Tumori, dalle mappe alla previsione: come anticipare la prossima mossa della malattia
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In un momento in cui le immagini della guerra sono tornate dolorosamente nella nostra quotidianità, usare una metafora militare per parlare di medicina può sembrare infelice. Eppure, la distinzione tra bombardamento indiscriminato, ricognizione e attacco di precisione descrive efficacemente una delle trasformazioni in corso nella ricerca sul cancro. Con una differenza fondamentale: l’obiettivo non è distruggere, ma salvare vite.
Chiedilo al Sole
Per decenni molte terapie antitumorali hanno funzionato come un bombardamento a tappeto: colpire le cellule tumorali che si dividono rapidamente, danneggiando però anche i tessuti sani, causando pesanti effetti collaterali. La medicina di precisione cerca invece vulnerabilità specifiche del cancro, bersagliando selettivamente ciò di cui solo le cellule tumorali hanno bisogno per sopravvivere, salvaguardando cellule e tessuti sani.
L’importanza delle “mappe”
Il sequenziamento del genoma e altri progressi biotecnologici ci hanno fornito una mappa dettagliata del “territorio” del cancro. Oggi, possiamo osservare mutazioni, alterazioni cromosomiche e cambiamenti nell’attività dei geni di un tumore. Tuttavia, conoscere la mappa di una città nemica non significa sapere quali ponti, centrali elettriche o snodi logistici siano indispensabili al suo esercito.
È qui che entrano in gioco le Cancer Dependency Maps. Attraverso tecnologie come Crispr, i geni vengono inattivati sistematicamente in grandi collezioni di cellule tumorali in laboratorio, per scoprire quali siano essenziali alla loro sopravvivenza. È come fare incursioni aeree controllate per individuare le infrastrutture che, messe fuori uso, provocano il maggiore danno al “nemico” tumorale. Queste mappe hanno già rivelato numerosi punti deboli e contribuiscono alla ricerca di nuovi bersagli terapeutici. Esiste però un limite: non possiamo testare ogni possibile gene o proteina in ogni tumore.
Il passo in più con “Precise”
Il consorzio “Precise” nasce per superare questa barriera. Riunisce oltre 30 ricercatori europei e, con Human Technopole tra i suoi istituti fondatori, punta a trasformare un atlante delle vulnerabilità osservate in un sistema capace di comprenderne e predirne le regole. La visione scientifica è stata pubblicata su Nature Genetics lo scorso agosto.







