il tratto gastroenteropancreatico, quindi stomaco, intestino, pancreas, appendice e polmoni. I tumori neuroendocrini sono neoplasie rare, con un’incidenza in crescita di 5-6 casi su 100mila abitanti all’anno in Italia e circa 25 su un milione in Europa. Prevalentemente gastroenteropancreatici o polmonari, colpiscono spesso persone sopra i 60-65 anni. In Italia si stimano circa 2.700 nuovi casi ogni anno.
La loro incidenza è in aumento e la questione è stata al centro del recente Congresso della Società Europea dei Tumori Neuroendocrini (ENETS) di Cracovia dedicato in particolare all’introduzione di nuovi farmaci per il trattamento delle neoplasie neuroendocrine di alto grado.
Con il termine di “neoplasie neuroendocrine” (Nen) si include sia il gruppo più comunemente definito “tumori neuroendocrini” (Net), più numeroso e a prognosi più favorevole, sia quello dei “carcinomi neuroendocrini” (Nec), meno frequente e a prognosi sfavorevole. Le Nen sono un gruppo di neoplasie relativamente rare in termini numerici assoluti, ma particolarmente eterogeneo che può svilupparsi in tanti diversi organi o apparati.
I nuovi farmaci allo studio
Di ritorno dal Congresso di Cracovia, dove è stato eletto alla presidenza ENETS per il biennio 2026-2028, Nicola Fazio - direttore della Divisione di Oncologia medica gastrointestinale e tumori neuroendocrini e direttore del Programma tumori digestivi e neuroendocrini presso l’istituto Europeo di Oncologia di Milano - spiega che tra gli aspetti più rilavanti emersi dai lavori c’è il fatto che “cominciano ad arrivare nuovi farmaci nel campo dei Nec, per i quali al momento la chemioterapia rappresenta l’unica opzione terapeutica, con scarsi risultati. Risultati promettenti in termini di efficacia e tolleranza sono stati presentati a Cracovia per Obrixtamig, un anticorpo bispecifico appartenente alla categoria dei cosiddetti T-cell engagers: il suo meccanismo d’azione è innovativo: da un lato si lega alla proteina DLL3 presente sulle cellule tumorali, dall’altro al CD3 espresso sui linfociti T, attivando così il sistema immunitario e indirizzandolo contro il tumore. Si tratta, di fatto, di una forma di immunoterapia. I dati derivati da studi di fase I e II hanno mostrato risultati incoraggianti sia in termini di efficacia che di tollerabilità”.
“Altra novità importante emersa - secondo il professore - è quella degli alfa-emittenti, una nuova forma di radiofarmaci (chiamati anche radioligandi) che sembra più efficace rispetto a quella con i beta-emittenti, radiofarmaci già approvati per i NET dell’apparato digerente. Questa è una forma di terapia di precisione, in sostanza una radioterapia sistemica ultra-mirata sui recettori della somatostatina, la cui espressione dev’essere evidenziata dalla PET con il gallio68”.








